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“La verità sul caso Beth Taylor”

51MUtZUEd0L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando mi squilla il telefono e la fotografia di Mac riempie lo schermo vengo percorsa da una scossa elettrica per la sorpresa, anche se sono stata io a pregarlo di richiamarmi. Quello che solo pochi minuti prima sarebbe stato il mio salvatore è ora un’interruzione che non posso permettermi.

La verità sul caso Beth Taylor, Erin Kelly, Newton Compton, traduzione di Mara Gini. È il duemilaquattordici. Da anni Kit e Laura vivono sotto falso nome, poiché quindici anni prima lei, mentre giovani, felici e spensierati si recavano a vedere un’eclissi di sole in Cornovaglia, ha testimoniato contro un uomo che ha a suo dire aggredito una donna, Beth, che dopo poco ha cominciato a dimostrare nei confronti della coppia dei suoi salvatori una gratitudine esagerata, a dir poco inquietante, anche a causa di alcuni episodi che man mano si sono verificati. E dato che com’è noto il passato ama ritornare… Un esordio spettacolare, un thriller ad altissima tensione che ha un solo difetto. Finisce. Perché non se ne ha abbastanza. Bellissimo e mozzafiato.

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“Traiano”

51l+jw9OCQL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Innumerevoli erano le occasioni per organizzare spettacoli pubblici, dalle onoranze agli dèi, ai trionfi di guerra, dalle dediche dei templi, alle celebrazioni degli anniversari degli imperatori. Il popolo accorreva entusiasta ad assistere ai giochi, che – proprio per il loro carattere di partecipazione ed esperienza collettiva, soprattutto durante l’Età imperiale – divennero un potente veicolo di consenso popolare e di questo l’imperatore Traiano era ben consapevole. Il grande favore riscosso da questo tipo di spettacoli ne fece pertanto un mezzo per accattivarsi il popolo, a fini talvolta quasi esclusivamente propagandistici. Gli stessi imperatori – che cercavano di ottenere il consenso delle masse per l’affermazione e il consolidamento del potere, seguendo la politica del panem et circenses – dedicarono grande attenzione e di conseguenza somme ingenti all’organizzazione dei giochi. Parte delle spese necessarie all’allestimento degli spettacoli gravava direttamente sulle finanze pubbliche. I fondi stanziati non riuscivano però a coprire il costo crescente dei giochi, che per di più con il tempo divennero sempre più sfarzosi; a integrare le considerevoli somme che occorrevano provvedevano quindi personalmente – con le loro sostanze – i magistrati che li organizzavano, poiché riconoscevano in essi un importante strumento di propaganda per promuovere la loro carriera politica.

Traiano – Storia e segreti, Livio Zerbini, Newton Compton. È l’imperatore a cui si deve la massima estensione e il massimo splendore dell’impero romano. È stato adottato. È stato scelto. È stato eletto per merito. Per capacità. Ha viaggiato moltissimo. Ha speso fiumi di sesterzi per rendere più belle le città che visitava. Ha reso gloria al suo nome e a quello di Roma. Ma è stato solo questo? O forse c’è anche molto altro, che è importante, interessante, fondamentale sapere, imparare, conoscere, visto che nulla è più prezioso della storia, perché custodisce il nostro passato, fonda il nostro presente e traccia le basi del nostro futuro? Zerbini scrive un testo appassionante, esemplare, convincente e coinvolgente: da non perdere.

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“Il cane che aveva perso il suo padrone”

514uop6BiOL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Passa una settimana, forse più, e io e Sporco siamo ancora rinchiusi nella carrozza di Vilder. I primi giorni il veicolo sale vertiginosamente, ogni tanto scende e poi risale sempre più in alto. Già l’altitudine e la velocità a cui Braune prende le curve mi danno la nausea, ma con la ferita e il processo di guarigione precipito in uno stato semiallucinatorio. Mi è già capitato qualche volta di venire colpito da un proiettile, molto tempo fa, negli anni in cui io e il mio padrone seguivamo gli eserciti. Raccoglievo le forze e zoppicavo fino a un punto sicuro dove potessi crollare, la battaglia un sogno turbinoso intorno a me. Dopodiché mi svegliavo, non contento di essere ancora vivo, ma quasi il contrario: terrorizzato dall’eternità.

Il cane che aveva perso il suo padrone, Damian Dibben, Newton Compton. Traduzione di Sofia Buccaro. Non c’è amore più grande e disinteressato di quello fra un cane e il suo padrone: persino gli eroi che più d’ogni altra cosa temevano il riso, perché nella loro cultura era sempre sinonimo di scherno e non di splendida gioia, ovvero quelli dell’epica classica, non possono trattenere la commozione. È così per Ulisse, o Odisseo, o Odissèo che dir si voglia, dinnanzi ad Argo, è così per ognuno. E la cosa più terribile che può capitare a chi ama gli animali è perdere quello a cui si è allacciato il destino del proprio cuore. Perché di norma essi vivono assai meno di noi. Ma il cane protagonista di questa storia invece non invecchia. Ed è da decenni e decenni che cerca dappertutto il suo padrone… Da leggere.

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“ISIS”

61sBs8LEg6L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Resta impossibile tracciare una mappa precisa e dettagliata di dove isis abbia operato, come e con quale radicamento. Per esempio probabilmente esistono legami tra Daesh e il gruppo islamista nigeriano Boko Haram, ma le operazioni restano separate. Nell’Africa subsahariana la presenza del jihadismo globale è molto forte ma quella di ISIS è più rarefatta e intermittente rispetto ai teatri che qui prenderemo in considerazione. Daesh pare essersi fortemente radicato nelle Filippine dove compì azioni importanti come per esempio la battaglia presso la città di Marawi iniziata il 23 maggio 2017 e terminata poi con la fine di ottobre. Le Filippine hanno una lunga storia di terrorismo islamico che si lega al gruppo Abu Sayyaf che, come ISIS, abbraccia la dottrina salafita e opera soprattutto nella parte sudoccidentale delle Filippine sin dal 1991. Dopo l’11 settembre gli Stati Uniti inviarono diversi elementi delle Forze speciali per addestrare la locale polizia alle tecniche dell’antiterrorismo. Abu Sayyaf è responsabile di decine di attacchi, il più sanguinoso fu quello contro un traghetto nel 2004 che causò la morte di 116 persone. È dunque evidente che nel Paese esiste una parte della popolazione vicina alle posizioni salafite su cui la propaganda di ISIS poté far presa per radicarsi ed espandersi. L’operazione a Marawi da un lato portò alla sconfitta di Daesh in quella particolare azione, dall’altro mostrò la sua pericolosità e le sue capacità fuori dal Medio Oriente.

ISIS – Storia segreta della milizia islamica più potente e pericolosa del mondo, Andrea Beccaro, Newton Compton. Basta il nome per provare paura e orrore. Perché il terrorismo spaventa. Come la calunnia, non ci si può difendere. Colpisce a tradimento. Si nasconde dietro ideali perché si vergogna della sua meschinità, ma il risultato non muta. Semina morte, e distruzione. Vuole arrogarsi il diritto facendo male agli altri di impedire a quegli stessi altri di vivere come desiderano senza far male a nessuno. E l’Isis è il simbolo dell’orrore dei nostri tempi. Decapitazioni, torture, violenze. In questo nostro mondo che non ne ha certo bisogno, perché già di per sé si fonda sulla sperequazione, sulla protervia, sulla prevaricazione. Ma nulla accade per caso. Come si è arrivati a questo punto? Beccaro lo spiega. Da leggere.

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“L’ultimo giorno dell’impero”

51zAzgcBPoL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Pochi ambienti potevano essere più deprimenti dell’interno di un povero caseggiato nella Suburra. Se non si era abituati, la combinazione di umido e muffa, sporco e squallore era soffocante. Sovrastava ogni cosa il fetore di cavolo bollito e olio da cucina rancido. Poiché tutti gli inquilini ignoravano il divieto di accendere fuochi per cucinare, c’era da meravigliarsi che gli incendi non scoppiassero con più frequenza.

L’ultimo giorno dell’impero, Harry Sidebottom, Newton Compton, traduzione di Rosa Prencipe. Alla fine l’hanno trovato. Lì, sulla sommità del mausoleo di Adriano. Del resto non si può dire che non sia un posto assai in vista, anzi. Non ha alternative se non vuole cadere in mano nemica. Deve saltare. Lo fa. Ne esce vivo. È solo, disarmato, malconcio, ma vivo. Così come è stato ordinato ai suoi persecutori di prenderlo. Vivo. È la sua dannazione. È la sua unica speranza. è l’ultimo giorno dell’impero, e lui può ancora salvarlo… Avvincente.

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“Il giallo di palazzo Corsetti”

51e85Hzfm2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Adalgisa Calligaris aspettava Assunta Scognamiglio nel suo ufficio, quando Fontanella entrò per salutarla. Approfittando del fatto che fossero soli, il magistrato abbracciò e baciò Adalgisa. Il commissario grugnì scrollandoselo di dosso: «In ufficio no, Gualtiero, che poi lo sai che quelli di là sono delle serpi e attaccano i manifesti per tutta Rivorosso». «E che ti frega, Adalgi’. Siamo o non siamo promessi sposi?». Adalgisa sbuffò: «Sì, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Te piuttosto me sembri don Abbondio! Comunque che mi dovevi dire?» «Solo che sto andando a Passonero per una commissione urgente. Poi ci sentiamo verso l’ora di cena e ci organizziamo. Uno di questi giorni ti rapisco e ti porto a pranzo al lago, a mangiare il coregone che ti piace tanto». Adalgisa fissò Gualtiero per due secondi, poi disse: «Può essere un’idea carina, ma devo prima capire qui come si mette la faccenda». Quando squillò il telefono, il commissario lo liquidò: «Comunque ti chiamo dopo, ciao». Era Angiolo Castoro che la chiamava dalla stanza accanto per darle un’interessante informazione: sul cellulare di Frezza erano state rilevate solo le impronte del legittimo proprietario quindi, a meno che qualcuno non avesse digitato il messaggio indossando dei guanti, l’SMS lo aveva scritto il cantante napoletano. Alle cinque del pomeriggio in punto arrivò la Scognamiglio in minigonna argento, bolerino di pelle nero e tacco a spillo. Ingioiellata come la Madonna di Pompei. Improfumata come Maria Antonietta il giorno delle nozze con Luigi XVI. Questo almeno pensò Adalgisa quando la vide entrare e nei suoi pensieri lampeggiò come un’insegna a neon intermittente la parola “camorra”. Il nome Scognamiglio del resto le era familiare e ricorreva spesso nei verbali di polizia, quando lei era commissario ad Acerra. Il ricordo di quel periodo, che le era quasi costato la vita, le provocava ancora dolore nel corpo e nello spirito. Adalgisa provò a scrollarsi di dosso quei pensieri e fece accomodare la donna davanti alla sua scrivania.

Il giallo di palazzo Corsetti – Un’indagine del commissario Adalgisa Calligaris, Alessandra Carnevali, Newton Compton. A Rivorosso c’è un castello. Di proprietà della contessa Corsetti Billi. Siamo nella quiete umbra ora sconvolta. C’è fermento tra gli ulivi. Sì, perché il neonato Canale 16 ha scelto proprio il maniero della Corsetti per ambientarvi un reality musicale, Sing Sing, in cui sei concorrenti scelti dalla produzione cantano, vivono e si raccontano senza poter mai uscire. Il successo è grandioso, ma al momento della proclamazione iniziano una serie di omicidi misteriosi. Cosa c’è sotto, al di là delle scintillanti apparenze?… Semplicemente da non perdere, divertente, frizzante, arguto e scritto in stato di grazia.

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“La casa dei meravigliosi tramonti”

51mKyqOlUIL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Allora», si accigliò più di quanto mi sarei aspettata, «mi pare di capire che tu non ti sia mai sentita così, prima d’ora? Non eri soddisfatta della tua vita?» «No», risposi. «Per niente. So da quello che mi hai raccontato sulla tua carriera e sulla fattoria, che tu sei sempre stata una persona che si pone degli obiettivi e poi fa di tutto per raggiungerli, ma io non sono mai stata così. Mi sono sempre limitata a sopravvivere», dissi stringendomi nelle spalle pensando a quanto fossero limitati il mio lavoro e la mia vita a Lincoln. «Per la maggior parte del tempo, ho semplicemente accettato quello che mi capitava. Non mi sono mai andata a cercare un’avventura come questa. Non l’ho mai desiderato». «Finora», disse Amber con gli occhi che le brillavano. «Già», annuii. «Finora. Da questo momento sarò coraggiosa e farò di tutto per realizzare i miei obiettivi». «Buon per te», rise lei. «È meraviglioso». «Già, meraviglioso, vero?», risi con lei. «E tutto grazie a Gwen. Tu però non dire a nessuno della mia idea, ti prego». «E perché no?», chiese lei voltandosi a guardarmi di nuovo. «Avrai bisogno di tutto l’aiuto possibile se ti butterai in questo progetto».

La casa dei meravigliosi tramonti, Heidi Swain, Newton Compton, traduzione di Daniela Desperati. Lottie aveva una nonna. Che adorava. Che aveva un’amica carissima. Gwen. Che muore. Che lascia a Lottie un’eredità a dir poco complicata da gestire. Una cagnolina pestifera che è seguita da un affascinante veterinario che è geloso di lei ed è il suo vicino di Casa, Will, quattro roulotte d’epoca, che vuole rimettere in sesto per dar vita a un campeggio vintage, e un cottage. Delizioso. Ma male in arnese. Per fortuna c’è Matt. Un costruttore. Anche lui bello. Anche lui disponibile. Ma di chi potrà mai fidarsi Lottie?… Piacevole a leggersi, divertente, gustoso.

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