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“Protagonisti sempre”

protagonisti_sempre_fronte_lowdi Gabriele Ottaviani

L’ultimo episodio che intendiamo raccontare riguarda, come detto, il massacro che ebbe luogo il 2 ottobre 1968 nel quartiere popolare di Tlatelolco, a Città del Messico, e, precisamente, nella plaza de las Tres Culturas, dove quattro secoli prima, il 13 agosto 1521, era avvenuto un altro massacro, perpetrato in quell’occasione dai conquistadores spagnoli e dai loro alleati indigeni ai danni di circa quarantamila aztechi. Era alla vigilia delle Olimpiadi di Città del Messico, quelle del celebre pugno con un guanto nero (simbolo del Black Power) alzato da Smith e Carlos dopo la gara dei 200 metri del 16 ottobre: un gesto emblematico che suscitò entusiasmi in tutto il mondo e riaccese le speranze della comunità afroamericana dopo i tragici assassinii di Martin Luther King, in aprile a Memphis, e Robert Kennedy, in giugno a Los Angeles, e a poche settimane dalla vittoria del repubblicano Nixon grazie ai voti di quella che egli stesso definì poi la “maggioranza silenziosa” del Paese. A raccontare le storie di quei ragazzi fu una grande giornalista fiorentina, Oriana Fallaci, la quale rimase anche ferita dai colpi dell’esercito messicano mentre era in piazza con i manifestanti.

Protagonisti sempre – Un secolo di storia visto con gli occhi dei ragazzi, Roberto Bertoni, Imprimatur. I ragazzi del Novantanove, inteso come milleottocentonovantanove, sono stati quelli costretti dalla ragion di stato a rischiare la vita nelle trincee della prima guerra mondiale, gli ultimi a farlo, i più giovani, i più inesperti. I ragazzi del Novantanove, inteso come millenovecentonovantanove, sono diciannovenni altrettanto impreparati all’esistenza e spaventati da essa stessa, benché magari abbiano un’aria ancor più sbruffona, smaliziata e spavalda dei loro predecessori, e nonostante non manchino affatto loro strumenti che per gli antenati non erano neanche utopistici. Anche a loro, in maniera differente, ma comunque assai dolororsa, è stato rubato il futuro. Tolta la speranza. La possibilità di edificarsi l’avvenire, di realizzare un progetto, anche umile. Condannati a surfare su marosi di mercimonio, in un tempo stabilmente precario. In mezzo a questi due gruppi non scorre un fiume ma un secolo, definito breve ma non per questo privo di eventi. Anzi. Bertoni, giovanissimo poeta, scrittore e freelance, fa un’accuratissima esegesi del reale attraverso gli occhi più puri, quelli di chi trepida perché le promesse che la vita sembra ingannevolmente fargli diventino atto e realtà felice. Da leggere.

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