Libri

“Prima di sparire”

31d+uQ5exdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vedo Anna che mangia sulle nostre tovagliette americane, gli occhi arrossati, tutta la forza di reagire concentrata nei capelli asciugati col diffusore, e poi niente, e poi eccola che disdice la serata, eccola che indossa la mia felpa di lavoro e va a dormire. Quando smetterà tutto questo? Smetterà mai? Ho davvero deciso di non tornare più a casa? Ancora una volta la parola che non dovevo pronunciare. Gli spasmi al colon si susseguono, del morso di prima hanno solo la lentezza, sembrano arrivare da più lontano ora, cominciano a strizzarmi dall’inguine, dalla vescica. Ecco il wine bar, ecco la farmacia, ecco la buca mimetica, è questa casa tua, mi dico. La buca mimetica è una piccola conca dell’asfalto, ha la forma semisferica di una terrina per le insalate, non è sbrecciata, non è avvistabile in nessun modo, la strada scende semplicemente lì dentro per non so quale cedimento ctonio e riaffiora trenta centimetri dopo. Fino a qualche giorno fa ci cascavo sempre, e me ne rammaricavo moltissimo. Era come se fosse Roma a tendermi un tranello in quella buca, era come se ogni volta volesse mostrarmi quanto poco le appartengo, quanto facilmente può ingannarmi, deridermi, farmi del male (nonostante il corsetto). Invece adesso non la prendo più, ho memorizzato le sue coordinate e la scanso facilmente, me ne sono appropriato. È questa casa tua, mi ripeto mentre spengo il motorino, lo metto sul cavalletto, allaccio la catena, compio gesti inscritti nella creta ancora fresca delle nuove abitudini. Gesti domestici, penso suonando il campanello. Casa, ripeto, come in una specie di training autogeno. “Chi è che rompe?” dice Susanna, con la sua voce da mocciosa, resa ancora più allegra, di un’allegria ancora più aliena, dall’effetto metallico del citofono.

Prima di sparire, Mauro Covacich, La nave di Teseo. Bisogna imparare ad amarsi e bisogna imparare a lasciarsi, si sa. Così come si sa che l’amore è tutto. E che il fatto che lo sia è tutto ciò che ne sappiamo. Non è possibile definirlo in maniera più appropriata, perché è proteiforme per antonomasia. Quando un amore nasce porta con sé un vento fresco, quando un amore muore sono nubi nerissime quelle che si addensano nell’anima, soffocandola. Scrivere può aiutare a elaborare il dolore, ma non c’è altra storia che valga la pena di raccontare se non proprio una storia d’amore, e allora la pagina si fa bianco sudario, spettro e specchio della propria disperazione, matassa da dipanare per raccontare e ricominciare a vivere. Indaga l’anima, Covacich, e lo fa con profonda e deflagrante passione.

Standard