Libri

“La strada del mare”

di Gabriele Ottaviani

No, ripete l’anno e basta. E guai a te se lo tocchi!

Li poteva menare solo lei…

La strada del mare, Antonio Pennacchi, Mondadori. Se gli Stati Uniti d’America hanno interpretato il mito della fondazione attraverso le avventure dei pionieri che a bordo dei loro scalcagnati conestoga attraversavano da est verso Ovest sconfinate pianure in cerca di un posto dove vivere al meglio il mito della fondazione in Italia, cambiando quel che deve essere cambiato, affonda le sue radici nelle fertili e un tempo malariche pianura dell’agro pontino, solcate dalla via che porta i romani al mare: Antonio Pennacchi torna a raccontare con accenti profumati di verità e storia la vicenda epica e irresistibile di un clan di coltivatori di origine veneta che ha piantato le sue radici molto più a sud, là dove gli eucalipti servivano per succhiare via l’umidità dalle zolle, là dove ora campeggiano i kiwi, là dove la dittatura fascista ha compiuto quella che è stata la sua più propagandata impresa. Il secondo dopoguerra fatto di sogni, ricostruzioni e speranze è più vivido che mai in questo ritratto avvincente e appassionante scritto con la consueta ironica grazia.

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Libri

“Il delitto di Agora”

41Hv07UgNHL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nella nostra famiglia regna la più assoluta tranquillità e armonia.

Il delitto di Agora – Una nuvola rossa, Antonio Pennacchi, Mondadori. Come quando si fa in modo che una pianta selvatica possa dare migliori frutti, innesta il ramo dell’invenzione letteraria, che padroneggia con abile forza, su un tronco di accadimenti reali Antonio Pennacchi, cantore della terra della bonifica, strappata alla malaria, che racconta di Loredana ed Emanuele, giovani che si amavano e che sono stati uccisi, nel borgo di Agora, da una mano che ha sferrato su di loro centoottantaquattro coltellate. Ancor più numerose, però, sono le voci che si affastellano, che si rincorrono, commentano, giudicano, ipotizzano, si accaniscono, un coro stonato ma perfettamente armonizzato che ci dice molto di noi, del nostro mondo e del nostro tempo. Splendida e adattissima la copertina.

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Libri

“Il fasciocomunista”

51vopStl-GL._SL218_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È stramazzato a terra – steso immobile – mentre io non sapevo più che fare.

Il fasciocomunista, Antonio Pennacchi, Mondadori. Scrivere, riscrivere, emendare, ampliare, tornare sui propri passi, rivedere una volta, e poi un’altra, e poi ancora, e ancora, e ancora le proprie decisioni, fino a quando non si è convinti, ammesso che si riesca a esserlo, alla fine di questo lungo processo: per chiunque abbia l’esigenza di imprimere su carta il proprio pensiero, il procedimento della revisione è uno scoglio che non si può non affrontare. Inesorabile, si presenta sempre, come un varco impervio, e non ci sono altre strade che consentano di passare oltre, aggirando l’ostacolo. Per alcuni autori, poi, il fenomeno della riscrittura è una peculiarità poetica, che attiene all’essenza stessa della propria opera (si pensi, tra gli altri, a Pontiggia), e nel Novecento italiano l’esempio più fulgido di tutti in questo senso è con ogni probabilità Alberto Arbasino, in particolare per quanto concerne il suo romanzo-saggio-manifesto Fratelli d’Italia. Scritto inizialmente nel millenovecentosessantatré e pubblicato da Feltrinelli, rivisto e riedito da Einaudi nel millenovecentosettantasei e in seguito ancora rielaborato nel millenovecentonovantuno (la terza edizione, targata Adelphi, è del millenovecentonovantantré), narra le vicende estive in giro per l’Europa e l’Italia di Antonio e l’Elefante, due giovani omosessuali. In realtà però questo è solo un pretesto, per raccontare un certo ambiente culturale italiano negli anni Sessanta. Le varie revisioni presentano differenze sostanziali, al di là del mero conteggio delle pagine, che col passare del tempo sono letteralmente lievitate, da cinquecentotrentadue a seicentosessantatré fino a ben oltre mille: l’amico del narratore, ma questo è solo uno dei possibili esempi, si chiama infatti prima Antonio, poi Andrea − rimanendo tutto sommato però per il resto abbastanza invariato nelle sue caratteristiche più significative, e c’è da considerare che in effetti Fratelli d’Italia, orizzontale, caotico, senza punti di vista classicamente intesi, in continua proliferazione e pluridialogico, è un romanzo che nasce per non avere volutamente protagonisti −, poi di nuovo Antonio. Si è detto, appunto, che non è un semplice romanzo, ma anche un saggio e una dichiarazione di poetica: c’è da dire che non è il solo caso. Antonio Pennacchi, infatti, Premio Strega ormai qualche anno fa con l’ottimo affresco di storia e vita che prende il nome di Canale Mussolini, dà ora alle stampe una nuova versione del Fasciocomunista. Una rilettura. Una riscrittura. Un approfondimento. Una nuova contestualizzazione. Una limatura. Un lavoro di fino, cesellato fin nel minimo dettaglio. Una nuova presa di coscienza del valore di determinate istanze. Politiche. Sociali. Culturali. Accio Benassi è sempre lui. Scriteriato. Attaccabrighe. Impacciato. Di Latina. Frequenta l’MSI. I maoisti. I preti. Un eroe fuori tempo e senza tempo, sempre divorato dal fuoco dell’agitazione. Che è quella che anima anche la scrittura. Un classico impeccabile. E imprescindibile. Un affresco preciso, puntuale e variopinto della nostra società in continua evoluzione. Che la letteratura, organismo vivo e vitale, non cessa mai di raccontare.

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