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“Nessuno come noi”

3Dnn+9_7B_med_9788804674986-nessuno-come-noi_original.pngdi Gabriele Ottaviani

A Romeo, a dire la verità, interessava compiere diciotto anni solo per avere la macchina, votare i Radicali, firmarsi le giustifiche da solo e poter noleggiare le videocassette di Moana Pozzi senza problemi.

Nessuno come noi, Luca Bianchini, Mondadori. La tristezza è ammessa, la fragilità non è una colpa, le cadute sono necessarie, perché ci si rialza più forti. Ciò che non uccide vivifica, è una frase formulare di rara banalità, ma effettivamente non sarebbe diventata tanto celebre se non fosse stata tanto vera. È il millenovecentoottantasette, lo scudetto è una questione tra Napoli e Milan, la Mole è a guida socialista, la Fiat mette in commercio la 126 bis e la Duna, e avrebbe potuto anche evitare, Vincenzo, Caterina e Spagna sono tre compagni di classe. Tre cuori in affitto, come John Ritter, Joyce DeWitt e Suzanne Somers: niente di che quella situation comedy, ma si lasciava guardare, ed era perfettamente figlia del suo tempo. Vanno al liceo, un grande, festoso, angosciante e noioso alveare come sono tutte le scuole da che mondo è mondo, brulicante di amore, declinato nelle sue più varie forme, struggimenti e drammi insormontabili come sanno esserlo solo i teneri problemi del cuore e della vita a quell’età che vorresti abbandonare prima possibile ma che ti spaventa lasciare del tutto, perché non sai dove andrai a capitombolare. I figli della Torino bene, quelli che abitano in collina, dividono il banco della scuola pubblica, dove insegna Betty Bottone, insegnante di lettere tutto cuore, una che vorresti aver incontrato, con quelli delle case di ringhiera: Romeo è ricco, bello, viziato, bocciato a rischio di ripetere l’esperienza e sbruffoncello. Insomma, un insicuro fatto e finito, all’atto pratico, anche se fa di tutto per dimostrare il contrario… La freschezza della scrittura di Luca Bianchini (Instant love, Ti seguo ogni notte, Eros. Lo giuro, Se domani farà bel tempo, Siamo solo amici, Io che amo solo te, La cena di Natale, Dimmi che credi al destino), così come l’assoluta credibilità delle atmosfere che è in grado di ricreare e riprodurre, è una felice conferma in questo romanzo che come sempre centra il bersaglio delle emozioni. Da leggere.

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