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“Joe Petrosino – Il mistero del cadavere nel barile”

51Ju9uRp-vL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

A William Flynn piaceva osservare il Ponte di Brooklyn, lo riportava alla sua infanzia. Ricordava i tempi in cui era stato costruito, quando da ragazzino giocava a baseball per strada a Manhattan, ed era ancora sottile e scattante. La vista del Ponte gli rammentava l’odore di sigaro di suo padre, la cantilenante parlata irlandese di sua madre e le sue mani candide e gentili quando lo accarezzava per svegliarlo la mattina. E così Flynn, quando poteva prendersi una pausa, scendeva sempre volentieri dal suo anonimo ufficio del dipartimento del Tesoro di Wall Street per fare quattro passi con le mani in tasca fino al Ponte.

Joe Petrosino – Il mistero del cadavere nel barile, Salvo Toscano, Newton Compton. La figura storica è quella di un poliziotto di origini italiane naturalizzato statunitense, un pioniere della lotta al crimine organizzato fatto fuori a quarantanove anni ancora da compiere nel millenovecentonove perché troppo pericoloso per i delinquenti: il romanzo, avvincente, connotato da un ottimo ritmo, scritto con piglio imperioso da un autore che è anche giornalista e che è stato pure semifinalista al Premio Scerbanenco, intitolato a un vero e proprio maestro della letteratura di genere, racconta l’ascesa nella Grande Mela della Mano Nera, Cosa Nostra, la mafia, prendendo le mosse da un corpo orrendamente mutilato, e… Impeccabile.

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“Il palazzo dei sogni perduti”

51GsVhMAQ4L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non vorrei rifiutare nessun lavoro, se anche per farlo dovessi restare sveglia tutta la notte…

Il palazzo dei sogni perduti, Charlotte Betts, Newton Compton, traduzione di Paolo Ippoliti. Quando la vedovanza la getta tra le spire di un tracollo economico senza precedenti, la giovane e bella Beatrice abbandona sul finire del diciottesimo secolo l’Hampshire e raggiunge nella colonia per antonomasia, l’India torrida e sensuale, il fratello, che, sposando una meravigliosa ragazza del luogo, assieme alla quale risiede in un maestoso ma marcescente palazzo, pare essersi perfettamente integrato. Lei, invece, fa molta fatica, almeno finché… Ben scritto, ben confezionato, avvincente, intrigante, suadente, ammaliante.

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“Una famiglia colpevole”

51u6TELRHyL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Successe in un batter d’occhio.

Una famiglia colpevole, Barbara Taylor Sissel, Newton Compton, traduzione di Almerico Bartoli. L’auto si schianta nella notte. Il telefono squilla. Jordan è grave. Con lui, che guidava, nell’abitacolo c’erano anche un’amica. E suo cugino. La cui madre accusa Jordan. E la madre di lui. Mentre i ragazzi lottano fra la vita e la morte esplode un Carnage di risentimenti: è questo però il momento di restare uniti, anche se… Credibile, potente, avviluppa l’attenzione del lettore sin da subito: da non perdere.

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“Un amore perduto”

51XTEglz0rL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Gli avrebbe chiesto perdono un altro giorno.

Un amore perduto, Liz Trenow, Newton Compton. Traduzione di Anna Ricci ed Erica Farsetti. Ci sono una tedesca, un’inglese e un’americana. Ma non è affatto una barzelletta, anzi, è l’incipit di un romanzo struggente scritto con ritmo irresistibile e che intreccia i destini di tre formidabili personaggi femminili. Una ha fatto una promessa al marito, e vuole ritrovare suo figlio. L’altra cerca, perché i suoceri affranti glielo hanno chiesto come favore, la tomba del coniuge. La terza molla tutto e parte perché sente che suo fratello, arruolatosi sotto falso nome, è ancora vivo. È il millenovecentodiciannove, la grande guerra è appena finita, le sue conseguenze sono appena cominciate, il Belgio è un luogo martoriato, ma il cuore di queste donne è il paese più straziato. E più pieno d’amore e speranza. Da leggere.

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“Salinger”

41prdA+fIAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«The New Yorker» presentò Per Esmé: con amore e squallore l’8 aprile 1950. Dopo i concitati anni 1948 e 1949, Salinger pubblicò soltanto questo racconto tra l’aprile del 1949 e il luglio del 1951. Esmé fu un successo immediato. I lettori riconobbero la sua natura di tributo e inondarono Salinger di lettere. Il 20 aprile questi si stupì con Gus Lobrano poiché aveva già ricevuto più posta per Esmé che per qualsiasi racconto avesse mai scritto. Tutti attendevano con ansia la sua prossima opera. Eppure, in un momento di chiara ascesa della propria carriera, Salinger decise di non pubblicare più nulla fino a quando non avesse terminato il suo adorato romanzo, Il giovane Holden. L’impresa era davvero audace. Più che un libro vero e proprio, Salinger aveva per le mani un groviglio di racconti discontinui scritti a cominciare dal lontano 1941. Continuando a lavorare al manoscritto nel corso degli anni ne aveva cambiato e alterato l’aspetto e la filosofia…

Salinger – La vera storia di un genio, Kenneth Slawenski, Newton Compton. Traduzione di Nello Giugliano e Giulio Lupieri. Bello sin dalla copertina, il ritratto che Kenneth Slawenski – nato e cresciuto nel New Jersey, consulente storico per Hollywood, due lauree all’attivo, appassionato lettore del Giovane Holden, tanto da maturare un interesse per l’enigmatico e finissimo intellettuale che gli ha dato vita, e che una volta dato alle stampe il suo capolavoro ha deciso, forse anche per i traumi mai completamente elaborati che hanno connotato la sua esistenza, in primo luogo in seguito alla sua partecipazione come soldato alla carneficina della seconda guerra mondiale, di vivere nel più assoluto riserbo,  tale da dare il via ad approfondite ricerche che costituiscono l’ossatura del suo sito, www.deadcaulfields.com, riconosciuto come la miglior risorsa su Salinger reperibile in Internet – realizza con questo best seller che ha ispirato il biopic di Danny Strong con Nicholas Hoult, Zoey Deutch, Sarah Paulson e molti altri, tra cui, nel ruolo di Whit Burnett, l’ormai innominabile (per gli standard dell’ipocrisia della Mecca del cinema) Kevin Spacey, è intenso, raffinato, dettagliato, appassionante come un romanzo dalla solida trama e mai banale. Da leggere.

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“Quelli cattivi”

511L61CZsOL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Cinque pippi d’acconto, te stanno bene?» «Sette so’ mejo». «E famo sei, annata?». Mezzodito tira un sospiro di pura rassegnazione e stringe la grossa mano del Cattivo col suo moncherino: tutte le falangi amputate da ragazzino giocando con un bombone trovato in strada a Capodanno. Sei pippi sono quasi un’offesa ma gli tocca abbozzare. Funziona così e basta. È il prezzo da pagare per un business che va alla grande. Sei milioni sono una miseria per una Mercedes 190 nuova di zecca anche perché la parola “anticipo”, per Pietro Salis, ha un significato tutto particolare: Mezzodito non vedrà una lira in più e lo sanno entrambi ma, quando sei in affari con Salis & C. da anni, gestisci una concessionaria che dovrebbe chiamarsi “Impicci e imbrogli”, piuttosto che “Intercar”, ti destreggi tra importazioni parallele, truffe carosello per evadere l’IVA, auto taroccate o da taroccare e un po’ di coca sottobanco come optional, hai poco da fare lo schizzinoso. Un giro d’affari che va a gonfie vele e che, tra l’altro, gli permette di bazzicare calciatori, cantanti, attori, gente di spettacolo che arrivano a frotte, attirati dai prezzi concorrenziali e fanno da testimonial per incrementare la clientela.

Quelli cattivi – Roma non vuole padroni, Massimo Lugli, Antonio Del Greco, Newton Compton. Divisa in tre parti, la nuova opera di Lugli e Del Greco, potente, affascinante, avvincente, profonda, intensa, che fa riflettere, meditare, conoscere e pensare prende le mosse da un fatto di cronaca, ricollegandosi anche a quella contemporanea: Roma sud, infatti, e Ostia in maniera particolare, la località che di fatto costituisce lo sbocco al mare della capitale d’Italia, sono da tempo, come molti altri luoghi, caratterizzate da una forte presenza criminale, dai numerosi legami e dalle molteplici ramificazioni, che coinvolgono anche settori dell’estremismo politico. E così in questa tagliente narrazione due personaggi davvero poco raccomandabili e che paiono però comunque avere ben poco in comune fra di loro intrecciano le loro sorti per un malvagio progetto comune… Da leggere.

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“Ex”

41YWMjMe0KL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Per il Ringraziamento, la signora Carpenter decide di preparare un pranzo memorabile con l’aiuto di Colleen e Callie. I suoi amici di San Diego, Bruce e Cheryl, passeranno le vacanze a Lakeside. Il giorno prima accompagno Callie all’aeroporto di Newark.

Ex, Emma Chase, Newton Compton, traduzione di Elena Tinti. Garrett è bello. La sua vita è bella. La sua casa è bella. Il suo cane, un beagle albino, è bello. Bellissimo. Dolce. Dolcissimo. Buono. Buonissimo. Si chiama Snoopy, fate un po’ voi… Insomma, Garrett ha davvero tutto quello che si potrebbe desiderare, e forse anche qualcosa in più. Era il quarterback, la stella idolatrata e bramata, della squadra della sua scuola, dov’è diventato ambito – in tutti i sensi – coach. La stessa scuola dove per una supplenza finisce nuovamente, dopo anni da quando se n’è andata dall’altra parte del paese, desiderosa di cambiare vita e di essere finalmente felice e sicura di sé, Callie, che si ritrova quindi in mezzo a scaramucce, pettegolezzi, battibecchi, rivalità, ormoni in solluchero e quant’altro. Per fortuna c’è Garrett ad assisterla. Ma si può parlare davvero di fortuna? Perché il ruolo che rivestono impone loro di essere solo amici, però… Grazioso e piacevole.

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