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“Le parole che salveranno il mondo”

di Gabriele Ottaviani

La verità è un modo di esistere…

Le parole che salveranno il mondo, Papa Francesco, Newton Compton editori. Il messaggio di Cristo è un messaggio d’amore, e il papa è il vicario di Cristo in terra: la terra è un dono di Dio, e bisogna averne cura, anche perché non abbiamo, allo stato attuale, un altro pianeta sul quale andare a vivere, a prescindere che si sia credenti o meno. Papa Bergoglio, è noto, ama la chiarezza: quando è apparso a San Pietro la prima volta non ha citato parabole, ha detto Buonasera!, e questo volume, una sorta di vero e proprio glossario per la pace, conferma la sua attenzione alla divulgazione, al cuore delle persone, agli umili e ai semplici, a capire e a farsi capire, avvalendosi di espressioni-chiave che fungono da perno per il suo discorso, volto al benessere universale. Da non perdere.

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“Papa Francesco – Come l’ho conosciuto io”

41n8Ry2YOnL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Lo trovai stanchissimo ma mi colpì lo sguardo sereno, pacificato: aveva già deciso per la rinuncia.

Papa Francesco – Come l’ho conosciuto io, Lucio Brunelli, San Paolo. Dal punto di vista mediatico è certamente, e ovviamente, un personaggio assai in vista sotto molteplici aspetti. Com’è noto però di rado c’è effettiva corrispondenza fra immagine pubblica e profilo privato, e non necessariamente perché ci debba essere qualcosa da nascondere, anzi, bensì semplicemente perché si tratta di livelli e modalità espressive differenti: la personalità di papa Bergoglio, pertanto, è di certo più ricca di sfumature di quanto possa apparire, e Lucio Brunelli, giornalista, vaticanista di lunghissimo corso e chiara e autorevole fama che ha finanche svelato i retroscena dell’elezione al soglio di Pietro dell’allora cardinale Ratzinger, dottore in scienze politiche laureatosi con una tesi su Giorgio La Pira, in passato assistente di Gabriele De Rosa, curatore di alcuni volumi dell’opera omnia di don Luigi Sturzo, fondatore nel millenovecentodiciannove del Partito Popolare Italiano, messo poi al bando dal fascismo ed embrione di quella che sarà la Democrazia Cristiana, e finanche autore di un fantathriller ambientato nientedimeno che in Vaticano, ne regala al lettore un quadro dettagliato, limpido, interessante.

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“Preghiera”

615rwtX7YHL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dio della pace, porta la tua pace nel nostro mondo violento…

Preghiera – Respirare la vita ogni giorno, Papa Francesco, Piemme. A cura di Anna Maria Foli. Pregare è un atto di fiducia, amore, speranza, umiltà, rispetto, considerazione, consapevolezza, devozione, abbandono, ricerca, è un’azione salvifica, concreta e al tempo stesso immateriale, che fa del bene in primo luogo a chi la compie: eppure è vista come un anacronismo, un’insensatezza da sottovalutare, rifiutare, respingere, finanche sbeffeggiare. Il pontefice ne rimette viceversa al centro il valore, e i testi qui raccolti sono un invito a prendersi cura di sé e della propria anima e a condividere pienamente con gli altri emozioni e sensazioni. Da leggere, per meditare.

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“La fede è il cuore di tutto”

51H3z2Zp2-L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dov’è Dio, se nel mondo c’è il male?

La fede è il cuore di tutto, Papa Francesco ai giovani, San Paolo, a cura di Gianfranco Venturi SDB. Credere significa avere fede. Fiducia. Confidare. Non dubitare. Sapere che soprattutto nelle avversità c’è qualcuno che ci vuole bene. Che ci ama per come siamo. Che ci aiuterà. Sempre. Senza chiedere niente in cambio. Anche se non tutto appare immediatamente comprensibile. Perché è necessario accettare di avere dei limiti. È un messaggio bello. Potente. Amorevole. Ancor più rivoluzionario oggi, che tutto è in vendita. E la terra è stata presa in prestito ai nostri figli, cui la lasceremo in condizioni non proprio buone, verrebbe da dire. I giovani sono il futuro. E il papa è a loro che si rivolge. Invitandoli a non avere paura. Ma, quale che sia l’età, l’invito ad amare senza riserve è da cogliere assolutamente.

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“Voi siete artigiani di futuro”

512Iq8cmp8L._SY346_di Gabriele Ottaviani

La vita è piena di cicatrici. E la saggezza è proprio questo: portare avanti le cose belle e le cose brutte della vita.

Voi siete artigiani di futuro, Papa Francesco, San Paolo. L’artigiano è colui che col suo lavoro, con impegno, dedizione, amore, professionalità, cura, dà forma a qualcosa di unico e irripetibile, senza eguali, a ciò che ancora forma non ha, a ciò che è un progetto, un’immagine nella mente, un’idea che deve trovare compimento e realizzazione, un embrione che ha in sé la vita ma non è ancora adulto, pronto ad affrontare il mondo. Il futuro, l’avvenire, le cose che verranno sono un edificio di cui si scavano le fondamenta giorno dopo giorno nel presente, una pianta che di volta in volta ha una gemma in più: il pontefice, rivolgendosi direttamente ai cittadini, ai dirigenti, agli individui, alle persone di domani, a coloro che avranno la responsabilità di quel mondo che è loro, che le generazioni precedenti hanno preso in prestito e stanno mal conservando, invita ciascuno dei lettori, quali che siano i suoi convincimenti, a riflettere su molti aspetti, che si riconducono però a una sola parola. Amore. Disinteressato, gratuito, salvifico.

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“Francesco l’incendiario”

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Solo la misericordia sa capire, sa amare.

Francesco l’incendiario, Gian Franco Svideroschi, Tau editrice. Ha detto chi sono io per giudicare? se una persona nello stesso tempo cerca Dio e ama qualcuno del suo stesso sesso. Ha detto che è stolto far lavorare gli anziani e lasciare a casa i giovani. Ha detto che la dimensione erotica dell’amore non va considerata come un male permesso o un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro fra gli sposi, al di là che sia o meno finalizzata alla procreazione. Ha portato all’attenzione della collettività il problema dell’ambiente, della povertà, della corruzione. Conosce il sud di un mondo che, sempre più materialista, si disinteressa di chi non è perfetto e lo considera sbagliato, e propone invece un nuovo e nel medesimo istante antichissimo, perché è quello di Gesù, sempre coerente e sempre fecondo di novità, punto di vista, fatto di sobrietà, morigeratezza, concretezza, lavanderie gratuite per persone senza fissa dimora, pranzi a base di pizza napoletana. Ha conquistato tutti, tanto che da lui, forse, si pretende anche un po’ troppo, e sulla sua figura si fanno speculazioni da una parte e dall’altra che non stanno in piedi e che sarebbe bene in realtà non avere l’ardire di proporre, tirandolo di qua e di là per la candida tonaca talare. Ha infiammato i cuori. Tranne, forse, quelli di molti tra coloro i quali dovrebbero essere i primi fra i suoi sostenitori. Perché appartengono alle gerarchie più alte di quella chiesa che è lui a governare, a guidare, da pontefice quale è. Personalità di alto lignaggio che però, per dirne una, hanno più che un sorriso una smorfia in volto quando lui, Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, rifiuta le macchine extralusso e gli appartamenti d’oro e di stucchi e chiede invece che ci sia totale trasparenza su ciò che è lo Ior. Il ritratto di Svideroschi, giornalista e scrittore, ex vicedirettore dell’Osservatore romano, vaticanista da ben oltre mezzo secolo, è una vetrata policroma che non nasconde la realtà ma ne esalta la bellezza. Da leggere.

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“Il cristiano tra potere e mondanità”

144413.jpg.origdi Gabriele Ottaviani

È proprio questo funzionariato che conduce alla corruzione spirituale i cui risultati si vedono concretamente in una prassi dai mille equivoci, nella quale le priorità diventano le forme e gli orpelli, le cornici e non il quadro, il calice e non il suo contenuto, la stessa ricerca ossessiva di una propria perfezione che ignora gli altri e il mondo e che pone se stessi al centro di tutto. Un egocentrismo spirituale che conduce ad una apparente santità formale dove tutto è perfetto, ma non ci si accorge che manca “soltanto” la vita, che la distanza dagli altri è siderale e che la loro presenza è avvertita come puramente accidentale e ingombrante. La scelta secca è tra l’abito perfetto, di buon tessuto e sempre ben stirato, e l’abito sgualcito e un po’ liso della gente comune, tra chi pensa che l’evangelizzazione sia una conquista e chi la comprende come un servizio che non prevede né trionfi, né successi.

Il cristiano deve vivere nel mondo, ma ha il dovere di farlo senza mai dimenticare di trasmettere al prossimo il messaggio di pace, di amore, di fratellanza, di rispetto e di solidarietà universale che gli deriva da Gesù, e che, come è fondamento della sua religione, deve esserlo, se il cristiano è realmente e sentitamente osservante e coerente – non che laicità e bontà d’animo siano inconciliabili, sarebbe falsissimo sostenere un’argomentazione del genere – con ciò in merito a cui professa la propria fede, anche dei suoi comportamenti quotidiani. Anche l’anima, come il corpo, come ogni organismo, può ammalarsi, rovinarsi, corrompersi, specie quando l’avidità di beni materiali offusca la mente e i sensi. E anche per l’anima esiste la possibilità di guarire, esistono cure e rimedi. Anna Carfora e Sergio Tanzarella, Il cristiano tra potere e mondanità – 15 malattie secondo papa Francesco (introduzione di Nunzio Galantino), Il pozzo di Giacobbe editore: un volume agile, leggibile, interessante per tutti, che parla proprio di questo e fa riflettere.

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“Francesco e i pentecostali”

2.Cover.Francesco e i pentecostali 2di Gabriele Ottaviani

Oggi si incontra l’impossibilità di concepire visioni globali e univoche del mondo. L’idea della “morte di Dio” (Nietzsche) ha procurato l’eclissi di ogni riferimento stabile e metafisico sia al sistema religioso che alle categorie interpretative della realtà. L’“essere” non ha più coerenza e forza dimostrativa. Sembrano aver perso ogni legittimazione i “meta-racconti”, l’illuminismo, l’idealismo, il marxismo (cf. J.F. Lyotard). Il “soggetto” uomo non è più il cartesiano cogito, ergo sum, ma si è ridotto al dasein di Heidegger, «l’essere bruciato dal tempo». Il discorso “etico”, essenziale per la sopravvivenza dell’uomo, si svolge ormai “al di là del bene e del male”. Il capitalismo contemporaneo è perciò sfrenato. La postmodernità è frutto ed è artefice dei «sistemi totalitari che producano l’elusione dell’uomo, escludendo l’uomo concreto come soggetto dell’esperienza del mondo», direbbe V. Havel. E il mondo sembra essere rimasto senza certezza e la Chiesa senza fede. Nell’epoca della scienza sperimentale si pensa che la “metafisica” non abbia ragione d’essere. L’idea di un Essere assoluto e immutabile non entra più nei percorsi del pensiero umano. Nella Chiesa sono stati emarginati tutti coloro che erano capaci di pensiero critico, impedendo così un responsabile discorso di fede e favorendo un analfabetismo religioso di comodo. Nell’attuale supremazia del capitalismo, si va alla ricerca di assicurazioni mondane trascurando l’idea di salvezza dell’uomo. A motivo della globalizzazione, la società multietnica accoglie la diversità piuttosto come separazione che come integrazione. E c’è il grande smarrimento. L’uomo d’oggi sembra rimasto senza ripari e senza speranza. Eppure, magari inconsapevolmente, l’uomo del nostro tempo cerca ancora una scorta per difendersi dagli attacchi del tempo e dalla malvagità della storia. Rimane intatto il Vangelo e infallibile. In Gesù di Nazareth non è tanto l’uomo che viene divinizzato, quanto Dio che viene umanizzato. E questo perché «Dio ama di amore eterno» (Ger 31,3) l’uomo. L’incontro di Dio con l’uomo è unicamente una creazione d’amore. E l’uomo ha il benessere del vivere e la fiducia, se si sforza di fare sempre la pace. La gioia della vita è l’amore reciproco. Dio ama infinitamente e diventa pertanto totale dono di sé.

Il movimento pentecostale è una delle denominazioni cristiane che afferiscono alla vasta area della chiesa evangelica: se ne è cominciato a parlare con precisione in questi termini intorno alla fine del diciannovesimo secolo, a partire dall’esperienza di alcune chiese battiste e metodiste nordamericane. In Italia durante il fascismo il culto pentecostale fu oggetto di una disposizione ad hoc che lo vietava in quanto considerato costituito di “pratiche contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza” e perseguitato, ma rimase non ammesso anche per diversi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Spesso e volentieri se ne è parlato utilizzando la definizione di setta, rigettata da papa Francesco, che ha chiesto scusa per questo epiteto, e in un discorso tenuto a Caserta lunedì ventotto luglio duemilaquattordici in occasione dell’incontro con la locale comunità pentecostale ha posto le basi per un nuovo inizio, una nuova unità, nel rispetto delle reciproche specificità e nel solco di quella teologia dell’accoglienza e della diversità riconciliata che sta caratterizzando in maniera sempre più significativa il suo pontificato: Francesco e i pentecostali – L’ecumenismo del poliedro, edito da Il pozzo di Giacobbe, scritto da Raffaele Nogaro, vescovo emerito del capoluogo campano, di cui Roberto Saviano, per la sua lotta contro la camorra, ha detto che è “una sorta di figura epica”, e Sergio Tanzarella, con prefazione del pastore pentecostale Giovanni Traettino, è il racconto denso, interessante, documentato, preciso e fluido di questa storia. Da leggere.

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