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“Vendetta privata”

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E tu conosci la combinazione?

Vendetta privata, Paolo Pinna Parpaglia, Newton Compton. Condannato all’ergastolo per quattro omicidi, latitante, assetato di giustizia, e si sa che coloro che patiscono quell’arsura, almeno stando alla parola del Signore, vedranno placato quel tormento, Roberto Cherchi è un uomo braccato e in fuga, nei meandri misteriosi, selvaggi e irresistibilmente seducenti della Sardegna. Profondamente legato a un’avvocatessa, in coma in seguito a un agguato, decide di capire chi sia stato a farle del male, e perché. Così… Mozzafiato, splendido, meraviglioso.

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“Quasi innocente”

81IJDlXsdTL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alle nove di sera il dottor Ferri si presentò all’abitazione di Silvestro Tidili. Suonò il campanello e la porta si aprì. «Entra dottore, grazie di essere venuto anche così tardi». Ferri entrò. C’era puzza di chiuso e di sigaretta. La televisione accesa in cucina faceva da fastidioso sottofondo. Guardò negli occhi Silvestro. «Non hai una bella cera». «Te l’ho detto che non sto bene. Sono nervoso, ho… come si chiamano… attacchi di paura». «Attacchi di panico». «Esatto, quelli. Inizia a battermi il cuore e divento ansioso. E poi mi fa male la pancia». Il dottore si tolse il cappotto e si accomodò su un divano. «Ma hai qualche problema?» «Io? No! Nessun problema, è per quello che non capisco».

Quasi innocente, Paolo Pinna Parpaglia, Newton Compton. Il giallo è per antonomasia uno dei generi letterari che più si presta a fungere da veicolo per contenuti altri rispetto a quelli che si possono notare di primo acchito, in superficie: la cornice del delitto, del mistero da risolvere, dell’enigma da svelare e da sciogliere è infatti un’efficace opportunità per riflettere sulla società. E il nostro mondo è intriso, purtroppo, di pregiudizi. Roberto è strano. Vive a Borore, nell’entroterra sardo. Una località che ultimamente è sconvolta nella sua neghittosa quiete da un omicida seriale inafferrabile e tremendo, che costringe le vittime della sua follia a inauditi tormenti. E Roberto, proprio perché così alieno alle consuetudini, è il capro espiatorio ideale: per fortuna, però, c’è chi sa guardare oltre, e… Da non perdere.

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“Quasi colpevole”

51rx-anlYhL.jpgdi Gabriele Ottaviani

La corte d’assise è gremita. Un diffuso vociare di sottofondo riempie l’aria. Il clan Deiana è in prima fila, tutti elegantissimi e apparentemente imperturbabili. Giovanni Deiana di tanto in tanto si guarda intorno lievemente preoccupato di trovarsi Antonello La Torre vicino e si vorrebbe maledire per quella sensazione. Gualtieri è disinvolto, parla cordialmente con altri avvocati e manifesta una sicurezza esagerata come se quello fosse un processo come tanti altri. Eppure quando è entrato in aula un personaggio vestito impeccabilmente e dal volto noto ha avuto un sussulto. Forse si sbaglia ma quella faccia l’ha già vista tanti anni prima quando ha fatto il corso per magistratura e poi l’ha incontrata un altro paio di volte, l’ultima, quasi per caso, a Roma qualche anno prima. Cos’è che gli aveva detto quella volta? «Sono ispettore al CSM. Faccio le pulci ai colleghi, un brutto lavoro ma qualcuno deve pur farlo». Sotto la canottiera in cotone di Gualtieri si è formato un rivolo di sudore. Mentre ridacchia scioccamente per le sue battute, tra i denti lancia l’ennesima maledizione all’avvocatuccio che l’ha messo in quel pasticcio. L’avvocato Demelas è in ritardo, naturalmente, entrerà a udienza iniziata da un minuto, si scuserà con la corte e racconterà in due secondi un episodio di vita quotidiana che non solo la giustificherà per il lieve ritardo ma la renderà anche simpatica. Si apre una porta in fondo. D’un tratto il brusio s’attenua.

Quasi colpevole, Paolo Pinna Parpaglia, Newton Compton. Enrico è un ragazzo. Fa il liceo. È un po’ stravagante. Spesso i soliti infami bulli lo prendono di mira. Ma lui per fortuna non è solo. Quirico, Gabriele e Christian gli sono affianco. Quattro amici. Al bar che vogliono cambiare il mondo aspirando a qualche cosa in più di una donna o di un impiego in banca? Sì, no, forse, non solo. Il reciproco rapporto è comunque intimo, forte, solido, importante. Almeno a parole: spesso si sa che d’altro canto i fatti sono altra cosa, ma prima o poi l’occasione di dimostrare che tra il dire e il fare non sempre c’è di mezzo il mare arriva. Nel caso specifico passano oltre due lustri: Quirico è diventato un avvocato. Non ha mai affrontato un processo penale. Questo poi si prospetta come lungo e arduo. Ma non può dire di no a Enrico. Che lo ha nominato suo difensore. Che è accusato di aver ucciso una sua alunna. Che nonostante le prove schiaccianti è innocente. Almeno per Quirico. Che sa una cosa che pochi conoscono. Un segreto. Una verità. Remota. Scomoda. Scomodissima. Che dovrà emergere. E tutto cambierà… Ci sono due errori che si possono fare lungo la strada per la verità: non andare fino in fondo e non partire, recita una nota frase attribuita a Buddha, e il tema della verità in questo legal thriller scritto in stato di grazia è centrale. Ma non l’unico… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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