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“Il delitto di via Crispi n. 21”

71baAHIKdzL._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

Nel lasciare il manicomio con in tasca il biglietto con il nome della paziente suicida, Sorrentino si sentiva il volto in fiamme…

Il delitto di via Crispi n. 21, Lidia Del Gaudio, Neroitaliano. Tra i cinquantaquattro volumi segnalati al premio Strega di quest’anno, su nomina di Marcello Ciccaglioni – che così si esprime: «Scritto con grande eleganza, riesce a calare il lettore nel periodo storico del ventennio fascista nelle giornate precedenti la visita di Hitler a Napoli. La scrittura è fluida e raffinata, accurata e ben bilanciata, con scelte sempre adeguate al contesto narrativo; i personaggi sono descritti con pochi tratti ma sufficienti a renderceli con una vivezza cinematografica nel loro dolore e nella loro malinconia. Mai una sbavatura, mai un momento di stanchezza, mai un cedimento al superfluo. Un giallo che prima di essere tale è un romanzo d’autore, un puzzle letterario.» -, il romanzo di Lidia del Gaudio, caratterizzato in primo luogo da un’efficacissima ricostruzione storica, esaltata dalla complessità dei personaggi, figure tratteggiate con cura, racconta con accenti gaddiani di una Napoli in fermento per la visita di Hitler nell’anno del Signore millenovecentotrentotto, ma il tempo di attesa e vigilia per quella che si preannuncia essere una giornata assolutamente particolare nella città che poi dopo qualche anno non attenderà nessuno per liberarsi dal giogo totalitario è funestato dalla morte di tre ragazze per opera di un tagliagole. Su questa serie di delitti, evidentemente interconnessi, dovrà indagare il commissario Sorrentino, richiamato d’urgenza all’ombra del Vesuvio, e costretto dunque a rapportarsi di nuovo, oltre che con l’OVRA e un mondo torbido e ambiguo, col suo mai dimenticato passato… Ottimo.

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“La donna di picche”

81JrRifoYLL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Figurati se viene a Berlino senza di te…

La donna di picche, Remo Bassini, Neroitaliano. Secondo la cartomanzia, ammesso e non concesso che ci sia qualcuno che voglia dedicarsi a ritenere meritevole di un qualche credito una disciplina che non è in alcun modo suffragata da nessuna incontrovertibile prova di carattere scientifico, la donna di picche, che fa subito sovvenire alla mente il più alto punto in assoluto toccato dalla sublime narrativa di Puškin, che Landolfi, a differenza di molti altri assai meno talentuosi, e dunque protervi, salvo poi dare l’impressione d’essere volpi inabili a raggiungere un succulento grappolo, non aveva affatto alcun genere di remore a definire come un folleggiante e capriccioso genio assoluto, rappresenta una figura calcolatrice, pettegola, dispettosa, testarda, cattiva, vendicativa, dal carattere cupo. Come la nebbia che, pressoché sempiterna, avvolge la suggestiva Vercelli, non semplice sfondo bensì protagonista abilmente connotata del romanzo avvincente di Remo Bassini, che senza lesinare colpi di scena e con ottimo ritmo racconta del commissario Dallavita, nuovamente alla prese con delitti, giochi di potere e intriganti segreti… Da non lasciarsi scappare per nessuna ragione.

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“L’illusione del giusto”

71xaUTYvsxL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La stanza era immersa nella penombra…

L’illusione del giusto, Giovanni Balsamo, Neroitaliano. Il commissario Antonio Marongiu, a Palermo, mentre infuria lo scandalo che coinvolge il procuratore capo Rambaldi, accusato del più odioso fra i capi d’imputazione, ossia la pedofilia, deve indagare sull’omicidio di un giovane assassinato, come da classica esecuzione di stampo mafioso, con un colpo alla nuca. Gettato presso la discarica cittadina, quel cadavere parrebbe parlare della vendetta per uno sgarbo intollerabile subito dai poteri forti della criminalità organizzata, ma Marongiu, animato da una curiosità felina, decide di andare oltre le apparenze, ritrovandosi ben presto nel fulcro di un gioco di specchi in cui nulla è quello che sembra, perché la verità è come un miraggio, proteiforme e fuggevole… Da non perdere.

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“Il delitto del fascista Nuvola Nera”

41jIMInDGML._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

I ragazzi non hanno un equilibrato rapporto con il tempo.

Il delitto del fascista Nuvola Nera, Angelo Marenzana, Neroitaliano. Lorenzo Maida era un commissario di polizia, ma adesso ad Alessandria, dov’è rientrato da poco, nell’anno del Signore millenovecentoquarantacinque, è deciso più che mai a lasciarsi il passato alle spalle e a cominciare una nuova vita come commerciante di stoffe. Il problema è che in quel clima da redde rationem un fascista della prima ora ci rimette le penne, e il caso è affidato al più caro amico, nonché cognato, di Maida, che non ha la benché minima intenzione di privarsi della possibilità di avvalersi del suo acume per risolvere il caso, e dunque… Ben confezionato, intenso, avvincente, convincente, coinvolgente, semplice, chiaro, caratterizzato con cura, piacevolissimo, riuscito.

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“Rosso veneziano”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

Prega finché vuoi, ma le mani usale per scavare.

Rosso veneziano, Guido Sgardoli, Neroitaliano. Niente è come sembra: è una frase formulare, un luogo comune, una locuzione trita, ritrita, abusata. Eppure è quanto mai calzante per questo romanzo, in cui ogni cosa, ogni aspetto, ogni immagine, ogni personaggio, ogni situazione è ingannevole sopra tutte le altre, nel quale l’apparenza è cangiante come la tinta d’un broccato, caleidoscopica come i riflessi di gocce di vetro prezioso e colorato, destabilizzante come la superficie dell’acqua, instabile, malsicura, che prende la forma del recipiente che la contiene, che sempre si trasforma: e non è dunque un caso che sia Venezia lo sfondo e la protagonista, la Serenissima del Rinascimento, suadente, sensuale, onirica, pericolosa. Tutto ha inizio quando… Da non lasciarsi sfuggire.

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“Io sono El Diablo”

41Tk-3Ze1lL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando riaprì gli occhi vide la nuova scena.

Io sono El Diablo, Mauro Baldrati, Neroitaliano. Non si sa chi sia. Non si sa da dove venga. Non si conosce il suo passato. Si ignora il suo presente. Si sa che è l’inglese. È così che lo chiamano. Ha il volto sfregiato. Un occhio coperto da una benda nera, come la caricatura di un pirata. Dorme in un campo nomadi in cui non c’è nulla di nemmeno lontanamente regolare, macina a piedi decine e decine di chilometri ogni giorno che Cristo manda in terra, senza meta, pare. Da anni. A Bologna. Una città che sembra la periferia della Marsiglia dei polar più cupi, solo senza mare, e che non ha nulla di monumentale nel suo orizzonte: davanti al suo sguardo sghembo si squaderna il degrado più totale. E lui ne pare cantore, custode e testimone, viaggiatore in costante peregrinazione. Finché un giorno non incontra Violeta, una donna albanese in fuga. Sola come un cane. Sola come lui. E per lei lui si riappropria della sua identità, torna a essere El Diablo… Mozzafiato.

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“Il sesto indizio”

41lcWGRW9uL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Enrico annuì, mentre studiava l’uomo. Poteva avere ottanta anni o poco più. Indossava una polo scolorita tesa dalla pancia gonfia e dei pantaloni larghi, una coppola in testa, la barba rasata fino alla radice. Stringeva un bicchiere di vino bianco in mano, che gocciolava condensa.

Il sesto indizio, Giovanni Sechi, Neroitaliano. Enrico e Salvatore sono due fratelli. Uno faceva l’insegnante di religione, l’altro il poliziotto, più dedito però a farsi del male che alla tutela dell’ordine. Insieme hanno messo su la Orpheus, un’agenzia investigativa che si occupa di rintracciare, anche dopo molti anni, persone scomparse e date per morte. Un giorno una donna, Monica Ghersi, li ingaggia per ritrovare il cadavere di Dario Spadafora, il pregiudicato che dieci anni prima ha rapito e torturato sua figlia Teresa: ma… Intenso, coinvolgente, raffinato, senza tempi morti: per tutti gli appassionati del genere e non solo, da non perdere.

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