Libri

“Il segreto della collezionista di fiori”

61Jt6OEYutL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Sei fortunato perché i ragazzi ti sopportano. Fosse stato per me, non saresti qui».

Il segreto della collezionista di fiori, Karen Viggers, Newton Compton, traduzione di Anna Ricci. In Tasmania, nei dintorni della cittadina di Geeveston, fa splendida mostra di sé un parco a dir poco magnifico costituito per lo più da alberi secolari: è lì che Leon – da non molto trasferitosi nell’isola al largo della costa sudorientale dell’Australia, al di là dello stretto di Bass, battezzato così in onore del medico di bordo della sua nave da Matthew Flinders, l’ufficiale di marina britannico che lo attraversò, primo europeo, e prima persona nota ad aver circumnavigato il nuovissimo continente, confermandone appunto tale status, sul finire del diciottesimo secolo – ha trovato lavoro come guardaboschi. Leon è amabile, e pian piano tutti gli si affezionano sempre più, gli vogliono bene e ne sono ricambiati: persino una ragazza timida, riservata e traumatizzata come Miki potrebbe finalmente di nuovo grazie a lui riaprirsi al mondo. E… Intenso, delicato, dolce, emozionante, intimo, sentimentale senza sentimentalismo, appassionante, lieve ma non superficiale né banale, ben scritto.

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“I segreti tecnologici delle antiche civiltà”

618b1LZtSCL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Penserete che la chirurgia plastica sia un ritrovato recente della medicina; invece, abbiamo le prove che veniva già impiegata almeno 2600 anni fa. Un manoscritto egizio, il cui testo è stato copiato da un libro che risaliva al 2500-3000 a.C., contiene istruzioni per quella che è stata interpretata come la ricostruzione di un naso rotto.

I segreti tecnologici delle antiche civiltà, James M. Russell, Newton Compton, traduzione di Mariafelicia Maione. Il calendario, la sveglia ad acqua di Platone, l’apicultura, l’orologio meccanico, il cioccolato mesoamericano, l’ombrello, il gabinetto, letti, materassi, chiavi, serrature, parrucche, trucchi, i segreti della distillazione, i vigili del fuoco, utensili d’osso, posate, sistemi di refrigerazione, rasoi, gomme da masticare, sesso e afrodisiaci, l’alfabeto, le carte da gioco, la colla, il denaro, i primi giochi e fiammiferi, la gomma e la seta, i pionieri dello sci, il motore a vapore di Erone di Alessandria, la città del mitico faro, la lavorazione dei metalli, la ruota raggiata, le invenzioni preistoriche, la mongolfiera, la gru, la vite, tunnel, miniere, pozzi petroliferi e di trivellazione, la lavorazione del vetro, i caratteri mobili, il mulino a vento, l’attività subacquea, la nanotecnologia, l’acciaio di Damasco, la coppa di Licurgo, il blu dei Maya, la batteria di Baghdad, il vetro infrangibile, il conglomerato cementizio romano, le lenti assire di Nimrud, la macchina di Anticitera, la pietra del sole norrena, il raggio ustorio di Archimede, l’antenata della mitragliatrice, le prime armi, la balestra, la catapulta, la nave da guerra, i gas velenosi, le armature, i paracadute, i carri armati, dentiere, anestetici, protesi, tatuaggi, il magnetismo, i pigmenti, l’algebra, il sismoscopio di Zhang Heng, il Leonardo da Vinci cinese, la mappa dei cieli, la cartografia, i pesticidi, il razzo, la camera oscura, gli strumenti ottici, lo zero e tanto, tanto altro: la storia, maestra troppo spesso inascoltata, procede grazie alle opere d’ingegno, e molto spesso siamo portati a dare per scontate o per estremamente moderne innovazioni che invece sono frutto di straordinarie ricerche che affondano le loro radici in un’antichità remota e romita. Il saggio qui presentato, marchianamente divulgativo, è un vero e proprio intrigantissimo viaggio: da leggere.

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“La piccola villa sulla collina”

81eNzOkF9iL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Maddie deglutì. Considerati gli accadimenti degli ultimi giorni, non si sarebbe mai immaginata che Seth le offrisse di fare una cosa del genere. Era una proposta incredibilmente generosa.

La piccola villa sulla collina, Emma Davies, Newton Compton. Traduzione di Daniela Palmerini. Maddie è in fuga da Londra, dal suo passato, da un segreto che rischia di continuo di rovinare ogni cosa, da uno scandalo, dall’agenzia di pubbliche relazioni per cui lavora, scappa in un altrove bucolico in cui finanche ogni pietra suggerisce suggestioni emozionanti. Il progetto è di promuovere una lussuosa dimora per le vacanze in campagna, fuori dal caos metropolitano: sarà la sua rivincita e il suo riscatto. Quando arriva a  destinazione però si accorge che la potenza non è ancora divenuta atto: tutto è fatiscente e degradato, e Seth, il proprietario della magione, pare un po’ fuori dal mondo. Eppure, con fatica, Maddie riesce a entrarvi in sintonia: ma… Intenso e delizioso.

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“I dimenticati di Mussolini”

61v8VawuuoL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Dovette passare per la solita trafila del riconoscimento attraverso la piastrina, con il numero di matricola e quello dello Stalag; poi fu la volta della visita medica e della vaccinazione contro il vaiolo e il tifo che probabilmente salvò il nostro soldato. Come tutti gli altri dovette consegnare i propri abiti per la disinfestazione con il detergente Zyklon B e passare alla doccia per togliersi tutto il sudiciume del viaggio; qui ebbe l’amara sorpresa di essere rapato a zero e di certo il clima di quelle zone non favoriva una simile decisione. Il lavoro era massacrante e, come in tutti gli altri luoghi di detenzione del Reich, il cibo era pochissimo. Le malattie provocavano un calo di produttività creando un serio problema per lo sforzo bellico a cui era chiamata la Germania di Hitler. Ciò accadde anche a Kassel, dove la Volkswagen registrò che gli IMI svenivano per fame. Berlino intervenne consigliando di sostituire l’alimento base, le rape, con farine e paste italiane ottenendo un miglioramento produttivo, anche se quegli uomini perdevano dai quindici ai venti chilogrammi in soli tre mesi di detenzione. Solo qui si ebbero seimilaseicentoquarantotto lavoratori liberi su un totale nei campi di quattrocentoundicimilatrecentotrentuno, al 27 settembre 1944.

I dimenticati di Mussolini, Giuseppina Mellace, Newton Compton. Ovvero, la storia dei militari italiani deportati nei lager nazisti e nei campi alleati dopo l’8 settembre 1943, come recita appropriatamente il sottotitolo del volume chiaro, divulgativo, ampio, interessante, documentato, denso, corposo, avvincente e istruttivo scritto con mano solida e avvalendosi di una messe importante di riferimenti, dati e citazioni da Giuseppina Mellace: l’ultima guerra mondiale, recente eppure già lontana, poiché i superstiti e i testimoni stanno sempre più passando a miglior vita, è stata indagata in lungo e in largo nel corso degli ultimi decenni, ma non mancano ancora le zone d’ombra, soprattutto per quel che concerne le sorti di molte persone sulla cui esistenza le decisioni dei potenti hanno avuto conseguenze decisive. Da leggere.

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“La figlia perduta”

61WlqY+ouJL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le ferite guarirono senza infettarsi…

La figlia perduta, Gill Paul, Newton Compton, traduzione di Francesca Campisi. Val non sa nulla della madre e col padre non si parla da anni, eppure una notte, anche per sfuggire al giogo cui la costringe il suo terribile marito, si reca a soccorrerlo. L’uomo ha avuto un malore ed esala una frase, quella che pare la confessione di un delitto. Ma a chi si riferisce? Alla moglie? O a qualcosa accaduto oltre cinquant’anni prima, dall’altra parte del mondo rispetto all’Australia del millenovecentosettanta, in quell’Ekaterinburg teatro della fine dei Romanov in cui una delle principesse fa innamorare le guardie, pensando forse che si potesse trattare di una strategia di fuga vincente? Intenso, fluido e coinvolgente: da leggere.

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“Il cadavere nella palude”

81eJQfmHSCL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La riunione mattutina era stata frettolosa.

Il cadavere nella palude, Joy Ellis, Newton Compton, traduzione di Micol Cerato. In quanto a gestione della tensione narrativa, questo testo pare davvero avere pochi rivali: la vicenda si dipana in maniera riuscita attraverso un climax ascendente deciso e significativo, che intriga e tiene saldamente in pugno l’attenzione del lettore. Nikki, protagonista di cui la Ellis ricava per sua stessa ammissione molti tratti dalla sua compagna di vita, un’ex poliziotta pluridecorata, è una detective ruvida che non si lascia intimorire dalle maniere forti quando c’è da risolvere un caso. In quest’occasione la questione è ancor più spinosa del solito in quanto coinvolge un collega, che sembra essere nuovamente perseguitato dal passato e non creduto dai suoi capi: nelle paludi presso Greenborough è stato infatti rinvenuto un cadavere…

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“Un regalo per Miss Violet”

image002.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Dove l’hai preso?», domandò. «E perché non è in vendita in negozio?» «C’è stato, per un po’. Era su uno dei manichini», rispose Violet. «Ma nessuno voleva comprarlo, così l’ho messo via. Apparteneva alla moglie di un ex membro del Congresso. Lo indossò in una serata di gala in occasione della prima inaugurazione di Eisenhower, nel 1953». «Perché mai si è sbarazzata di un abito come questo?» «È una storia abbastanza divertente, a dire il vero. Suo marito era un pezzo grosso del Partito repubblicano, mentre lei era una democratica convinta. Quando comprai il vestito e le domandai perché se ne stesse sbarazzando, rispose: “Perché ho votato per Stevenson”». «Be’, è meraviglioso». April tenne l’abito sollevato davanti al petto. «Non che abbia alcuna speranza di entrare in un girovita così minuscolo, specialmente adesso. Ma mi stupisce che tu non sia riuscita a venderlo. Magari la gente ha bisogno di vederlo addosso a qualcuno, non su un semplice manichino. Dovremmo senz’altro usarlo per lo spettacolo». «Lì dentro dovrebbero esserci anche dei guanti neri da abbinarci». «Oh». April tirò fuori un paio di lunghi guanti di seta.

Un regalo per Miss Violet, Susan Gloss, Newton Compton, traduzione di Tessa Bernardi. Susan Gloss è membro della Tall Poppy Writers, un’associazione di donne scrittrici di tutto il mondo, si è laureata all’Università di Notre Dame in inglese e in spagnolo e ha poi proseguito gli studi in legge presso il principale ateneo statale del Wisconsin, vive con la sua famiglia a Madison, dov’è ambientato il romanzo, ha un sito internet curato, piacevole a vedersi e piuttosto frequentato e soprattutto ha una grande dote: la leggibilità. Non è un caso, infatti, che le sue storie siano appannaggio di un grande pubblico. Con semplicità mai banale e sempre godibile infatti narra di personaggi ben caratterizzati, immersi in situazioni comprensibili e accattivanti: Violet ha un negozio di abiti vintage cui dedica tutta sé stessa, volendo dimenticare la fine infelice del suo matrimonio. E la sua attività è un vero punto di riferimento: un giorno… Delicato, intenso, avvincente.

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