Libri

“Il grande peccatore”

41SfVSfL1HL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’ho detto: quando lo incontrai FM aveva la stessa età di Cri­sto quando Cristo fu messo in croce, ma non ne aveva di certo la faccia, non il volto tragico delle nostre icone, quella sera, nel salotto del giudice…

Il grande peccatore, Ferruccio Parazzoli, Bompiani. Fedor Michailovich è molto malato. E ha una vera e propria dipendenza dal gioco d’azzardo. È appena uscito dal carcere. È stato quattro anni rinchiuso in Siberia. Ma vuole vivere. Diventare immortale. Conquistare la gloria, grazie al suo magnifico e straordinario talento letterario. Razumichin, amico di Raskolnikov, ossessionato da un amore che allude a un desiderio anche carnale ma represso e che si nutre d’ammirazione ma pure d’odio e d’invidia per quello che vorrebbe ma non riesce a essere, lo segue dappertutto, non mancando di toccare gli abissi dell’abiezione più nera… Parazzoli rivolge a Dostoevskij parole cariche di passione e di riconoscenza: l’antibiografia di questo suo antieroe, nume tutelare e punto di riferimento, è un geniale apologo e una sofferta e profonda meditazione sul tema della parola e dell’eredità. Da non perdere.

Standard
Libri

“Amici addio”

51IQZyYpkaL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Chi è quel ragazzo che ti porta in giro in moto?» le chiesi mentre tornavamo, la sera, dopo la lezione d’inglese di zia Rora. Jolanda mi picchiò con due dita sulla testa: «Che ti importa? Perché lo vuoi sapere?». Non sapevo cosa risponderle, non lo sapevo davvero, non avrei potuto dirlo nemmeno a me stesso, perciò mi limitai ad alzare le spalle. «Mi piace andare in moto. Dovresti provare. Senti l’aria che ti viene incontro e intanto tutto scappa via attorno a te, le case, gli alberi, la campagna: è come volare.» Grazie alle lezioni di inglese, Jolanda non balbettava quasi più. Avrei dovuto essere contento per lei, ma a me dispiaceva. Intanto eravamo arrivati davanti al portone di casa Pantaleoni, il vecchio palazzo in cima al quartiere della Cocolla, un portone alto e buio, protetto agli spigoli da due paracarri consunti. Jolanda mi prese improvvisamente per mano e mi condusse nell’androne incustodito, ormai nell’ombra…

Amici addio, Ferruccio Parazzoli, SEM. La guerra è finita. Tutto ricomincia. Pian piano. Il tempo è passato. Le ceneri non ardono più. Le macerie vanno raccolte, eliminate o forse ricomposte. Non tutto è da gettare, non tutto è ormai nulla. Eppure tanto di quel passato che è stato ormai non è più. E c’è solo una cosa da fare. Dirgli addio. Salutarlo, e lasciarlo libero di andare altrove, finire nel mondo dei ricordi, nel dimenticatoio o chissà dove, magari insieme alle famose papere di Central Park una volta che il laghetto è ghiacciato. La vita è come la luna, fatta di fasi, alterne, calanti, esplosioni crescenti di luce, e nel tempo della giovinezza anche un breve volgere di anni fa la differenza, eccome, perché è lì che si matura la coscienza. Dopo Amici per paura Parazzoli fa tornare alla ribalta il suo straordinario protagonista, Francesco, alle prese con l’adolescenza, con la scoperta di una nuova quotidianità, anche emotiva e spirituale: da non perdere.

Standard
Libri

“Amici per paura”

9788893900027_0_0_300_80di Gabriele Ottaviani

«Bello o brutto, viviamo nel tempo che Dio ci ha dato. Non ci sono tempi belli o tempi brutti per onorare di più o di meno i suoi comandamenti. Non c’è giustificazione di guerra, di carestia, di lontananza per chi non li rispetta. Se resteremo fedeli ai comandamenti di Dio, nulla temeremo: non la tribolazione, non l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada. Non temerò, Signore, non temerò.» «Non temerò, Signore, non temerò» rispondevano i fedeli. «Non temerò né la morte, né la vita, né presente, né avvenire, né potenze, né altezze, né profondità» riprendeva Monsignore con la faccia sempre più congestionata. «Non temerò, Signore, non temerò.» «Non temerò, Signore, non temerò» rispondevano di nuovo, in coro, i fedeli. Poi Monsignore tornava all’altare volgendo ai fedeli le spalle rigonfie sotto la pianeta e il cranio dalla spelacchiata corona di capelli bianchi. Sembrò naturale che, invece di un chierico a turno, di un’altra parrocchia, come prima avveniva per la celebrazione domenicale di Monsignore, subentrasse Francesco al servizio, con non poche difficoltà iniziali poiché i movimenti dell’ingombrante corpo di Monsignore non erano sempre prevedibili, e nel calice proteso all’offertorio fu chiaro che bisognava versare una più abbondante quantità di vino. Quando monsignor Feroce dovette restare a letto con i bronchi intasati di catarro, lui stesso, o chi per lui, pensò che si dovesse provvedere. Non più con qualche servizio saltuario ma a tempo pieno.

Amici per paura, Ferruccio Parazzoli, SEM. Non si può dire in tutta onestà, anche se in media la durata della vita è molto cresciuta negli ultimi tempi, grazie a tutta una serie più che risaputa di migliori condizioni, sanitarie e non solo, che Ferruccio Parazzoli sia giovanissimo. Eppure la sua prosa ha una freschezza sorprendente, che riesce a raggiungere le vette della classicità rivoluzionando il canone della narrativa in funzione dello scandagliamento dell’etica, coniugando in modo compiuto, preciso, intenso e mirabile l’aspirazione alla trascendenza nell’immanenza più comprensibile e leggibile, declinando in maniera non banale la poetica della semplicità in quanto punto d’incontro, sintesi e fine ultimo dell’esperienza. Ogni parola è perfetta, chiara, antiretorica e significativa. Attingendo alla memoria di eventi che rimangono impressi come un marchio a fuoco nella carne, nella fattispecie il bombardamento di Roma del diciannove di luglio del millenovecentoquarantatré, che i bambini di quell’epoca ancora fra noi rammentano nei minimi dettagli, Parazzoli prende per mano il lettore e lo sostiene nella scoperta di Francesco, magnifico personaggio di bambino la cui perdita dell’innocenza passa attraverso la consapevolezza della precarietà dell’uomo al cospetto della Storia e delle violenze e storture che essa determina. La guerra è in casa, adesso, e niente è più come prima. Potentissimo.

Standard