Libri

“Gli Agnelli”

51noAfuPaYL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Edoardo ha paura…

Non se ne dolgano i Savoia, ma la vera famiglia reale italiana – un po’ come, cambiando quel che dev’essere cambiato, i Kennedy in quegli USA che mai hanno conosciuto un monarca -, specialmente nell’immaginario collettivo, sono loro. Chi? Gli Agnelli, una dinastia ramificata che ha costruito un impero a partire dall’automobile e che ha ricoperto e ricopre un ruolo di primissimo piano in ambito economico, industriale, politico, sociale, culturale, sportivo, finanche per quel che concerne la cronaca e il gossip: Antonio Parisi per Diarkos ne tratteggia un ritratto ricchissimo di dettagli, che non manca di generare riflessioni sin dall’efficace sottotitolo, Segreti, misteri e retroscena della dinastia che ha dominato la storia del Novecento italiano.

Standard
Libri

“La tecnologia che siamo”

415BJLsx2RL._SX332_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

In un lavoro recente (Parisi, 2019) ho avanzato l’ipotesi per cui estensione e incorporamento debbano essere analizzati affiancando una prospettiva temporale alla consueta prospettiva spaziale. Farlo significa porre il problema non considerando le categorie di dentro e fuori, ma quelle – meno antropocentriche – di prima e dopo. Se ci pensiamo bene, estensione e incorporamento tradiscono un atteggiamento di priorità dell’organismo, in virtù del quale noi giudichiamo un processo come estendente o incorporante in funzione di un presunto limite – diciamo, la pelle – che marca un confine: come illustrato nel precedente paragrafo, tutto ciò che sta oltre la pelle è estensione, tutto ciò che si intrufola sotto di essa, fisicamente o funzionalmente, è incorporamento. Ma questo modo di rappresentare il fenomeno è parziale, oltre che viziato da un atteggiamento antropocentrico, perché solo adottando una prospettiva temporale possiamo osservare lo sviluppo di un individuo nel suo ambiente.

La tecnologia che siamo, Francesco Parisi, Codice. La tecnologia è dappertutto, lo diamo èper scontato, anche solo il semplice sostenerlo ci pare una pleonastica banalità: ma in realtà siamo certi di conoscere davvero ciò di cui con tanta facilità, e forse dunque anche faciloneria e approssimazione, parliamo? Perché non si tratta solo, con ogni evidenza, di telefoni o computer, bensì di molto, molto altro, qualcosa che indaga anche la nostra relazione più intima e profonda con tutto ciò che, a vario titolo, ci circonda. Il saggio di Parisi è illuminante: da leggere.

Standard
Libri

“Innovatori sociali”

41gsX8WS9eL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Cooperazione, condivisione, sostenibilità, comunità, relazioni, impatto, impegno, tecnologia, bisogni, disintermediazione, equità, consapevolezza, creatività, territorio e cambiamento: sono questi i concetti chiave dell’innovazione. Di cui il nostro paese ha estremo bisogno. In Innovatori sociali – La sindrome di Prometeo nell’Italia che cambia (Filippo Barbera, Tania Parisi, Il Mulino), con postfazione di Cristina Tajani, assessore alle politiche del lavoro del comune di Milano, gli autori, rispettivamente professore di sociologia economica e borsista di ricerca esperta in analisi dei dati applicata ai valori e alle nuove pratiche di lavoro abilitate dalle tecnologie mobili, indagano la società con impeccabile rigore scientifico, molti dati e una riuscita prosa divulgativa.

Standard