Libri

“Noi, i sopravvissuti”

di Gabriele Ottaviani

In questi giorni spesso dopo cena vado a fare una passeggiata nei dintorni…

Noi, i sopravvissuti, Tash Aw, Einaudi, traduzione di Anna Nadotti. Anche se geograficamente la distanza è davvero risicata, in realtà quei pochi chilometri che separano il lussureggiante, povero e selvaggio villaggio malese dove vive Ah Hock dalla capitale Kuala Lumpur, scintillante di vetro e acciaio, sembrano una sorta di muro di Berlino, impermeabile cesura tra due inconciliabili Weltanschauung: al tempo stesso però un diverso benessere sembra essere possibile, purché non si tema di darsi da fare. Né di sporcarsi le mani, se qualcuno minaccia di strapparti via da esse le chiavi per spalancare la porta del tuo sogno: pare di imbattersi nell’Edipo che uccide Laio all’incrocio leggendo il tragico inno di Tash Aw all’istinto di sopravvivenza. Deflagrante.

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