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“La corona del potere”

di Gabriele Ottaviani

Giunse l’ora, e…

La corona del potere, Matteo Strukul, Newton Compton. Ludovico si è impossessato di Milano, Venezia si gode la scena, l’arte fiorisce maestosa e sublime, Carlo vuole possedere l’Italia con la stessa voracità con cui il papa fa giacere nugoli di amanti sotto la volta del suo baldacchino: è l’anno del Signore millequattrocentonovantaquattro, e la storia procede in tutta la sua monumentale ferocia: Matteo Strukul è il più titolato scrittore di romanzi storici che ci sia in questo momento in Italia e non solo, e il nuovo capitolo della sua saga è travolgente, potente, coinvolgente, brillante, entusiasmante, oltre che una formidabile allegoria sull’arroganza delle umane bramosie. Da non perdere.

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“Il mistero della casa delle civette”

Civettecoverdi Gabriele Ottaviani

Eravamo tornati in libreria. Seduto dietro il bancone della cassa, sfogliavo e risfogliavo il libro su Gustavo Rol in cerca di indizi che potessero portarmi a capire quale fosse l’idolo di Torlonia. Ma più sfogliavo le pagine più non mi veniva in mente niente. Niente, proprio niente. Il Genio ormai mi aveva gettato il guanto di sfida e io volevo trovare la soluzione, a tutti i costi. Non gliel’avrei data vinta, questa volta: in fin dei conti ero un bravo giallista, multi-premiato, perché non avrei dovuto arrivarci? Lui, invece, stranamente non si era ritirato nel retrobottega. Si era sbracato sull’Ettorina, le gambe penzoloni da un bracciolo, guardando melanconicamente in direzione della strada. Fuori niente pioggia, almeno. Andammo avanti così per un po’, in silenzio, finché la voce di Misericordia non spezzò quella monotonia: «Scommettiamo che entro un’ora Ceratti mi chiama?». Alzai gli occhi dal libro per rispondergli: «Che c’è da scommettere? È probabile, prima o poi dovrà chiamare, no?»…

Il mistero della casa delle civette – Le indagini del libraio Ettore Misericordia, Max Morini, Francesco Morini, Newton Compton. Piove, fa freddo, è novembre: per colmo di sventura Fango ed Ettore Misericordia sono alle prese con una di quelle pratiche che potendo chiunque scantonerebbe volentieri senza la benché minima esitazione, ossia l’inventario della libreria. A interromperli interviene il trillo del telefono: l’ispettore Ceratti ha bisogno del loro aiuto per risolvere un caso. Una cartomante, infatti, è stata ammazzata in piena notte nel suo appartamento di piazza Vittorio, località esoterica per definizione nel pieno centro di Roma, si pensi solo alla porta magica che custodirebbe il segreto della pietra filosofale: l’indagine è da subito complessa, e niente appare davvero come sembra. Intrigante, brillante, avvincente, intelligente, ironico, trascinante: da leggere.

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“La villa degli amori sospesi”

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Come poteva deluderla? Come poteva piantarla lì così? Che poteva fare adesso? La cosa migliore sarebbe stata occuparsi della sua lista come aveva in mente di fare. No, quello ora era fuori discussione. Non avrebbe permesso a suo fratello di mandare all’aria questa possibilità. Come poteva essere così codardo? Il fallimento non era un disonore, non provarci nemmeno, invece, sì.

La villa degli amori sospesi, Lena Johannson, Newton Compton. Traduzione di Jessica Ravera. Scrive, ha lavorato in libreria, è di Amburgo, città fra le più belle e dalla storia più articolata e interessante della Germania, e ha una passione per il cacao: sono tutti elementi che tornano, questi, nella prosa bella, appassionata, appassionante, ampia, varia, raffinata, elegante, avvincente e solida, di Lena Johannson, che conosce l’arte della parola e racconta la vicenda di una ragazza che, in un paese devastato dalla prima guerra mondiale, per la quale deve pagare un prezzo elevatissimo, non cede di un millimetro, e lotta con ogni forza per salvare non solo la sua famiglia, ma anche i propri sogni. Da leggere.

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“Stanza 19”

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«Il porco ha chiamato la scuola di recitazione», racconta Fleischauer, «e l’ha minacciata di ritirare il finanziamento se avessero continuato a dare lezioni a Sinje». «Cosa?», replica Tom guardando Fleischauer con scetticismo. «Dice sul serio?». Fleischauer resta impassibile. «Anch’io ho reagito come lei. Ma Sinje ha parlato con il direttore della scuola, che all’inizio non voleva sputare il rospo. Sa essere molto persuasiva». «Ci sono testimoni?», chiede Tom. «Testimoni? Ah ah!», esclama Fleischauer in tono canzonatorio. «Keller è troppo scaltro. Un bugiardo di professione che minaccia senza che nessuno possa fargli niente».

Stanza 19, Marc Raabe, Newton Compton. Traduzione di Alessia Degano. Durante una prestigiosa rassegna cinematografica quasi duemila spettatori assistono a una proiezione. Terribile. Non perché si tratti di un film orrendo. Ma perché sullo schermo si vede morire, davvero, la figlia del sindaco di Berlino, Otto Keller. E l’assassino lancia pure un monito finale: non sarà l’ultima a essere colpita senza scampo dalla scure della sua furia. Tom Babylon non può che indagare… Marc Raabe, che conosce a menadito i meccanismi della scrittura e del piccolo e grande schermo, dà vita a un nuovo travolgente romanzo. Ad altissima tensione.

 

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“Così vicine, così lontane”

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Marie ha portato Corrine a vedere il negozio di giocattoli (hanno una giostra in miniatura, è bellissima!) e io osservavo l’andirivieni della gente intorno a me, con le guance rosse e gli occhi lucenti. Il Natale si sente ovunque, qui a Rockport. C’è una decorazione natalizia su ogni palo della luce. Una ghirlanda appesa a ogni porta. Ma quello che ha catturato la mia attenzione è stato il tramonto. Chissà se vedi lo stesso tramonto che ammiro io, Rita? D’inverno i nostri tramonti sono come gioielli rosso fuoco che illuminano il cielo in un arazzo di colori. Non mi ero resa conto di essermi fermata a fissare il modo in cui le varie sfumature si riverberavano sull’alto campanile bianco della chiesa. La gente doveva aggirarmi per proseguire sul suo cammino, ma nessuno ha borbottato e nessuno mi è venuto addosso. Credo che abbiano pensato che forse avevo perduto qualcuno.

Così vicine, così lontane, Suzanne Hayes, Loretta Nyhan, Newton Compton. Traduzione di Donatella Semproni. Nel millenovecentoquarantatré, in gennaio, Rita Vincenzo, mite coniuge di un professore del Midwest, con la passione per il giardinaggio, riceve, per uno scherzo del destino, che dà vita a una formidabile storia senza tempo di amicizia, contro la solitudine, le difficoltà e le paure dell’esistenza, la sua prima lettera da Glory Whitehall, brillante, piena di vita, residente nel New England, che con Rita non ha nulla un comune se non, anche lei, un uomo che ama lontano. Al fronte. A combattere una guerra di cui non sembra affatto prossima né certa la fine. E… Emozionante.

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“Il ritorno del centurione”

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L’aria risuonava dei versi degli uccelli marini…

Il ritorno del centurione, Harry Sidebottom, Newton Compton. Traduzione di Vittorio Ambrosio. Gaio Furio Paolo è uno dei pochi fortunati che a metà del secondo secolo avanti Cristo è riuscito a tornare a casa, nei suoi possedimenti in quella Calabria cui si deve il nome Italia: ma il giovane soldato che conosce la guerra sembra essere perseguitato da un’aura di morte. Roma è una potenza, ha sconfitto i cartaginesi, annesso la Grecia, lotta coi Parti, ma non c’è pace, e, come il motto insegna, se la desideri, è la guerra che devi preparare: nei suoi terreni il centurione si imbatte in brandelli di corpi, macabri retaggi di storie da scoprire… Travolgente, coinvolgente, convincente.

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“Le due donne di Auschwitz”

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Rimasero a guardare Otto, il padre di Eva, che si allontanava di fretta…

Le due donne di Auschwitz, Lily Graham, Newton Compton. Traduzione di Francesca Campisi. Nella notte più nera della storia una donna si ritrova deportata in un campo di concentramento e sterminio, separata dal marito, di cui cerca incessantemente notizie. Incontra un’altra donna, che condivide la prigionia e la sorte, e… Straziante, deflagrante, necessario. Perché chi non ricorda rivive e in peggio, e la memoria è la dote più preziosa che abbiamo.

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“Non essere cattiva”

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Non va tutto bene…

Non essere cattiva, S. E. Lynes, Newton Compton. Traduzione di Sofia Buccaro. Nicola è una donna di successo, ma per certi versi è ancora la bambina che una notte la madre ha portato via da casa per sempre. Quella madre che ha sacrificato tutto per i suoi figli, e che ora è morta: Nicola non può evitare di ritornare con la mente al passato. Al terrore che provava al solo sentire della presenza del padre. Alla balbuzie, in continuo peggioramento, del fratello, ora in carcere. Per omicidio. E Nicola è pian piano sempre più convinta di aver avuto un ruolo determinante in tutto questo. Un ruolo che non ricorda… Deflagrante e mozzafiato.

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“Ho imparato a odiarti”

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Non incolpo quel ragazzo per essersi arrabbiato…

Ho imparato a odiarti, Vi Keeland, Penelope Ward, Newton Compton. Traduzione di Chiara Gualandrini. Il destino ama giocare con le vite delle persone, la natura non si cura di noi, come sa bene l’islandese leopardiano, ci mette al mondo e basta, poi tutto il resto non è più affar suo: e così capita che in un negozio di abiti usati una donna che è andata a disfarsi dell’eredità del suo fallimento sentimentale trovi tracce di un uomo che in apparenza sembrerebbe perfetto per lei. Tanto che inizia a cercarlo, e… Divertente.

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“Il giallo di via Poma”

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Se è lui, date le dimensioni del piede, dovrebbe essere un uomo piuttosto alto, almeno uno e ottanta, il che è già un indizio, però… Però qualcosa non lo convince. Destrieri rivede alla moviola il film che ha girato mentalmente fin dai primi sopralluoghi dopo l’omicidio. L’assassino uccide Carla, apre la porta, probabilmente sbircia sul pianerottolo per assicurarsi che non ci sia nessuno sulle scale. Via libera, il palazzo è deserto. È il momento della fuga. Il più rischioso. Il killer ha fretta e paura. Ha cercato di pulire il sangue ma sa che dovrà tornare per completare il lavoro. Sottobraccio o in una borsa, i fuseaux insanguinati e il top della ragazza e, di sicuro, il suo piano è quello di far sparire il cadavere in un secondo momento, magari di notte. Ha le chiavi del portone, attaccate al mazzo che ha sottratto a Carla, oltre a quella dell’ufficio e deve stare attentissimo a non farsi vedere da qualcuno. Ammesso che l’assassino non sia il portiere, il che spiegherebbe tutto. Ma Destrieri sa che su Paolo Vannucci il suo team investigativo sta lavorando al meglio e, da rigoroso poliziotto qual è, deve prendere in considerazione anche una pista alternativa…

Il giallo di via Poma, Massimo Lugli, Antonio Del Greco, Newton Compton. Chi c’era se lo ricorda, quel caldo giorno d’estate di tanti anni fa: a Roma una ragazza viene uccisa. Di fatto si trova da sola col suo assassino in un palazzo di un elegante quartiere fatto di uffici che, ben prima che il cosiddetto lavoro da casa, che sovente di agile non ha proprio alcunché, diventasse una necessità e forse finanche una moda, la spinta ineluttabile a una modernità, troppo spesso osteggiata per interesse a conservare con qualunque mezzuccio miserrimi e niente affatto lungimiranti privilegi corporativi, che sta affossando ancora più della pandemia le attività commerciali nei pressi dei ministeri che garantivano sostentamento a migliaia di famiglie, erano comunque spopolati in quel periodo dell’anno dall’aria quasi mistica che è l’agosto metropolitano delle mogli in vacanza, per citare una celeberrima pellicola: Simonetta Cesaroni è il nome di una vittima che ognuno rimembra con pena, la protagonista di un mistero torbido, insanguinato, terribile, ancora pieno di zone d’ombra e privo di giustizia. Con la consueta abilità gli autori ritraggono lo Zeitgeist, e prendono le mosse dal particolare per raggiungere l’universale: da non perdere. Per conoscere, riflettere, capire.

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