Libri

“Polvere”

8551850_3116323di Gabriele Ottaviani

Ci sono momenti nei quali l’illusione è la sola cosa che ti spinga a continuare. Se la perdi, la tua mente muore e tu con lei.

Polvere, Enrico Pandiani, De Agostini. Polvere siamo e polvere ritorneremo. E se non ti metti in gioco non c’è il rischio che tu perda. Che tu soffra. Se lasci che la polvere si posi sulla tua vita non vivi più. Sei preda delle tue paure. Ma non ti fai male. Non ti ferisci. Non sbatti negli angoli o contro i vetri come una moritura falena attirata da una luce ingannatrice. Non guardi la vita passare al di là della finestra adorna di – guarda un po’, proprio quell’aggettivo scelse il maestro – polverose tende di cretonne, novella Eveline joyciana. Sei direttamente tu, la polverosa tenda di cretonne. Pietro ha lasciato depositare sulla propria vita una coltre di polvere. E gli sta bene così. Ha perso il lavoro. Ingiustamente. Beve. Troppo. Ha un gatto. Senza nome. Ma lui non è evidentemente la protagonista di Colazione da Tiffany. Poi però una mattina una vicina di casa gli chiede aiuto. Sua figlia è stata uccisa. E nessuno ha voluto indagare. E lui si scrolla piano piano la polvere di dosso. Ha pena di quel dolore indicibile. E… Un romanzo meraviglioso.

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“Un giorno di festa”

9788817095655.jpgdi Gabriele Ottaviani

E bravo Le Normand. Sempre puntuale quando c’era bisogno di far sentire il peso del suo potere. Là dentro avevamo finito, quindi ho preso Metzeger per un’ala e ce ne siamo andati. Per le scale abbiamo incrociato i beccamorti che salivano per ciò che restava della povera Violette. In strada ho fatto un bel respiro e ho liberato i polmoni dal fetore. Ho dato appuntamento a Constance per la mattina seguente, quindi sono tornato dalla mia bella. Tristane stava leggendo in salotto. Era assonnata e indossava quella vestaglia di seta che mi piaceva tanto, per cui l’ho presa per mano e l’ho portata in camera da letto. Il suo amore era ciò di cui avevo bisogno, una cosa viva alla quale aggrapparmi per uscire da quel fango morto e fetido in cui ero solito camminare. Ho chiuso gli occhi mentre mi spogliava prima di ricoprirmi di baci e carezze. Spossato, ho lasciato che mi cavalcasse con il suo corpo morbido e sensuale per condurmi come una stupenda amazzone attraverso l’immensa prateria di piacere che si stendeva attorno a noi. Infine mi sono addormentato, cullato dal respiro di Tristane e confortato dal profumo leggero che emanava la sua pelle.

Un giorno di festa, Enrico Pandiani, Rizzoli. Quando il commissario Mordenti riceve la lettera di Leila che gli dice che vuole incontrarlo in un posto segreto non può tirarsi indietro. Anche se forse dovrebbe, e magari, persino, lo vorrebbe, tanto. Ma non sempre nella vita si può fare quello che si vuole. Anzi, più spesso bisogna fare, ed è in fondo giusto che sia così, quello che si deve. Leila è sfuggita al cecchino che ha fatto secco il suo compagno – e aveva di certo intenzione di regalarle il medesimo destino – Fred, che lei sospettava le nascondesse qualcosa, mentre erano in auto, improvvisamente, sulla strada di casa, da Bordeaux. E bisogna scoprire la verità: perché si avvicina il quattordici di luglio, e non c’è data più simbolica dell’emblema della rivoluzione che ha insegnato al mondo la laicità per organizzare un attentato epocale… Torna in libreria Pandiani, con la sua scrittura semplice ma non banale, cinematografica, curata, ben edificata, senza sbavature né lungaggini inutili o passaggi a vuoto, lineare, precisa, accattivante, avvincente, un nuovo giallo piacevolissimo a leggersi.

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“Una pistola come la tua”

download (3).jpegdi Gabriele Ottaviani

Attraverso i rami si vedevano nuvole temporalesche che gonfiandosi parevano cascarci addosso. La luce fredda del pomeriggio si rifletteva ovunque facendo rilucere le superfici bagnate. Piccole gocce che cadevano dall’alto mi pungevano a tratti la faccia. Nella recinzione che limitava la proprietà si apriva un piccolo cancello arrugginito, sorretto da due pilastri in mattone coperti da rampicanti sui quali dimoravano i resti di una coppia di creature mitologiche consumate dal tempo. Lo abbiamo superato e, continuando a scendere, siamo giunti a una minuscola radura che affacciava sul paesaggio sottostante. Lo spazio che si apriva tra le piante mostrava uno spettacolo mozzafiato: una serie di valli successive, coperte di vegetazione, si perdeva il lontananza, svanendo nella foschia lattiginosa lasciata dal temporale. A un tiro di schioppo da noi sorgevano le mura di una rocca medievale, sopra la quale si ergeva una tozza torre merlata. All’orizzonte, un monte dalla forma conica si stagliava solitario sullo sfondo delle nubi. Aveva la cima irta di antenne sottili. Tristane era nervosa. Mi ha fatto un sorriso stirato stringendosi nel giaccone. «Mia madre adorava questo posto, da bambina mi ci portava sempre.» Ha indicato la rovina. «Quello è il castello di Murol, ne parla Guy de Maupassant in una delle sue novelle. La montagna sullo sfondo è il Puy-de-Dôme.»

Una pistola come la tua, Enrico Pandiani, Rizzoli. Parigi e pallottole, due assassini in fuga mentre un bandito giace morto sul selciato, un inseguimento cinemtografico che non porta a nulla e soprattutto il ritrovamento di una testa umana. Staccata dal resto del corpo di appartenenza, quello della cognata di Balthazar Rogeret. Uno degli aspiranti nuovi inquilini dell’Eliseo. Sua figlia potrebbe aiutare a fare luce sul mistero, però: peccato che se ne siano perse le tracce da giorni insieme a suo figlio. Mordenti indaga, ma è come camminare sulle uova. Alla guida di un camion… Un polar spettacolare che si legge d’un fiato, scritto in stato di grazia, una ricetta prelibata in cui tutti gli ingredienti sono bilanciati alla perfezione: nel suo genere imperdibile.

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