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“Nuto Revelli – Vita guerre libri”

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Revelli ha un’idea ben chiara di come debbano essere narrati gli eventi storici: con estrema cura e verità.

Scrittore, ufficiale, combattente sul Don e poi partigiano, ha studiato e denunciato le miserrime condizioni di vita dei contadini delle vallate del suo Cuneese, e a lui è da tempo dedicata una fondazione: Nuto Revelli, personaggio straordinario ma ancora troppo poco noto, rivive nella maestosa biografia – ulteriormente impreziosita da immagini splendide – per Priuli & Verlucca di Giuseppe Mendicino, cui si deve anche un magnifico ritratto di Mario Rigoni Stern. Nuto Revelli – Vita guerre libri è un’opera semplicemente formidabile e necessaria, un’occasione che non ci si può far sfuggire per nessuna ragione.

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“Mario Rigoni Stern – Un uomo, tante storie, nessun confine”

511IMQYyQ+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per ovvi motivi, l’immagine dei pidocchi “sovietici”, con tanto di falce e martello sulla schiena, poteva rallegrare tutti, ma non i sovietici stessi.

Mario Rigoni Stern – Un uomo, tante storie, nessun confine, Priuli & Verlucca, a cura di Anna Maria Cavallarin e Annalisa Scapin. Tre anni fa l’istituto superiore di Asiago, sull’altopiano veneto dei sette comuni che tante vite ha visto nascere in tempo di pace e numerosissime stroncate in tempo di guerra, è stato intitolato al suo illustre concittadino, e insigne scrittore, Mario Rigoni Stern: ciò ha fatto scaturire tutta una serie di contributi che sono confluiti nel progetto Mario Rigoni Stern – Un uomo, tante storie, nessun confine, i cui atti, ora divenuti questo prezioso e raffinato volume, sono interessanti, dotti, divulgativi, istruttivi, approfonditi e ulteriormente impreziositi da tre inediti: da leggere e rileggere.

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“Portfolio alpino”

Portfolio_alpino.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il nostro sguardo non riesce a vedere la desolazione morale e anche estetica del mondo che ci circonda.

Portfolio alpino – Orizzonti di vita, letteratura, arte e libertà, Giuseppe Mendicino, Priuli & Verlucca. Ernest Hemingway, Dino Buzzati, Ettore Castiglioni, Amilcare Crétier, Dante Livio Bianco, Renato Chabod, Giovanna Zangrandi, Massimo Mila, Giuseppe Lamberti, Tino Gobbi, Nuto Revelli, Primo Levi, Rolly Marchi, Mario Rigoni Stern, Adolf Vallazza, Tina Merlin, Sergio Arneodo, Tino Aime, Mirella Tenderini, Giovanni Cenacchi, Paolo Cognetti: uomini e donne di altissimo profilo e di straordinario spessore nei campi più vari dello scibile umano, personaggi accomunati da una grande passione per la giustizia e la libertà. E per la montagna. Giuseppe Mendicino, con prosa elegante, raffinata, sobria, semplice, chiara e intensa, ne tratteggia con mano sicura i profili, ora aspri come vette, ora più dolci, come radure, pianori e vallate, e dà vita a un paesaggio umano emozionale ed emozionante che dice molto anche del nostro tempo e del retaggio etico, politico, morale, sociale e culturale che ci contraddistingue.

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“Lo scudetto “rubato””

Lo_scudetto_rubato[1].jpgdi Gabriele Ottaviani

Eravamo sconcertati.

Lo scudetto “rubato”, Francesco Bramardo, Gino Strippoli, Priuli & Verlucca. L’annata calcistica è quella che si snoda a cavallo fra il millenovecentosettantuno e il millenovecentosettantadue. All’epoca non era come adesso, la sconfitta valeva sempre zero punti, così come il pareggio uno, ma la vittoria era da due, non da tre. La soglia della salvezza era più bassa, anche perché i campionati non erano a venti squadre, quindi con quaranta punti si era molto più in alto in classifica di quanto invece non si riesca a essere ora con le nuove regole del campionato sempre più frammentato in ossequio alle esigenze di sua maestà la pay tv. Il Torino, la squadra granata per eccellenza, che è stata grandissima e ha patito enormi dolori, ché Superga non si può né si deve dimenticare, è una compagine eccezionale, ha vinto la coppa Italia, fa un campionato strepitoso eppure insieme al Milan arriva alle spalle della Vecchia Signora, la rivale di sempre, la contendente nel derby della Mole, la Juventus, a causa di due punti che le vengono sottratti per due errori arbitrali realizzati da altrettanti direttori di gara della stessa sezione, quella di Cormons. Ah, com’è strana la vita… Due cronisti sportivi raccolgono senza giudicare fatti, testimonianze, indagano, raccontano, con stile asciutto e piacevolissimo a leggersi, e attraverso quest’opera ritraggono l’Italia. Che è stata. Che è. Che sarà. Da leggere.

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Libri

“Le temps suspendu”

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D’où vient-il, l’arbre de Noël?

Le temps suspendu de la Noël à l’Épiphanie – Le cycle des douze jours dans la Vallée d’Aoste et d’ailleurs, Alexis Bétemps, Priuli & Verlucca. È per definizione il tempo dell’attesa quello a ridosso del Natale. Soprattutto per i bambini, che con aria sognante aspettano doni, ricompensa per la loro bontà d’animo e purezza di cuore. Ma anche tra Natale e l’Epifania, in quei dodici giorni che intercorrono tra la nascita del Signore Nostro Gesù Cristo e il suo primo manifestarsi dinnanzi ai Magi giunti apposta per lui da lontano seguendo una cometa e portando seco oro, incenso e mirra, si può parlare di un tempo sospeso, un momento di passaggio che ogni anno si ripresenta, che celebra la transizione da un anno all’altro, con quel che ne consegue, in termini di rinascita, prospettive, propositi, sogni. Sono ricorrenze importanti quelle ricordate in questo bel libro che si legge con piacevolezza anche se non si ha estrema dimestichezza con la lingua nella quale è redatto, in cui ci si immerge nelle tradizioni di territori che, così raccontate, non solo si fanno veicolo di storie, simboli e testimonianze significative, ma contribuiscono alla formazione di un dialogo ideale e nella medesima occorrenza concreto fra individui e comunità. Da non perdere.

 

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Libri

“Di roccia di neve di piombo”

download (1).jpegdi Gabriele Ottaviani

L’indomani la strada per la fabbrica è un cunicolo da percorrere senza prendere fiato.

Di roccia di neve di piombo, Andrea Nicolussi Golo, Priuli & Verlucca. Ha i capelli rossi e gli occhi verdi, si chiama Nives, è nata in montagna ma, giovanissima, è già alla catena di montaggio, alienante, ripetitiva, umiliante. Con lei c’è Gottlieb, c’è Onorio, che di giorno s’ammazza di fatica e di notte s’ammazza di studio, perché la fabbrica gli va stretta come un paio di scarpe vecchie e lise dove il piede non riesce più a entrare e si vuole laureare, c’è Lorenzo, c’è Ernesto, che tutti chiamano ErnestocomeilChe, che fa il sindacalista e va in giro portando sempre con sé, per non saper né leggere né scrivere, un paio di lacci emostatici, nel caso le pallottole fossero dirette solo alle gambe. Sono gli anni delle BR, il tempo delle rivendicazioni, delle speranze, delle utopie, delle violenze, dei tragici errori, dei crimini ammantati di ideologie, sepolcri imbiancati da una visione del mondo che predicava giustizia ma giustiziava innocenti reputati nemici. Non c’è nessuno che possa scagliare la prima pietra, perché nessuno è senza peccato. Non ci sono colpevoli, ma non è possibile nemmeno sentirsi immacolati, essere assolti. L’affresco d’epoca che realizza l’autore, con asciutta accortezza, stile gradevole e piano, facile a leggersi ma sempre assai intenso, è credibile e avvincente, così come è ampio il respiro di questo romanzo corale in cui ogni voce si manifesta come una dolente palinodia del rimpianto. Fa riflettere, è da leggere.

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Intervista, Libri

Giuseppe Mendicino e l’importanza dei no

download (8)di Gabriele Ottaviani

Ha scritto una splendida biografia di Mario Rigoni Stern, e ora lo conosciamo più approfonditamente: Convenzionali intervista Giuseppe Mendicino.

Chi era Mario Rigoni Stern?

Un ragazzo nato e cresciuto tra le montagne dell’altipiano dei 7 Comuni, che ha combattuto su tre fronti di guerra – francese nel giugno del ’40, greco nell’inverno dello stesso anno, russo tra il ’42  e il ’43 – , che ha passato 20 mesi di lager per il suo no alla Repubblica di Mussolini. Tornato nel ’45 tra le sue montagne, ha poi scritto libri importanti e coinvolgenti: Il sergente nella neve, Storia di Tönle, Il bosco degli urogalli, Le stagioni di Giacomo, L’ultima partita a carte, e altri. È uno dei nostri maggiori narratori del’900.

Che valore hanno nella società contemporanea la storia e la memoria? E in letteratura?

La letteratura non può fare a meno della storia, nasce in mezzo alla storia, pensiamo ai capolavori di Stendhal, Tolstoj, Hemingway, Lussu. Tutti autori del resto amati da Rigoni Stern. Il senso della memoria ha avuto un grande rilievo per scrittori come lui, e per i suoi amici Primo Levi e Nuto Revelli. Nel suo duplice aspetto: da un lato il dovere di ricordare le tragedie della storia per chi non può più farlo, perché scomparso in guerra o nei lager, dall’altro far conoscere la nostra storia, soprattutto ai più giovani, perché quelle tragedie non si ripetano in futuro, perché, se non si coltiva la memoria, si ripeteranno. Rigoni fece l’esempio dellle guerre e delle stragi etniche in Jugoslavia negli anni ’90.

Perché ha scelto di scrivere una biografia?

Volevo raccontare la vita e i libri di uno scrittore che mi appassiona, contribuire a farlo conoscere, meglio e di più. E ho scoperto, man mano che la scrivevo, che su un autore così fortemente autobiografico c’era in realtà tanto da raccontare, tanto di non conosciuto.  Volevo scrivere un libro che restasse un documento imprescindibile, per approfondimenti e scoperte, per chi vuole conoscere meglio Mario Rigoni Stern e la sua opera, e allo stesso tempo fosse leggibile, perché scritto con adeguata chiarezza narrativa. Non posso giudicare io se ci sono riuscito, anzi, ho quasi timore a rileggerlo, dopo un anno ancora non l’ho mai fatto.

Qual è l’insegnamento che Mario Rigoni Stern lascia ai suoi posteri?

Quattro anni fa avevo curato per l’Einaudi una raccolta delle sue interviste più significative, insieme a sua moglie Anna decidemmo di intitolarla Il coraggio di dire no. Quel titolo dava il senso del suo codice etico, fatto di valori forti quali il coraggio, l’autonomia di pensiero, la generosità nel difendere la natura e i più deboli. Valori spesso declamati ma difficili da tradurre in comportamenti coerenti. Ecco, lui e I suoi amici Levi e Revelli, ci sono riusciti. Mario Rigoni Stern non lanciava mai messaggi, ma una volta, ai ragazzi di una scolaresca disse: “Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete sempre la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”.

Qual è l’aspetto più importante da evidenziare nel momento in cui si decide di dare vita a un racconto biografico?

Si devono seguire dei riferimenti obbligati come un’accurata ricerca delle fonti d’archivio (lettere, manoscritti, prime stesure delle opere); la raccolta delle testimonianze orali di chi lo ha conosciuto bene, sempre e comunque da verificare; la lettura e rilettura dei testi scritti dal soggetto della biografia e quelli scrtti su di lui nonché, se possibile, la conoscenza intercorsa con il medesimo. Tutti questi elementi sono importanti e necessari. Insomma, per scrivere una biografia è necessario viaggiare, studiare, leggere ed ascoltare.

Che rapporto ha con la natura, fondamentale nella produzione di Rigoni Stern e nel suo testo?

Anche io come Rigoni Stern amo la natura e le montagne, e penso anch’io che “della natura dobbiamo prendere l’interesse senza intaccare il capitale”. Rigoni citava a volte il Leopardi dello Zibaldone: “Se distruggiamo la natura distruggiamo le radici della nostra vita e di chi verrà dopo di noi.” Lui ha sempre amato il mondo naturale, difendendo con forza il suo altipiano dagli attacchi della speculazione edilizia e delle pesanti esercitazioni militari degli anni ’60-’70. Condivideva l’antico detto “la terra non è qualcosa che ci è stato donato dai nostri genitori, bensì qualcosa che abbiamo avuto in prestito dai nostri figli e nipoti”. Dobbiamo averne cura, dobbiamo difenderla.

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