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“Gli imputati di Norimberga”

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Non appartengo ad alcuna confessione, né protestante né cattolica. Credo solo nella Germania.

Gli imputati di Norimberga – La vera storia dei ventidue fedelissimi di Hitler processati per crimini contro l’umanità, Eugene Davidson, Newton Compton, traduzione di Milvia Faccia. Le colpe del nazismo sono innegabili e indiscutibili. E la storia va ricordata, perché chi non rammenta rivive, e sempre peggio. Il processo, anzi, i processi di Norimberga, sono stati un accadimento epocale e necessario, una pietra miliare anche nell’immaginario collettivo, basti pensare a un film ottimo e celeberrimo, Vincitori e vinti: ma sono stati la miglior risposta possibile? In ogni modo, vanno studiati, indagati, divulgati: e questo testo lo fa, con maestosa autorevolezza. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“Orgoglio e pregiudizio Bookclub”

61KoJwQFZeL._AC_UL436_SEARCH212385_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era una di quelle mattine…

Orgoglio e pregiudizio Bookclub, Georgia Hill, Newton Compton, traduzione di Anna Ricci. Vanità e orgoglio sono due concetti ben diversi. Si può essere orgogliosi senza essere vanitosi. L’orgoglio si collega piuttosto all’opinione che abbiamo di noi stessi, la vanità è ciò che desidereremmo fosse l’altrui opinione. Non si può dire che avesse torto, l’acuta Jane Austen: non a caso la fulgida stella della sua fortuna letteraria non accenna ad appannarsi benché gli anni non smettano di passare. E in una caffetteria una romantica libraia, sognatrice dal cuore infranto, un’agente immobiliare dall’esistenza apparentemente perfetta sotto ogni punto di vista e una scrittrice in erba sotto l’egida di cotanto nume tutelare si riuniscono periodicamente: il club del libro, però, come sa alla perfezione chiunque ne fa parte, non è che un meraviglioso pretesto… Delicato e delizioso.

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“Otto anni prima”

910pZaV7bEL._AC_UL436_SEARCH212385_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il Pifferaio doveva trovarsi lì da un pezzo, ormai.

Otto anni prima, Simon Wood, Newton Compton, traduzione di Beatrice Messineo. Si sa, i giornalisti – e in genere chiunque imbratti un po’ di carta o faccia più o meno bella mostra di sé su qualche social animato più che altro dalla propria vacua vanità – sono pronti a tutto per uno scoop, non ci sono scrupoli che tengano, anzi, la morale è una belluria, un impedimento, un intralcio, un lusso da perdenti. Quando Scott riceve una telefonata anonima che gli ventila l’opportunità di un’intervista esclusiva col Pifferaio, il rapitore seriale di bambini che terrorizza San Francisco, balza sulla sedia e si lancia sulla preda abbrancando alla stregua d’un leone le toniche terga d’una gazzella. Ma colui che gli si presenta dinnanzi non è il vero Pifferaio, e la leggerezza di Scott lo rende responsabile di un assassinio. Il senso di colpa, più che giustificato e meritato, lo strugge per otto lunghi anni. Finché… Da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“I segreti di Villa Durante”

81HYikhqoyL._AC_UL436_SEARCH212385_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alla fine di dicembre del 1938 a Villa Durante arrivò l’invito a festeggiare l’anno nuovo con la famiglia Tremonti di Spedalicchio. Diana osservò l’invito. «Guido Tremonti frequentava la scuola accanto al convento. Non mi è mai piaciuto, ma forse è cambiato». «Così avremo l’occasione di presentare a Robert un po’ di gente del luogo, e di vestirci eleganti per una volta». Alessandra posò il biglietto sulla mensola del camino, e là rimase: era l’unico invito, quasi splendido nel suo isolamento. «Ma non ho niente da indossare». Alessandra rise alla battuta della figlia. «Di sicuro ti presterò qualcosa io». La donna fece una smorfia mentre Diana passava in rassegna i vestiti nel suo armadio, facendoli scivolare lungo le aste di metallo: ne tirava fuori uno, poi lo rimetteva nel posto sbagliato. Alla fine scelse un abito di raso verde smeraldo, e lo avvicinò a sé. «Che ne pensi?» «Meglio se lo provi».

I segreti di Villa Durante, Caroline Montague, Newton Compton, traduzione di Clara Nubile. Nel millenovecentotrentasette, un anno prima che Hitler visiti Roma come ricordato da un capolavoro di Scola sceneggiato da Costanzo e che annetta l’Austria, Alessandra Durante, da poco vedova, è a Londra, terra dell’amatissimo marito, quando viene raggiunta dalla notizia di aver ereditato dai suoi avi italiani una magione in Toscana. È la svolta che attendeva: assieme alla figlia Diana parte, pronta a scrivere una nuova pagina della sua esistenza. Però, col passar del tempo… Intenso, d’ampio respiro, ben scritto, emozionante.

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“Quella mattina prima di morire”

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Ruby calciò via i sandali e appesa la sciarpa sulla spalliera del divano.

Quella mattina prima di morire, Jo Jakeman, Newton Compton, traduzione di Roberta Bonuglia. Cipriota di nascita, per molti anni residente londinese, vincitrice della prestigiosa competizione letteraria che prende il nome di Friday Night Live e che fa parte delle attività che caratterizzano il noto Festival di scrittura di York, Jo Jakeman esordisce con successo con questo romanzo già tradotto in quasi una dozzina di paesi, una storia convincente e intrigante di vendetta tutta al femminile. Una donna normalmente perfettamente padrona di sé stessa e anche piuttosto remissiva nei confronti di un marito violento e maniaco del controllo da cui si sta allontanando e che per questo vuole sbatterla in mezzo alla strada privandola di tutto, figlio compreso, per la prima volta nella vita si lascia andare all’impulso, e, complici anche la prima moglie e l’attuale fidanzata dell’uomo dal quale sta divorziando, dà inizio a una ridda di crescenti colpi di scena che… Formidabile.

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“La paziente scomparsa”

81eXcoBctzL._AC_UL436_SEARCH212385_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Emily aveva dormito male.

La paziente scomparsa, Liz Lawler, Newton Compton, traduzione di Giulio Silvano e Carla De Caro. Emily fa l’infermiera. Nell’ospedale dove per un piccolo intervento è ricoverata. Ancora intontita dall’anestesia le pare che una notte accada qualcosa di strano, ma tutti, col farsi del giorno, negano. La vita riprende il suo normale ritmo, ed Emily è sempre più convinta di essersi sognata quel che credeva di aver visto. Il problema è che però, quando meno se l’aspetta… Vibrante, intenso, avvincente, coinvolgente, ben strutturato.

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“La piccola casa delle farfalle”

81XAczITxML._AC_UL436_SEARCH212385_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È bellissimo. Quasi troppo bello per nascondere un cadavere.

La piccola casa delle farfalle, Cressida McLaughlin, Newton Compton, traduzione di Giada Fattoretto. Abby lavora in una riserva naturale e sogna di riportare all’antico splendore la diruta casa delle farfalle, un luogo dalle mille suggestioni ma decisamente male in arnese. Per giunta la stessa sopravvivenza della riserva è in un certo qual senso messa in pericolo: non le resta che farsi venire un’idea brillante e vincente. Se non fosse che al momento tutte le sue energie sono focalizzate sull’irresistibile fastidio che le crea un insopportabile e naturalmente oltremodo affascinante e indisponente nuovo e molesto vicino, che… Divertente, fresco, grazioso.

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