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“I terroristi della porta accanto”

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Avrei voluto raccontare di Francesca e Valerio che girovagavano per le vie di Lugano e progettavano trasferte per i concerti rock – quello dei Queen non potevamo assolutamente perdercelo – , ma devo confessare che ogni passaggio di quelle immagini mi fa cadere malata. Io so che, lontana dalla nostra corsa verso la morte, ero felice: rimettevamo indietro un calendario fatto di sogni da realizzare insieme.

I terroristi della porta accanto, Pietro A. Corsini, Newton Compton. Stanno insieme dagli anni Settanta, si sono sposati nel millenovecentoottantacinque, hanno avuto una figlia, Arianna, nel duemilauno, in due fanno diciassette ergastoli e duecentodiciannove anni e quattro mesi di reclusione, essendo stati riconosciuti colpevoli dell’omicidio di decine di persone, eppure da tempo appaiono liberi e felici come la farfalla del noto spot di un indumento intimo femminile che qualche anno fa ha tormentato i palinsesti: c’è chi ha incontrato lei che nuotava tranquillamente al CONI e chi in lui rivede sempre il piccolo Andrea della famiglia Benvenuti, sceneggiato d’immenso successo con Enrico Maria Salerno e l’adorabile Valeria Valeri. Giusva Fioravanti e Francesca Mambro sono tra i principali terroristi italiani: Corsini racconta la loro storia. E quella d’Italia. Da leggere. Per conoscere, riflettere, capire, imparare e ricordare.

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“Greyhound”

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Meglio di quanto avesse previsto. Tuttavia… bastò una nuova occhiata al convoglio perché tornasse l’inquietudine. La distanza, valutò, era ormai arrivata a sei miglia. La Cadena ci avrebbe impiegato due ore e più per tornare in formazione. Un ultimo sguardo alla nave affondata. Adesso era in verticale, con appena sei metri di prua che ancora sporgevano dal mare. Presto sarebbe sparita; a due miglia dallo scafo, le due scialuppe di salvataggio abbandonate salivano e scendevano mosse dalle onde, a segnare il punto in cui i più fortunati tra l’equipaggio erano riusciti ad arrampicarsi lungo il fianco della Cadena; quegli uomini erano stati fortunati, certo, ma Krause si rese conto che non sapeva ancora quanti ne fossero morti quando il siluro aveva centrato il bersaglio. A galla in superficie c’erano vari relitti, miseri trofei di una vittoria nazista.

Greyhound – Battaglia sui mari, C. S. Forester, Newton Compton. Traduzione di Nello Giugliano. Da questo romanzo il film di Aaron Schneider con Tom Hanks, che si direbbe a dir poco perfetto per il ruolo. Appena entrati in guerra dopo l’attacco a tradimento perpetrato dai giapponesi in quel di Pearl Harbor, gli americani sono subito alle prese con missioni ad altissimo rischio: una di queste vede il comandante Ernest Krause alla guida del convoglio Greyhound, formato da trentasette navi mercantili, lungo la rotta che passa tra i mari ghiacciati del Nord Atlantico, infestato dai micidiali U-boot, i sottomarini della flotta nazista, con lo scopo di portare indispensabili rifornimenti all’esercito di Sua Maestà britannica, il principale alleato della land of opportunity. Ma… Da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Sei sospetti per un delitto”

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D’improvviso una voce giunse dal corridoio…

Sei sospetti per un delitto, Raffaele Malavasi, Newton Compton. Orietta è una giornalista, Goffredo, detto anche Red Spada, un ex poliziotto, Gabriele Manzi un ispettore, il cui collaboratore più alto in grado, Raffaele Giustini, è rimasto coinvolto mesi prima mentre cercava di salvare due bambini in un attentato terroristico che ha fatto ventotto feriti e sette morti e che ha sconvolto indelebilmente Genova: alla squadra di Manzi viene segnalata la scomparsa di un ragazzo, convertitosi all’Islam. Inizia dunque una lotta contro il tempo, nonché una fitta collaborazione, per evitare che nuovamente all’ombra della Lanterna si abbatta la scure dell’indiscriminata e selvaggia violenza… Mozzafiato.

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“La ragazza nel giardino degli ulivi”

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Ma, all’improvviso…

La ragazza nel giardino degli ulivi, Dinah Jefferies, Newton Compton. Dinah Jefferies, nata in Malesia ma sin da piccola residente in Inghilterra, cantrice di eroine appassionate e appassionanti, capace di declinare il femminile senza retorica e in mille e più sfaccettature, descrittrice di epoche e luoghi lontani con perizia ammaliante e avvolgente, torna, assai attesa, visto il successo e l’affetto planetario, in libreria con un nuovo accattivante romanzo, che avvince e convince: è di fatto un detto proverbiale la frase Non c’è pace tra gli ulivi, e non potrebbe esserci effettivamente sintesi migliore per la situazione in cui ci si viene a trovare quando, nella Toscana dell’anno del Signore millenovecentoquarantaquattro, tra i tronchi contorti e nodosi e le drupe profumate, sapide, corpose e splendenti, irrompono i nazisti. Ma… Ottimo e abbondante.

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“La mia pazza vacanza in Grecia”

la-mia-pazza-vacanza-in-grecia- (1)di Gabriele Ottaviani

Era l’ultimo posto in cui Ellen fosse andata a cercarlo. Yan le aveva detto che, superando quel bar, non c’era più nulla a parte la laguna e le montagne. Per un breve istante aveva temuto che potesse aver cambiato idea e che stesse passando la notte con Monica. Ma in cuor suo, sapeva che non era possibile. E così lo trovò, seduto al bar, con un bicchiere in mano, che le voltava le spalle. Nonostante il caldo afoso della serata, Ellen tremava. Ciò che stava per fare avrebbe cambiato tutto. Fece un passo incerto avanti, costringendosi a muoversi. Non sapeva se l’avesse vista arrivare, ma se era così, non aveva avuto nessuna reazione. Forse ormai era troppo tardi. Forse doveva ricacciare indietro il suo stupido orgoglio e parlare con lui a tutti i costi. Arrivò al suo fianco e fece un respiro profondo. «Yan». La brezza del mare le smosse i capelli, dandole un brivido. Lui rimase immobile.

La mia pazza vacanza in Grecia, Mandy Baggot, Newton Compton. Traduzione di Arianna Pelagalli e Anna Ricci. Il lavoro va bene. L’amore va bene. La vita va bene. Ellen è felice. Almeno fin quando il destino cinico e baro non si diverte a soffiare sul suo apparentemente perfetto e solido castello di carte, distruggendolo in un battibaleno, senza appello. Sola, a pezzi, amareggiata, sconfitta, disillusa, Ellen è sul punto di lasciarsi andare: finché non la chiama sua sorella. Ha bisogno di lei. Deve organizzare un matrimonio. In quel paradiso in terra che è Corfù. E così… Incantevole.

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“Delitto alle saline”

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Consumati i caffè e usciti dal bar, i due si salutarono, prendendo ciascuno la propria strada. Ventura, con Crimbo stretto al guinzaglio, si diresse verso la spiaggia di Marina. Lungo il tragitto, mentre stava portandosi un sigaro alla bocca, pronto ad accendere, sentì chiamare il suo nome: «Mario, Mario». Erano pochi coloro che potevano permetterselo. La sorpresa fu addolcita anche dal fatto che si trattava di una voce femminile. Si voltò e vide spuntare dal finestrino di una bmw, accostata poco più avanti, il bel viso fine e solare di Anita Navarra. Gli apparve anche più bella dall’ultima volta che l’aveva veduta. Tolse il sigaro dalle labbra e, dopo essersi avvicinato all’auto, con voce franca le confidò: «Sentirmi chiamare Mario è sempre un colpo basso». E, scherzando, aggiunse: «Potrei concedere tutto». «Avevo proprio bisogno di parlarti», gli rivelò lei. «Sali?». Ventura le mostrò il cane. «Fai salire pure lui». «Volentieri», rispose in forma galante. E montò su, facendo accucciare Crimbo sotto le gambe. Il bravo, vecchio, pensionato Ventura aveva imparato a non perdere più la testa per una donna con molti anni di meno. Questo è quanto s’era ripromesso, dopo la sua sconfitta da parte di quella ragazza inglese che, tempo addietro, lo aveva stordito con la propria giovinezza. “Non debbo ricaderci ancora. Alla mia età sono botte da cui non ci si rialza”, era il mantra che ripeteva tutte le volte che si riproponeva l’occasione. «Bella macchina…», si complimentò. «L’ultimo lusso che mi è rimasto di un mondo di sfarzi al quale, da tempo, non appartengo più». «È bello anche rivederti, Anita», si tradì, annusando il buon odore di Chanel n° 5 sparso nell’abitacolo. Avvertì dentro di sé qualcosa di molto vicino a un senile invaghimento, che poteva valere perfino più di un’amicizia, ma che seppe controllare. «Sono qui a Marina, per quella cugina di mia madre. L’ultima volta che ci sono venuta ho cercato te, invece». «Davvero?», farfugliò. In quel momento, si sentì un suono provenire dalla borsa di Anita. Era il suo smartphone. Lo prese e controllò. Aveva appena ricevuto un messaggio su WhatsApp; ne lesse il contenuto, rispose e rimise via l’apparecchio. «Tu non m’hai lasciato un recapito, non m’hai detto dove abiti, così, m’è stato impossibile trovarti», riprese subito il discorso. «Veramente non pensavo… Hai ragione». «Sono tornata anche in quel bar ma…». «E come mai mi hai cercato?», le chiese Ventura…

Delitto alle saline, Danilo Pennone, Newton Compton. C’è una casa al mare, lungo la costa sudorientale della Sicilia, per la precisione a Marina di Ragusa, dove un giorno di aprile dell’anno del Signore duemiladiciassette viene ritrovato il cadavere di un uomo, l’ex assessore all’urbanistica Domenico Capriolta, il rampollo del re del sale. Tutto sembrerebbe far propendere per una dinamica abbastanza chiara: ma si sa, la vita ama giocare con gli uomini, che nel suo disegno sono solo granelli. Di sabbia. O, appunto, di sale. E… Intenso, intrigante, avvincente, mozzafiato: impossibile staccarsene prima della fine.

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“In riva al mare tutto può succedere”

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Il restante tempo lo avrebbero passato a parlare con i vicini e ad andare nella gioielleria di Portofino. Si era imbattuta nel nome della villa in una fotografia di Connie, in piedi davanti alla maestosa porta d’ingresso, e sul muro ci aveva trovato una targa in ceramica. “Casa di Donato”. Avrebbero chiesto nei paraggi, fino a quando qualcuno non gli avesse fornito indicazioni. C’erano ancora molti diari da leggere, e Grace li aveva copiati con attenzione sul computer. Un lungo viaggio in treno sarebbe quindi stata l’occasione perfetta per dargli un’occhiata. Facendosi largo tra la folla, Grace ebbe un attimo di ansia non vedendo Ellis. Ma poi il volto le si distese in un grande sorriso di sollievo, intravedendolo: assomigliava a uno del posto, gentile, con un paio di occhiali da sole, pantaloncini di cotone, mocassini e una polo a righe, aperta sul petto, con le maniche arrotolate, che accentuava un’abbronzatura color caramello. Sembrava diverso, lì all’aeroporto. Più radioso e affascinante, ma poi Grace pensò che un posto bello come l’Italia avrebbe fatto apparire tutti più attraenti e con un aspetto migliore. Era rilassata e felice, il che aveva sempre avuto un magnifico effetto sul suo intuito. Ellis aveva in mano un biglietto nero con la scritta “Grace Quinn Benvenuta a Venezia” in inchiostro viola.

In riva al mare tutto può succedere, Alexandra Brown, Newton Compton, traduzione di Francesca Berardi. Per una persona curiosa fare la custode alla Convenient Storage Company è il lavoro dei sogni, soprattutto quando si ammucchiano scatoloni che nessuno viene a reclamare: e Grace è più curiosa di quanto lo sia il gatto del proverbio, al quale però mal ne incoglie. La sua attenzione, di recente, è stata catalizzata da un mucchio di lettere risalenti agli anni Trenta e non solo del ventesimo secolo. Missive appassionanti, avvincenti, misteriose, scritte con una grafia perfetta e che solleticano in lei una domanda: cosa può aver spinto una giovane donna nel pieno dell’orrore della seconda guerra mondiale a lasciare l’Inghilterra per l’Italia? Forse un irresistibile e felice amore, come quello che la stessa Grace spera, un giorno, d’incontrare per cambiare la sua vita? Da non perdere.

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“Un’estate all’improvviso”

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Scoprirai, Emilia, che la vita non è sempre un cerchio. Molto spesso è un groviglio intricato di deviazioni e vicoli ciechi, false partenze e cuori infranti. Un labirinto esasperante e confusionario, impossibile da percorrere e inutile da tracciare». Mi stringe la mano. «Ma non devi perdertene neanche un centimetro, mai».

Un’estate all’improvviso, Lori Nelson Spielman, Newton Compton, traduzione di Chiara Gualandrini. Emilia non ha mai preso sul serio la maledizione che una sua antenata scagliò contro la sorella: eppure anche lei, a secoli di distanza, è una secondogenita che non ha ancora trovato l’amore. Ma non è detto che però lei non lo troverà mai. Né tantomeno che lo aneli, visto che è felice della sua condizione di donna libera. Un giorno, però… Divertente, brillante, variopinto, intenso, grazioso.

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“Il mio favoloso viaggio in Francia”

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Il mattino dopo, io e Faye riceviamo un messaggio di Jo, che evidentemente soffre di nostalgia per le nostre chiacchierate di gruppo.

Il mio favoloso viaggio in Francia, Sue Roberts, Newton Compton, traduzione di Arianna Pelagalli. Liv ha cresciuto suo figlio, che ora è grande e del quale è giustamente orgogliosa, da sola. I dolci, assieme a lui, sono la sua vita: un giorno però capisce che non può continuare a evitare di rispondere come si deve alle domande che Jake gli pone, che vertono per lo più su un solo argomento, ovvero su chi sia il padre. Per farlo però deve tornare in quei luoghi che, vent’anni prima, quando era una diciottenne innamorata dell’amore e bramosa di vita, hanno cambiato il corso degli eventi, ossia i meravigliosi lidi della Costa Azzurra. E investigare. Così… Delizioso.

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“Passeggiate ed escursioni a Roma e dintorni”

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Quando lo zoo della città fu inaugurato, il 5 gennaio 1911…

Passeggiate ed escursioni a Roma e dintorni, Stefano Ardito, Newton Compton. L’urbe, la città eterna, la patria fondata da Romolo, le cui origini la propaganda augustea ha fatto addirittura risalire al pio Enea per il tramite della sublime arte poetica di Virgilio, è uno scrigno di bellezza incommensurabile, benché sovente sia violentata dai suoi abitanti noncuranti e incivili: ma anche le zone limitrofe possono regalare a chi abbia desiderio di immergervisi salvifiche incursioni nella meraviglia della natura e dell’ingegno umano, quando rispettoso dell’ambiente. L’autore ci fa viaggiare, nella storia e nei luoghi, incuriosisce, intriga, diletta: un’occasione da cogliere al volo.

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