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“La regina delle greggi”

9788854518605_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’amore, quell’emozione più forte dell’avidità.

La regina delle greggi, Thomas Savage, Neri Pozza. Traduzione di Stefano Beretta. I figli sono di chi li cresce, è ovvio, banale e pleonastico a dirsi, ma è altrettanto umano e comprensibile, in tutta onestà, che chi abbia vissuto la sua esistenza con chi gli è legato dall’amore ma non anche dal sangue si ponga delle domande e desideri, a un certo punto, compiere delle ricerche. È questa la storia di Amy, che si mette in viaggio e scopre di essere discendente di una dinastia di proprietari terrieri e allevatori dell’Idaho niente affatto, essendo ricchi e piuttosto restii a mettersi in discussione sotto qualsivoglia punto di vista, bendisposti nei suoi confronti. Ma Tom decide di correre il rischio di scottarsi con la fiamma della rivelazione, e… Sullo sfondo del West americano fra Ottocento e Novecento, un romanzo intimo ed epico.

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“Un dolore così dolce”

9788854519237_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il richiamo della rispettabilità…

Un dolore così dolce, David Nicholls, Neri Pozza. Traduzione di Massimo Ortelio. Ventidue anni fa la vita di un’amatissima principessa si spezzava contro il pilastro di un sottopassaggio parigino, Tony Blair sorrideva con aria bramosa di sedurre al fianco della regina Elisabetta e Charlie, che fino a quel momento non si era mai distinto in nulla e si apprestava a tuffarsi in un futuro che non sembrava riservargli grandi promesse se non neghittosità, noia e malinconia, complici il tempo quiescente dell’estate, l’abbandono della madre, la delicata tristezza del padre, termina la scuola e un giorno, d’improvviso, forse perché, come dice Tenco, non aveva niente da fare, risvegliatosi dopo un pisolino sotto un albero con un libro in mano, incontra per la prima volta l’amore. Che, nel bene e nel male, è tutto. E questo libro lo racconta, con gli accenti adorabili di una poesia che è balsamo per l’anima.

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“La scomparsa di Adèle Bedeau”

9788854514812_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non era poi un uomo da buttare…

La scomparsa di Adèle Bedeau, Graeme Macrae Burnet (che ha ritrovato e commentato il manoscritto di Raymond Brunet), Neri Pozza. Traduzione di Simona Fefè. Manfred Baumann è una di quelle persone che non danno nell’occhio, e se capita di posare su di lui lo sguardo è pressoché solo per insofferenza e con pregiudizio e fastidio, dato che appare sempre fuori contesto, scomodo, non mette e non è mai a proprio agio, né in compagnia. Beve, molto, e spia, con altrettanta assiduità, Adèle, Adèle Bedeau, cameriera ammaliante ma dal carattere ruvido che lavora in un insignificante bistrot in un’insignificante cittadina francese. Adèle però un giorno svanisce nel nulla, e Manfred non può più celare il segreto che da tempo lo soffoca, essendo il principale sospettato della sparizione, posto sotto la lente d’ingrandimento da un detective frustrato perché considerato da tutti un inetto. E… Formidabile.

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“La terra promessa”

9788854517516_0_150_0_75.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non vorrà mica battersi contro queste iene?

La terra promessa, Erich Maria Remarque, Neri Pozza. Traduzione di Alessandra Luise. Postfazione di Maurizio Serra. Bildungsroman rimasto incompiuto, ma forse proprio per questo ancora più suggestivo, significativo e monumentale, per sopraggiunto trapasso dell’autore, La terra promessa narra la storia, da molti punti di vista senza dubbio assai attuale, di un esule, Ludwig Sommer, il quale dalla Germania nazista approda nella Grande Mela laddove, contrariamente a tutti i suoi sodali, scampa a vendette, frustrazioni e delazioni, e diviene un ricco e stimato mercante d’arte, che fa finanche sua la fascinosa Maria Fiola. Però… Da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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“Le avventure di Washington Black”

81EkN1iYVZL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Forse fu quello un punto di svolta?

Le avventure di Washington Black, Esi Edugyan, Neri Pozza, traduzione di Ada Arduini. Il nome è un anelito di libertà, ma il suo destino, viceversa, è quello di uno schiavo, giovane, giovanissimo, bambino. Ha undici anni. Tutti lo chiamano Wash. Abbreviazione di George Washington Black. Che vive e lavora alle Barbados, in una piantagione di canna da zucchero. Finché il suo padrone non decide di cederlo. Al proprio fratello. Per Wash è terrore puro. Teme, e come potrebbe del resto essere altrimenti, il peggio. Chi si è scottato col fuoco ha paura anche dell’acqua, chi è avvezzo agli schiaffi non crede alle carezze. Ma Christopher Wilde è invece un esploratore. Un inventore. Uno scienziato. Un naturalista. Un intellettuale. Dunque un uomo d’ampie vedute (talmente tanto che possono apparire utopie o sogni). Pertanto un illuminato abolizionista. Quando però un uomo viene ucciso su chi altri potrebbe abbattersi l’accetta del pregiudizio del resto del mondo, che non ha i medesimi strumenti e nemmeno vuole averli, se non su Wash? Che pertanto, insieme al suo padrone, che in realtà è più che altro aio, amico e mentore, deve fuggire. Verso la libertà. Ammesso e non concesso che ci sia. Emozionante, allegorico, ottimo.

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“Il party”

714jRq8+f0L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Stamattina Keith mi ha chiesto della prima volta in cui ho incontrato Ben.

Il party, Elizabeth Day, Neri Pozza, traduzione di Serena Prina. La vita di Martin non è facile: quando arriva nella prestigiosa scuola tutta maschile, che ambiziosamente vuole insidiare il primato ai college più titolati del regno, porta con sé la malinconia degli sforzi di una madre che, rimasta precocemente vedova, si è tolta il pane di bocca per potergli dare l’opportunità di un futuro migliore, più solido, più stabile, più privilegiato, diverso, più felice, quantomeno negli auspici. La borsa di studio gli garantisce l’accesso, ma è compito suo restare in sella a quel toro facinoroso che è la società altolocata e che sembra volerselo togliere di dosso perché non lo ritiene alla sua altezza. Un rampollo di lignaggio elevato, però, sembra prenderselo sotto la sua ala protettrice, e lui ne diviene la piccola ombra. Anzi, a un certo punto è lui a mascherarne i difetti della condotta, ad aiutarlo, a tenere il segreto. Passano i decenni, ormai Martin è un uomo affermato, il jet-set è il suo ambiente: l’amico, o presunto tale, di vecchia data lo invita a un ricevimento che bandisce, ed è lì che Martin si accorge che tutto quello che aveva creduto in realtà forse non è affatto vero… Si sa, i rapporti umani sinceri sono frequenti come un numero dispari divisibile per due: Elizabeth Day tratteggia un’umanità cinica e straordinariamente autentica con attenzione formidabile al dettaglio. Un incanto feroce.

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“Terra crudele”

71bikfAT7gL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Preferiva tenere un libro in mano che lavorare la terra.

Terra crudele, Ann Weisgarber, Neri Pozza, traduzione di Maddalena Togliani. È inverno. È il milleottocentoottantotto. Lo Utah, paese di mormoni, non è certamente il posto più ospitale che si possa trovare andando in lungo e in largo per il globo terracqueo: Deborah ha quasi quarant’anni, è una donna sposata ma suo marito non c’è, è lontano. Avrebbe già dovuto essere rientrato da un viaggio di lavoro, ma porta un ritardo di settimane. La preoccupazione cresce sempre più, momento dopo momento, ora dopo ora, giorno dopo giorno: la donna si dà da fare come può sul fondo del canyon dove risiede insieme ad altre sette famiglie, che in realtà sono piuttosto distanti dalle rigide regole del loro culto, di cui il governo perseguita alcuni tratti caratteristici e fondamentali, in primo luogo la poligamia. Deborah è una donna di buon cuore, e non può non accogliere chi supplice bussa in una notte di tregenda alla sua porta: è però così che inizia una catena di sconvolgenti situazioni… Intrigante e solido, potente e monumentale.

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“Lux”

518yar-jnuL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Se solo lei fosse nata in Prussia alla fine del Settecento e lui non fosse stato omosessuale…

Lux, Eleonora Marangoni, Neri Pozza (collana Bloom, come sempre caratterizzata dalla vezzosa ribellione alla convenzione ortografica, sancita anche dalla Treccani e indicata di fatto come norma dalla Crusca: le i e le u finali, infatti, come se fossimo per esempio in Spagna, dove però la corrispondenza è solo grafica, perché non si fa alcun riferimento in quel caso a una maggiore o minore apertura nella pronuncia delle vocali toniche, sono sormontate dall’accento acuto e non da quello grave). Studiosa di Proust, Eleonora Marangoni ha prosa colta, raffinata e d’ampio respiro, attraverso la quale racconta l’interessante storia di Thomas, la cui vita è perfetta, eppure sceglie di alienarsene, almeno fino a quando un vento inatteso non lo costringe a fare finalmente i conti col passato; così dice di lei Sandra Petrignani, presentandola allo Strega di quest’anno proprio con quest’opera, con cui la giovane autrice ha già vinto l’edizione del duemiladiciassette del premio nazionale di letteratura Neri Pozza, del cui comitato di lettura fanno parte, oltre alla succitata Petrignani, anche Marco Vigevani, Francesco Durante, Stefano Malatesta, Silvio Perrella, che concorre allo Strega con Io non ho paura (Neri Pozza), Romana Petri, Laura Lepri e Giuseppe Russo: Questo romanzo di Eleonora Marangoni è pieno di cose inaspettate. Tu ti dici: ah, ecco, l’autrice ricorre al tema classico dell’isola lontana dove si ritrova un gruppo mal assortito di persone e pensi che succederanno fatti prevedibili. Invece no. Il topos è evocato da lei giusto per posizionarsi nella grande corrente della letteratura (e ne senti spesso le antiche risonanze), ma poi ti spinge verso un viaggio inatteso, dove si assiste soprattutto al gioco altalenante delle relazioni, si simpatizza con questo o quel personaggio, e si finisce con l’abbeverarsi a una fonte di acqua minerale – centrale nella storia – soltanto perché affascinati dall’etichetta sulle bottiglie che la narratrice ci descrive. Marangoni conosce l’arte finissima di rendere reale l’immaginario, riesce a farti credere nella presenza di una nuvola in salotto più che nella forza dei sentimenti che legano un certo uomo a una certa donna. Insomma come di ogni libro complesso, non è facile parlare di Lux: è stravagante, allegro e malinconico, sapiente e leggero. C’è dentro una voce sferzante, ironica, saggia, che si muove sul solido terreno di radici letterarie comuni per proiettarsi in un oltre giovanissimo e carico di futuro. Interessante.

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“Dai tuoi occhi solamente”

41jIUbuhW2L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La scrittura non aveva nulla a che fare con la padronanza tecnica di uno strumento.

Presentato al Premio Strega da Gianfranco De Bosio, regista, sceneggiatore, impresario, docente, pedagogo, partigiano, dottore in letteratura francese, veronese, classe millenovecentoventiquattro, autore del volume La più bella regia – La mia vita (Neri Pozza), Dai tuoi occhi solamente (Neri Pozza) di Francesca Diotallevi, dottoressa in scienze dei beni culturali giovane e molto attiva anche sui social, come certamente possono testimoniare i suoi oltre milleseicento follower su Instagram, autrice fra l’altro per Neri Pozza, di cui ha anche curato l’ufficio stampa, del grazioso Dentro soffia il vento, è, nel solco classico già tracciato da famose opere come Addio a Roma (Neri Pozza), Marguerite (Neri Pozza) e La corsara (Neri Pozza), tutte di Sandra Petrignani, che presenta allo Strega di quest’anno Lux (Neri Pozza), opera con cui Eleonora Marangoni ha vinto, imponendosi su altri milletrecento e più candidati inediti valutati dal comitato di lettura composto da Marco Vigevani, Francesco Durante, Stefano Malatesta, Silvio Perrella, la già citata Sandra Petrignani, Romana Petri, Laura Lepri e Giuseppe Russo, l’edizione del duemiladiciassette del premio nazionale di letteratura Neri Pozza, una interessante biografia romanzata che si sviluppa attraverso vari livelli e differenti piani, anche temporali. La figura, celeberrima ma a lungo rimasta nell’oblio, da cui in primo luogo John Maloof, nelle cui ricerche pare evidente che la Diotallevi sia approfonditamente penetrata, l’ha fatta emergere, è quella di una ragazza non con la Leica, come la Gerda Taro che nel duemiladiciotto ha fatto vincere a Helena Janeczek il più volte evocato riconoscimento ideato da Maria Bellonci, bensì con la Rolleiflex: Vivian Maier. Nata nel millenovecentoventisei nel Bronx, da padre di origini austriache e madre di origini francesi, faceva la bambinaia per vivere, e solo da pochissimo la sua icastica e sublime arte di fermare il tempo, immortalando l’umanità in tutta la sua caleidoscopica varietà, è baciata, come merita, dalla luce della conoscenza. Da leggere.

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“Il cielo è rosso”

31+vMGzeVdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tullio si sedette sullo scalino più basso, e seguì con lo sguardo Daniele che andava verso il mucchio di rovine che era la tomba di suo padre e di sua madre.

Il cielo è rosso, Giuseppe Berto, Neri Pozza. Affascinante ed eccentrico, spesso osteggiato dalla critica, volontario in Africa, dimenticato prigioniero militare in quel di Hereford, in Texas, da cui poi tornò dando inizio a un intenso vagare per la penisola che lo portò a scegliere come patria d’elezione, luogo a cui sentì d’appartenere pressoché sin dal primo istante nel quale vi mise piede, la Calabria, in particolare quel Capo Vaticano dove si edificò una dimora, con Alberto Burri, Dante Troisi, Gaetano Tumiati, Alberto Fagan, Vezio Melegari, Mario Medici, Roberto Mieville, Beppe Niccolai, Giovanni Dello Jacovo, Gianni Roberti, Mario Baldassarri, Fernando Togni, Antoniuccio Loschiavo, Santoro Secolo e molti altri, poi scrittore da bestseller e sceneggiatore, Giuseppe Berto continua a essere ripubblicato in belle edizioni di Neri Pozza, che ne mantiene viva l’interessante memoria: l’opera in questione, scritta proprio nel campo di concentramento a stelle e strisce che raccolse circa cinquemila soldati e ufficiali italiani e poi anche militari di Salò, evocativa sin dal titolo – preso in prestito dai vangeli dall’editore Longanesi, che lo dette alle stampe sul finire del millenovecentoquarantasei, e cui lo sottopose un entusiasta Comisso –  e dalla riuscita immagine di copertina, traccia un quadro vieppiù dettagliato della parabola esistenziale di quattro ragazzi che la guerra ha reso fiori senza più un campo da cui trarre nutrimento per sbocciare, costretti allo squallore. Carla, Tullio, Daniele e Giulia sono figure solenni e modernissime, da conoscere e amare. Postfazione di Domenico Scarpa. Con un testo di Andrea Camilleri.

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