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“Non lo saprà nessuno”

vallonedi Gabriele Ottaviani

«Ti prego» ho detto, «chiariamo io e te, da sole». Lei ha accennato un sorrisetto sicuro, poi ha fatto schioccare la lingua contro il palato qualche volta per dire di no. Avrei voluto buttarmi per terra, inginocchiarmi, pregarla di non credere a niente di ciò che le veniva detto. L’ho vista perdere per un secondo la compostezza mantenuta fino a quel momento. «Sei una stronza» ha detto, si è voltata a guardare Federico, poi, di nuovo me. «Ci hai anche provato con lui» ha urlato con gli occhi lucidi. Credo che tutte le persone presenti in quella piazza, che passeggiavano lungo il porto, o che erano uscite solo a comprare il giornale, abbiano sentito il suo grido e si siano voltate. Ma per me non esistevano. Nessuna delle cose create nel mondo per me, in quel momento, esisteva. Ho detto che era stato lui a provarci con me e poi ho guardato Federico. Si è tirato gli occhiali da sole sulla testa mentre Lisa lo fissava, quasi suggerendogli le parole. «Non l’ho mai fatto» ha detto. A quel punto ho guardato verso Bruno e Marianna. «Non si dicono le bugie» ha aggiunto Bruno, Marianna ha solo annuito guardando altrove. Io ho guardato di nuovo Lisa. «Sei una bugiarda» ha gridato lei, «una sporca bugiarda». Quella frase, mi ha sconfitta, mi sono tornati alla mente i miei tagli sul viso e la punizione che mi era stata inflitta. E da quel momento in poi ho dimenticato tutte le cose che Bruno, Marianna e Federico mi avevano detto fin lì, e ho ricordato solo quella. L’unica che mi sembrava vera. Ero una maledetta bugiarda. «Ho fatto quindici ore di treno solo per farti una sorpresa» ho detto. Tra tutte le cose che avrei potuto dire, non so perché abbia fatto uscire dalla mia bocca proprio quella. Forse mi sembrava l’unica che tutti sapevano fosse successa davvero, forse perché volevo sottolineare quanto tenessi a Lisa perché mi sembrava che se lo fosse dimenticato. «Non mi importa di quello che hai fatto» ha urlato, «su quante cose mi hai mentito, su quante cose mi hai mentito?» «Nessuna, non ti ho mai mentito». Lisa ha guardato un attimo per terra ma è tornata subito su di me. «Non voglio vederti mai più» ha detto. Ho sentito gli occhi diventare lucidi, i piedi sprofondare nel terreno. Ho avuto la certezza che sarei morta.

Non lo saprà nessuno, Anna Francesca Vallone, Aliberti. Bianca e Lisa. Sono due ragazze. Due adolescenti. Una più piccola, l’altra più grande. Si conoscono. Come tanti. Come tante. Come a tutti e tutte, in fondo, forse, è più di qualche volta capitato. In vacanza. Quando si è più liberi. E magari anche più sinceri: di certo, comunque, salvo casi eccezionali e niente affatto auspicabili, più spensierati. Diventano amiche. Ma il cambio di stagione non muta il rapporto. Che anzi si rafforza. Dura. Diviene qualcosa di più. Fisico. Viscerale. Sanguigno. Fuoco che vibra sotto la pelle e accende i lombi, per parafrasare Saffo. Sono giovani. Delicate. Fragili. Sensibili. Disperate. Bianca non ha un orizzonte cui rivolgersi, Lisa conosce la violenza. L’equilibrio che le unisce è solido e insieme sottile. Entrambe ci si aggrappano. Inevitabile che il tutto divenga instabile. Inevitabile che tanti silenzi spezzino la catena. Inevitabile il percorso di riconciliazione. E di autodeterminazione. Crudo, spietato, bellissimo tanto da far male e scritto in stato di grazia, è un romanzo travolgente molto più che ben realizzato sotto ogni punto di vista.

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