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“Non sparate sul regista”

copNSSRdi Gabriele Ottaviani

L’uomo del terzo millennio pensa di sapere quasi tutto. Ha esplorato prima il pianeta camminando, navigando o volando, poi ha cominciato a occuparsi del cosmo. Infine si è guardato dentro, studiando la psiche, il cervello, la società e ogni causa utile per ricercare le motivazioni più profonde dei nostri comportamenti. Non ha capito molto della Terra, poco del cielo e meno ancora dell’uomo. Ma l’indagine è stata fatta. Dove rivolgere dunque l’attenzione della ricerca oggi? Consultando i giornali si scopre, ad esempio, che alcuni scienziati stanno cercando di sparare molecole in una galleria in Svizzera per dimostrare se ha più accelerazione un neutrino ticinese o la Skoda Felicia della polizia cantonale. Altri si sono messi a pesare il corpo dell’uomo post mortem per capire se siamo composti da un’anima o siamo solo grosse bombole di gas inesploso che camminano. C’è chi ricostruisce gli escrementi fossili dei dinosauri per capire se gli erbivori del Siluriano soffrivano di colite spastica, e altri che si affannano a decrittare le incisioni rupestri per sapere se anche gli etruschi soffrivano di forfora.

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Ma se prendiamo la nostra giornata tipo (sveglia, tragitto casa-lavoro, lavoro, tempo libero, cena, tempo libero), ci rendiamo conto che c’è almeno una zona buia nella quotidianità di ognuno di noi, un momento dove il cosiddetto metodo scientifico, unitamente al buon senso, viene gettato in fondo a un oceano. Pensateci bene: sapete esattamente le calorie di ciò che assumete a ogni pasto, quale combustibile utilizza il mezzo che vi porta al lavoro, quante serie di addominali dovete fare in palestra, che cosa è uno spread, quanto vi rendono le vostre obbligazioni, che cosa avete compreso nel vostro piano tariffario telefonico. Tutte cose complicate con le quali avete a che fare tutti i santi giorni e che conoscete in modo approfondito. Di fatto sapreste spiegare razionalmente ogni scelta o atto della vostra giornata o fenomeno al quale assistete. Eppure, eppure, non sapreste spiegare perché il buono e il cattivo in un film si inseguono sempre sopra il treno e mai negli scompartimenti. Perché durante le sparatorie c’è sempre un uomo che cammina sul lucernario. Perché gli agenti dell’FBI hanno tutti la faccia come il culo e tramano contro il nostro eroe, che pure è l’incarnazione del bene. Perché nessuno balbetta al cinema e le ricercatrici di artropodi del Borneo sono più belle di una Coniglietta di Playboy. Perché il cattivo blatera per ore prima di sparare. Perché l’amico del nostro eroe prima di morire recita un monologo anche se è stato colpito con una cannonata in pieno ventre.

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Grande comprimario nei film disaster, spunta sempre fuori da qualche crepa muraria con la sua simpatica e spumeggiante carica elettrica di milioni di volt. Non è importante di cosa si stia parlando: un terremoto, una nave che affonda, un’inondazione, una fuga di gas, le cavallette, uno tsunami e così via: state pur certi che uno degli eroici protagonisti si troverà ad affrontarlo, improvvisando con lui un mortale minuetto. Ma di cosa si tratta? Semplicemente di un gigantesco cavo spezzato che penzola dal soffitto (ma a volte anche da mura perimetrali come una specie di applique) e ha al suo interno ancora tanta energia e corrente da poter friggere un umano al solo sfioramento, cosa che si deduce dalle continue scariche tutt’attorno a esso. Non importa se cavi del genere sono improbabili in quel contesto, non importa domandarsi come possa contenere ancora elettricità, né tantomeno perché continui a muoversi con oscillazioni non euclidee cercando di uccidere chiunque gli passi attorno come un boa incazzato. È infatti evidente che il cavo elettrico impazzito non va spiegato con i canoni della scienza, bensì con quelli dell’occultismo o direttamente della magia nera. Per alcuni studiosi non è una conseguenza, bensì preesisterebbe all’evento catastrofico, e una volta che riesce a emergere all’aria aperta può finalmente darsi da fare nel tentativo di sterminare quante più persone riesce, come una specie di maledizione egizia finalmente libera di fare danni. Per altri illustri studiosi del fenomeno, addirittura, l’evento catastrofico oggetto del film verrebbe causato proprio dal tubo elettrico impazzito, il quale, a furia di scaricare la sua potenza, dopo anni di tentativi cocciuti, crea alfine il danno. Di certo, da come si muove, si contorce e segue la preda, possiamo affermare che ha un suo cervello. Assassino, ma sempre di cervello si tratta.

Non sparate sul regista. Oddio, qualche volta in realtà farlo sarebbe cosa buona e giusta, visto quello che certi sedicenti cineasti o presunti tali fanno uscire in sala. Ma mica solo a lui, per carità: anche allo sceneggiatore, al montatore, all’operatore, al truccatore, al fonico, al musicista, al costumista, allo scenografo, alla segretaria di edizione che non si accorge di blooper che avrebbe notato in un battibaleno persino quella povera stella della bimba di Anna dei miracoli, al produttore, a certi “attori” che nemmeno negli Occhi del cuore risulterebbero convincenti, anche perché ormai si è diffusa la consuetudine che, poiché la capacità di dire bene una battuta non è più viva né lotta insieme a noi, tanto vale soffiare, invece che parlare… Naturalmente non si vuole il loro male, ci mancherebbe altro: però qualche etto di pallettoni di sale grosso direttamente sul deretano come fa Zio Paperone con i componenti della Banda Bassotti ogni volta che tentano di introdursi nel suo beneamato deposito forse servirebbe a far capire come si devono fare le cose… Un po’, mutatis mutandis, lungi da noi l’idea di essere irrispettosi, come il celebre Va’, e non peccare più di biblica ascendenza, insomma… Simone Cerri, milanese, poco più che quarantenne, scrive per Las Vegas un libro – più che un testo un vero e proprio viaggio – divertentissimo, per non dire esilarante, sui luoghi comuni del cinema, soprattutto quello americano d’azione. Per tutti gli appassionati, da non perdere.

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