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“La morte ti giudica”

di Gabriele Ottaviani

Bene, bene, pensò Claudia. Forse l’uomo non era così indifferente come voleva dare a vedere. L’ispettrice era davvero preoccupata per Hannah, anche se non sapeva spiegarsi il perché. Non le sembrava la solita giornalista scandalistica senza cuore. Le piaceva. In altre circostanze, pensò, sarebbero potute diventare amiche.

La morte ti giudica, Anne Coates, Nua, traduzione di Elisa Carini. Hannah Weybridge, giornalista investigativa freelance e madre single, dopo aver portato alla luce un caso di sfruttamento della prostituzione non può esimersi da ulteriori indagini che la getteranno nuovamente nell’occhio di un ciclone devastante nel momento in cui, apparentemente senza l’ombra di un movente, la sua amica Liz Rayman viene trovata con la gola tagliata nel suo studio dentistico. Ma… Ben scritto, ben congegnato, ben caratterizzato: mozzafiato.

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“Genesi mostruose”

di Gabriele Ottaviani

Durante la sua visita a casa, Ronnie conobbe una ragazza, che si chiamava Kim come la sorella, cugina di uno dei suoi compagni di scuola superiore. Iniziarono a uscire e le cose si fecero serie molto rapidamente. Quando partì per tornare a Fort Devens, Kim gli promise di scrivere. La sorella di Ronnie, nel frattempo, si era trasferita dallo zio Jimmy, che le offrì un lavoro per gestire un percorso di distributori automatici. Entrambi i ragazzi mandavano regolarmente i soldi a casa per mantenere Velma. Altre cattive notizie arrivarono quell’autunno. Ronnie fu assegnato in Vietnam a gennaio. Velma ora era quasi isterica. Sebbene l’ufficiale comandante di Ronnie avesse approvato la richiesta di congedo di Ronnie, l’esercito doveva ancora confermarlo. Quando Ronnie tornò a casa a Natale, la situazione era cupa, non solo per Velma, ma anche per il nonno. Murphy si era ammalato di una malattia respiratoria che i medici non erano in grado di diagnosticare e sembrava deperire. Lillie doveva prendersi cura di un marito malato e di Velma, che a volte era così piena di farmaci che non riusciva ad alzarsi dal letto per giorni. L’unico raggio di luce per Ronnie durante la sua permanenza a casa fu vedere la sua ragazza, Kim. Dopo che Ronnie tornò in servizio, le condizioni di Velma peggiorarono. Andò nuovamente in overdose di pillole e fu portata al pronto soccorso. Disse agli psichiatri dell’ospedale che voleva suicidarsi perché non poteva affrontare il fatto che suo figlio venisse ucciso in Vietnam. L’assegnazione di Ronnie in Vietnam fu sospesa fino a quando la domanda di congedo non fu esaminata. A marzo, Ronnie ottenne la risposta. La sua domanda fu respinta, ma non sarebbe stato mandato in Vietnam. Fu assegnato all’Army Security Agency a Fort Bragg, appena fuori Fayetteville. Sarebbe stato vicino a casa. Altre notizie, invece, non erano buone. A Murphy fu diagnosticato un cancro ai polmoni e le sue condizioni peggiorarono così rapidamente che il 15 aprile 1972 morì. Velma sembrò essere profondamente turbata dalla morte del padre…

Genesi mostruose, Peter Vronsky, NUA, traduzione di Barbara Cinelli. La consuetudine ci fa declinare per lo più al maschile le generalità degli assassini seriali, ma vi sono anche molte donne, com’è naturale che sia, dato che il male, l’angoscia, la rabbia, il dolore, la pena, la crudeltà e tutte queste e molte ulteriori caratteristiche che sono alla base del delitto non hanno sesso, che hanno compiuto efferati crimini in sequenza: di questo, facendo immergere il lettore nelle più torbide profondità di una raffinata analisi della natura umana, parla, con dovizia di particolari, casi, esempi e stile chirurgico Peter Vronsky. Da non perdere.

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“Se vince la paura”

di Gabriele Ottaviani

Sotto certi aspetti non poteva dare torto al loro ragionamento. Fino a quel momento l’indagine aveva gettato un dubbio dopo l’altro. Bliss non riusciva a immaginare quale direzione avrebbe intrapreso in seguito, il che lo metteva estremamente a disagio.

Se vince la paura, Tony J Forder, Nua, traduzione di Raffaella Arnaldi. La loro carriera rischia di essere messa a dura prova: il caso è complesso, forse in assoluto il più difficile con il quale si siano dovuti confrontare. L’ispettore Bliss e la detective Penny Chandler sono infatti chiamati a indagare sul mistero di un cadavere bruciato che, rinvenuto in una strada di campagna, lascia ben presto supporre che ci si trovi dinnanzi a un attentato terroristico. Ma non è che l’inizio… À bout de souffle.

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“Corella”

di Gabriele Ottaviani

L’estate trascorse, un’estate di nuvole erranti. Ma non una nube oscurò il matrimonio tra Lucrezia e Alfonso d’Aragona, principe di Bisceglie. Merito del soggiorno al convento di San Sisto, o dell’amicizia con la vivace Sancia, Lucrezia sembrava davvero tornata fanciulla mentre, paludata in un abito bianco e argento, raggiungeva il giovane sposo all’altare. Né ad alcuno sfuggiva il modo in cui arrossiva quando si scopriva osservata da Alfonso, con un pudore così grazioso e infantile che faceva sorridere i suoi fratelli, con la malizia bonaria che si riserva all’unica femmina della famiglia. Rodrigo appariva oltremodo soddisfatto. Cancellata la sciagurata parentesi Sforza, sua figlia sembrava aver ritrovato la felicità. E se questo coincideva con un’ennesima mossa vincente nella sua politica di alleanze, tanto meglio per tutti. Inoltre, Alfonso era davvero un ragazzo d’oro, dotato di una bellezza fuori dal comune alla quale si associava una mente brillante, portata tanto al gioco quanto alla dissertazione. Il suo carattere mite e paziente era stato forgiato da anni di austerità e rigore presso la corte del nonno, il folle Ferrante. Sancia se lo portava in giro orgogliosa come se fosse una sua proprietà da sfoggiare. Lucrezia, amareggiata e più che mai disposta all’amore, ne era stata conquistata fin dal primo incontro.

Corella – L’ombra del Borgia, Federica Soprani, NUA. Michele Corella, spagnolo imprigionato nelle segrete di Castel Sant’Angelo, ha il corpo distrutto: nel sedicesimo secolo non si va del resto tanto per il sottile quando si parla di torture. La mente però è lucidissima, e gravida di ricordi allo stesso modo in cui gronda una cornucopia di preziose primizie: Niccolò Machiavelli, che all’epopea effimera di Cesare Borgia ha dedicato la sua più celebre opera quando, ritenuto troppo compromesso sia con la signoria che con la repubblica, fu costretto, come l’amato Cicerone, ai cui testi prima di accostarsi soleva cambiarsi finanche d’abito, come per un ospite illustre da accogliere al desco, a un produttivo otium lontano dall’agone politico, non può dunque resistere al flusso di queste rimembranze… Intenso, avvincente, ben congegnato.

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“Arriva il diavolo”

di Gabriele Ottaviani

Si voltò, e…

Arriva il diavolo, Linda Ladd, NUA. Traduzione di Valentina Chioma. Inquietante, perturbante, coinvolgente e travolgente, ben scritto e ben congegnato, caratterizzato con finezza, ad altissima tensione: gli ingredienti per un ottimo thriller che si immerge e fa immergere nei meandri più perversi dell’animo umano ci sono tutti, e la storia di Claire, brillante detective, e di Nicholas, valente psichiatra, che indagano su un caso in apparenza facile ma che passo dopo passo rivela aspetti sempre più angoscianti è davvero sorprendente.

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“Coraggio”

di Gabriele Ottaviani

La mattina dopo Madeleine aprì gli occhi e vide Hartmann in piedi accanto al suo letto. Le porse una tazza di caffè e le disse di raggiungerlo fuori di lì a dieci minuti. Senza aspettare che lei rispondesse, lasciò la stanza. Diversi minuti dopo, Hartmann e Madeleine attraversarono il prato dell’edificio principale. La classe delle reclute di cui faceva parte Madeleine era sparita, e non sarebbe arrivato un altro gruppo se non prima di alcune settimane. Hartmann si fermò e si sedette su una panchina, riposando sotto un’antica quercia, con le foglie che mulinavano ai suoi piedi. Le fece cenno di sedersi. «Non è giusto definirlo uccidere. “Assassinare” è la parola più corretta, ma tu sarai un’omicida. I tuoi obiettivi saranno indifesi, proprio come le persone che uccidono o torturano. Ti insegnerò che per fare queste cose è richiesta poca forza fisica, ma una straordinaria forza mentale; i punti cruciali sono la preparazione e l’esecuzione. Se ti prendono, ti torturano e ti uccidono.»

Coraggio, Soren Petrek, NUA. Traduzione di Tiziana Marzano e Barbara Cinelli. Ispirato alla storia di una giovane donna belga che ha aiutato molti bambini ebrei a scampare all’orrore dell’infame persecuzione nazista, il romanzo di Petrek, riuscito, solido, avvincente, emozionante e potente, si apre con l’arrivo di Madeleine, stuprata da un SS, al fronte, quando scopre che suo fratello è stato assassinato: il desiderio di vendetta è irresistibile… Da leggere.

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“L’ultimo a vedermi”

di Gabriele Ottaviani

Mi ero girata e l’avevo visto, e avevamo camminato fino al tempio dei cinesi e ci eravamo baciati sotto le sue lanterne, mettendo davvero in moto i pettegolezzi. E aveva fatto di nuovo la sua promessa. Verrò a trovarti. Ci verrò. «Se adesso te ne vai, non avrai più l’occasione per passeggiare con lui.» Franny si asciugò il ponte del naso. «Anche se suppongo sia quella l’idea di mammina. Ma funzionerà?» «Be’, non saprei.» Si drizzò a sedere e mi diede uno schiaffetto e rise. «Allora è questo che stai combinando. Ti ha fatto qualche promessa?» «Solo che ci saremmo rivisti. E che saremmo stati onesti l’uno con l’altra. E moderni. Dice che vuole fare le cose in modo più moderno.» «Vuoi dire che è determinato ad averti a ogni costo?» Non sapevo cosa rispondere. A volte, Quint Lambry non mi sembrava il ragazzo che era abbastanza determinato da sparare a una pantera selvaggia a sangue freddo. Altre volte invece era così caloroso, quando mi prendeva la mano e parlava del futuro come se fosse il sole, come se ogni passo che facevamo ci portasse più vicini a viverci. Presi la spazzola sporca dalle mani di Franny. «È serio, Franny.» «E adesso ti mancherà. Ti sentirai sola. Anche con sette dollari la settimana.» «No, invece, perché verrai tu a trovarmi.» «Non saprei come.» Si sedette sui talloni. «A me non danno pomeriggi liberi. Avrai più fortuna se ti fai tutte le sei miglia a piedi fino alla pensione. A parte che non ci sarò perché mi sposerò presto e vivrò in un cottage tutto mio sul fiume Russian. Non pensare di essere l’unica ad avere grossi piani!» Abbassai la testa e tornai a strofinare. Non mi piaceva pensare, all’improvviso, a Franny che se ne andava. 

L’ultimo a vedermi, M Dressler, Nua. Traduzione di Emanuela Piasentini. Di Emma Rose nessuno ha ricordi. Non c’è alcuno che possa testimoniare la sua esistenza né le sue azioni. A parte lei medesima. Vissuta in una cittadina costiera della California oltre un secolo prima del tempo in cui il romanzo è ambientato, l’umile cameriera dal cognome, Finnis, che porta su di sé l’onere dell’onta non ha alcuna intenzione di farsi scacciare definitivamente da quella magione in cui ritiene di avere pieno diritto e merito di stare, e per questo è disposta a battersi contro tutto e tutti. Anche contro i viventi… Intrigante e piacevole a leggersi.

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“Giro di vite”

di Gabriele Ottaviani

Stare in loro compagnia era sempre molto piacevole, ma parlare con loro si rivelò, al solito, una prova superiore alle mie forze: presentò, all’atto pratico, difficoltà insormontabili tanto quanto in precedenza. Quella situazione si protrasse per un mese, con nuove aggravanti e note particolari, soprattutto quella, sempre più stridente, della consapevolezza venata d’ironia dei miei allievi. Non era – ne sono certa oggi come allora – un semplice frutto della mia infernale immaginazione: era facilissimo accorgersi che si rendevano conto della situazione difficile in cui mi trovavo, e quella strana relazione, in un certo senso, condizionò per molto tempo l’atmosfera nella quale ci muovevamo. Con questo non voglio dire che fossero insolenti o che si comportassero in modo inappropriato, perché non c’era da temere quel genere di cose da parte loro; voglio dire, invece, che tra noi l’elemento che divenne più palpabile fu quello del non detto e del non menzionato, e che tale cura nell’evitare certi temi poteva essere frutto soltanto di un tacito accordo. Era come se, di quando in quando, c’imbattessimo in argomenti davanti ai quali dovevamo arrestarci di colpo, abbandonando improvvisamente strade che si rivelavano vicoli ciechi, chiudendo, con un colpo secco che ci spingeva a guardarci l’un l’altro…

Giro di vite, Henry James, NUA, traduzione di Chiara Messina. Celeberrima novella dell’orrore adattata pressoché in ogni modo e maniera sin da quando in origine apparve addirittura a puntate nel milleottocentonovantotto sulla rivista Collier’s Weekly e poi nel libro Two Magics, edito a New York da MacMillan e a Londra da Heinemann, è oltre a essere uno dei grandi classici anche una pietra miliare e uno spartiacque, ricchissima di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione: rivive in questa nuova veste per Nua e non smette mai di solleticare nel lettore lo stimolo a indagare le profondità dell’anima. Imperdibile.

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“Orchidee”

cover500di Gabriele Ottaviani

«Eri tutto per me, Grace.» «Eravamo giovani. Smettila di essere così melodrammatica.» Molly non la prende bene. Increspa le labbra e mi lancia un’occhiata. Non funzionerà. Non vedo l’ora di andarmene, ma prima devo chiederglielo. Devo farle la domanda che ho in testa da tempo. Il mio battito cardiaco accelera solo a pensarci. «Hai detto che avevi qualcosa su di me… Hai nominato la borsa di Charlotte.» «Non ti è piaciuto, vero?» «Stai parlando di quello che penso anch’io?» «Potrebbe essere.» «Non è un gioco, Molly. Perché lo stai facendo?» «Lo sai perché.» Mi guarda negli occhi, e per un momento veniamo trascinate indietro a quando non esisteva nessun altro, a quando eravamo solo noi due. L’istante mi coglie di sorpresa e guardo altrove. «Non ho niente da perdere.» Beve un sorso di tè. «Io sì. Se ti importasse ancora di me non lo faresti. La cosa più importante è la reputazione di Richard, ora. La sua immagine pubblica significa tutto per lui.» «Chi se ne frega di lui. E comunque non lo capisco. Perché hai scelto una vita così pubblica? Dopo tutto quello che è successo…» «Della mia vita posso farne quello che voglio, e anche tu. Sono fiera del mio lavoro. Non sono più la stessa persona, Molly, devi capirlo.» Ho le mani strette in grembo. Zia Jenny mi aveva avvertita, me l’aveva detto che avrei corso un grosso rischio a tornare in Inghilterra e condurre una vita pubblica come questa. Ma ero così sollevata di essermi innamorata, e di un uomo perfetto; avrei fatto qualsiasi cosa per lui.

Orchidee, Lesley Sanderson, Nua. Traduzione di Elisa Carini. Grace, Charlotte e Molly. Tre ragazze. Almeno, così erano, quando tutto è cominciato. Poi le cose sono cambiate. In modo incontrovertibile. Sono rimaste in due. Le chiamavano le ragazze orchidea, un fiore che è un simbolo, non il solo in questa prosa raffinata che parla di ossessione, amore, misteri, intrighi, bugie, segreti, colpe, manipolazioni, un giallo psicologico che riserva sorprese e brividi a ogni capoverso: da leggere, rileggere, far leggere.

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“L’ultimo sorriso di Sunder City”

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«Alcuni guerrieri di Perimoor ripresero il controllo dei nervi a pezzi e cercarono di convincere i compagni che la vista che avevano davanti doveva essere un’allucinazione, un miraggio evocato dalle loro paure tramite la stregoneria o gli incantesimi. Caricarono le mura, sperando che le figure non-morte svanissero al loro arrivo. Invece no. Le sentinelle dagli occhi vuoti mossero all’assalto, e i Lycum furono costretti ad attaccare. «Gli artigli dei Mutalupi strapparono carne e pelle putrida, ma i feriti non caddero. Le dita scheletriche senza muscoli o carne si agitarono selvaggiamente e cavarono lingue e occhi dalle teste dei Satiri. Le marionette d’ossa fecero a pezzi i loro avversari, non essendo rallentate dal dolore o dal rimorso o dal disgusto per le proprie azioni. «Dopo essere stati testimoni della mutilazione dei loro alleati, l’esercito invasore fuggì con le vesciche vuote e le notti affollate di incubi. Norgari, in un certo senso, fu salvata. «Al mattino, Uldar Jerrick arrivò alle porte della Camera per riscuotere il suo compenso, ma i nobili impalliditi rifiutarono. Non appena i morti erano tornati a essere cadaveri silenziosi, la gente di Norgari era corsa a parlare con i propri governanti. Li implorarono di non pagare quell’uomo, la cui magia era sicuramente malvagia. «A bandire Uldar si sollevarono più persone di quelle che si erano fatte avanti per difendere la città dagli invasori. Quando Uldar se ne rese conto, annuì e lasciò Norgari senza dire nulla. Poi arrivò la maledizione. «Uldar trovò il modo di punire tutta la città con un incantesimo che infettava solo una parte dei suoi abitanti. Quando quei pochi nobili si svegliarono il mattino dopo, non lasciarono la Camera. I cittadini vennero a protestare, ma le tende erano tirate e le porte sprangate. Gridarono perché li facessero entrare, ma non ci fu risposta. Non fino al tramonto. «Quella prima notte, le porte della Camera si aprirono e i nobili, posseduti da una sete empia, emersero dal loro avamposto per cacciare la gente che erano stati incaricati di proteggere.»

L’ultimo sorriso di Sunder City, Luke Arnold, Nua. Traduzione di Emanuela Piasentini. Noto al grande pubblico per aver interpretato Long John Silver nella serie televisiva Black Sails e per essere protagonista di Glitch, Luke Arnold, fascinoso attore australiano, classe millenovecentoottantaquattro, esordisce in ambito letterario con un romanzo che racconta la storia di un investigatore del tutto sui generis. Basti pensare che non lavora per gli umani… Brillante, intrigante, intelligente, da leggere.

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