Libri

“Per domani ancora”

34f277eed40267cf6e4ec3e756a89570_w131_h_mw_mh_cs_cx_cydi Gabriele Ottaviani

L’inviato trovò già defunto il reverendissimo Vescovo…

Per domani ancora – Vie di uscita dal confino, Carlo Ossola, Olschki. La reclusione, l’isolamento, il distanziamento, il distacco, la separazione e tutte le verdure non sono nulla di naturale per l’uomo, che è un animale sociale, è nato per stare bene, per stare insieme, per volersi bene; ma ogni esperienza che ci costringe al cambiamento, allo straniamento e alla presa di coscienza è senza dubbio una crisi, però può essere foriera di un’opportunità di riflessione e conoscenza: Carlo Ossola, docente di Letterature moderne dell’Europa neolatina al Collège de France, dà alle stampe un’intensa e variegata meditazione sulla condizione umana e sul salvifico potere della cultura, impeccabile e imprescindibile.

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Libri

“Forse non tutti sanno che il grande Torino…”

41UD-zw1KdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Forse non tutti sanno che il 26 febbaio 1950 il Torino andò incontro a una delle giornate più storte della sua lunga vita. I granata del trainer Giuseppe Bigogno sono chiamati sul difficile campo del Milan. I rossoneri hanno tutte le brutte intenzioni di vendicare la sconfitta dell’andata e sono quanto mai agguerriti. Partono a razzo, sorprendono i granata e dopo sei minuti sono già in vantaggio per 2-0. Burini e Nordahl sono letteralmente scatenati. Il secondo in modo particolare, perché ancora ha nella mente la figuraccia che gli fece rimediare Rigamonti la volta in cui, solo l’anno prima, ebbe a incontrare il Grande Torino. Ora il suo guardiano si chiama Cesare Nay, bravo ma superabile, e infatti lo svedesone realizza quattro delle sette reti che sommergono il Torino. È la sconfitta più bruciante mai patita, prima e negli anni che verranno, dai granata. Tuttavia, al di là del punteggio, la partita è abbruttita da un comportamento quanto meno scorretto del pubblico che a un tratto prende a lanciare oggetti in campo. Uno colpisce il granata Picchi che deve essere soccorso dal massaggiatore Paciello. Mentre sta per uscire dal campo un fotografo aggredisce i due granata, che cadono a terra. Lasciato Picchi sul prato, Paciello insegue l’assalitore e i due incominciano a darsele di santa ragione. Una scena da far West…

Forse non tutti sanno che il grande Torino… – Curiosità, storie inedite, aneddoti storici e fatti sconosciuti della leggenda granata, Franco Ossola, Newton Compton. È stata una delle compagini più importanti della storia del calcio non semplicemente a livello nazionale, è tuttora un vero e proprio mito, anche per la tragica fine, perché caro agli dei è chi muore giovane, e loro, poveretti, sono ascesi al cielo davvero precocemente, quando il loro aereo è andato a cozzare contro l’altura di Superga: Franco Ossola ripercorre la leggenda con stile brillantissimo attraverso un’armoniosa giustapposizione di aneddoti che costruisce un colorato ed emozionante viaggio nelle vicende umane e sportive di uomini, di donne, di un’intera città, quella della Mole.

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“Ungaretti, poeta”

3172235di Gabriele Ottaviani

La striatura ferita d’un morso, dal crepuscolo alla spalla, assale, di poeta in poeta, l’ultimo riverbero d’immagine, che già volta, per perdersi, nella notte.

Ungaretti, poeta, Carlo Ossola, Marsilio. È il cantore della fragilità umana che attraverso la sua produzione poetica, definita semplicemente e talvolta semplicisticamente ermetica, ha raccontato la trincea, la città, i fiumi, la precarietà, l’amicizia, la morte e l’inesauribile tensione della vita a eternarsi e imporsi al di sopra di ogni sventura e delle stesse umane sorti, volontà e rappresentazione dell’essenza. È un classico ancora oggi, anche se al di fuori delle antologie scolastiche il suo nome non ha più la potenza evocativa di un tempo, benché in questo paradossalmente la tecnologia possa essere d’aiuto, dato che non mancano su Internet i filmati in cui si possa vederlo, sentirlo parlare, commentare, discettare, leggere e declamare i suoi immortali versi (anche se certo non si tratta, va detto in tutta onestà, di un oratore alla Pietro Nenni, per intenderci). Non lo si conosce più tanto, dunque: è questo uno dei più importanti fra i numerosi e vari pregi dell’opera di Ossola, che presenta, testimonia e consegna anche, per non dire soprattutto, alle nuove generazioni di lettori, con stile denso, dotto e insieme accattivante, mai ridondante o complicato, il racconto intenso di un’esperienza creativa che si rifà al passato (Racine, Shakespeare, il sempiterno canone di Petrarca…) e al tempo stesso intesse una rete non dell’oro, dalla quale per Quasimodo pendevano ragni ripugnanti, ma di legami, contribuendo alla fondazione di un’Europa come comune patria per la civiltà, dove ogni arte ha diritto di cittadinanza. Interessante.

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