Libri

“La sottovita”

41XQi4+SRPL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La televisione distrugge le cellule del cervello.

La sottovita, Francesco Savio, Mondadori. La vita, si sa, è quel che accade mentre si è impegnati in altro. Ma esiste anche un livello che si trova alle soglie più basse, finanche quasi della coscienza, la sottovita, ossia quella forsennata corsa per non ruzzolare all’indietro, per restare, come Alice nel paese delle meraviglie, sempre fissi nello stesso punto, per non perdere quel poco che si ha che al tempo stesso si crede di non meritare appieno e si reputa, più o meno giustamente, insufficiente: si barcamena a fatica fra passioni e necessità contingenti il protagonista della storia, raccontata con prosa asciutta e accattivante, un padre che lavora in modo precario ma indefesso che vorrebbe potersi dedicare a qualcosa di più stimolante della vendita di elettrodomestici ma che non può fermarsi mai, non riesce a riflettere, a trovare il tempo. Finché un giorno in Alto Adige non lo travolge una vacca e non deve restare per forza di cose immobile ad aspettare i soccorsi, e a meditare sulle continue svolte prese dalla sua esistenza, di cui sempre meno chiara gli pare la direzione… Da leggere.

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Libri

“Il libro di Talbott”

41GYu1UhycL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Jamal vorrebbe dire tutto alla madre. Vorrebbe dire che le vuole bene, ma lo sentirebbero tutti.

Il libro di Talbott, Chuch Palahniuk, Mondadori, traduzione di Gianni Pannofino. Caucasia, Blacktopia e Gaysia: gli Stati Uniti non esistono più. La disgregazione finale si è compiuta. Il giorno del giudizio è giunto. Tre nazioni diverse, in ossequio agli slogan di Talbott Reynolds: è finita la pacchia per la classe dirigente. Bianchi da una parte, neri dall’altra, omosessuali in un altro luogo ancora, ché i loro gusti non sono ortodossi. Il mondo è giunto a una svolta, attesa, temuta, vagheggiata, ambita, sperata, osteggiata. Ma non è tutt’oro quel che riluce… Fin troppo credibile questa fantasia distopica: si deve, del resto, alla penna di un genio che conosce e analizza con cura chirurgica l’anima umana, soprattutto nei suoi più atri e reconditi recessi. Da non perdere.

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“Il delitto di Agora”

41Hv07UgNHL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Nella nostra famiglia regna la più assoluta tranquillità e armonia.

Il delitto di Agora – Una nuvola rossa, Antonio Pennacchi, Mondadori. Come quando si fa in modo che una pianta selvatica possa dare migliori frutti, innesta il ramo dell’invenzione letteraria, che padroneggia con abile forza, su un tronco di accadimenti reali Antonio Pennacchi, cantore della terra della bonifica, strappata alla malaria, che racconta di Loredana ed Emanuele, giovani che si amavano e che sono stati uccisi, nel borgo di Agora, da una mano che ha sferrato su di loro centoottantaquattro coltellate. Ancor più numerose, però, sono le voci che si affastellano, che si rincorrono, commentano, giudicano, ipotizzano, si accaniscono, un coro stonato ma perfettamente armonizzato che ci dice molto di noi, del nostro mondo e del nostro tempo. Splendida e adattissima la copertina.

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“Ti rubo la vita”

41tmvqQ9VjL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La capitale li accolse con un acquazzone ma, come succede a Roma, presto le nuvole lasciarono il posto a un cielo di un azzurro smagliante.

Ti rubo la vita, Cinzia Leone, Mondadori. Così si definisce il lemma identità, che ha varie accezioni nella nostra lingua: può rappresentare infatti l’uguaglianza come l’appartenenza, la determinazione di sé. E l’identità è senza dubbio uno dei temi fondamentali di questo romanzo poderoso e ponderoso, intenso, ampio, elegante, solido, ben caratterizzato sia per quel che concerne gli ambienti e i personaggi che per le dinamiche che vi si verificano, le situazioni di cui è punteggiato e che ne costituiscono l’ossatura, i fili del tessuto, una classica – eppure originale – ampia e monumentale saga familiare in cui tre donne dalle personalità forti e dai nomi evocativi, in vari luoghi e in vari tempi, affrontano le prove che l’esistenza pone sul loro cammino, riflettendo e inducendo a riflettere sul peso dei legami, delle radici, delle relazioni, delle religioni, della cultura, della formazione. Da non perdere assolutamente.

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“Esercizi di sepoltura di una madre”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

Rivedo Isaac guardare mia madre con uno sguardo perplesso, di pura estraneità alla vita come la conosciamo.

Esercizi di sepoltura di una madre, Paolo Repetti, Mondadori. Nonna Sara ha novant’anni. Secerne ansia. Vive in Israele. È una guerrafondaia di primissimo piano. Telefona dal Medio Oriente a Roma in continuazione. È la matriarca della scombiccherata, irriverente, paradossale, esilarante, folgorante, credibilissima, umanissima, irresistibile, disfunzionale famiglia – tanto allargata da sembrare sfilacciata come la fodera posteriore di un divano, richiamo a cui non si può rispondere con un rifiuto se si è un gatto (in questo nucleo che farebbe la fortuna di uno psichiatra non può mancare, si chiama Ettore ed è senza ombra di dubbio il più normale di tutti) che vuole affilarsi le unghie e non esser visto, unendo alla necessità il sopraffino gusto del piacere di compiere un dispetto ai servi bipedi che gli occupano casa – di cui Paolo, lo zio narratore più immaturo dei suoi nipoti ma costretto suo malgrado a essere vilipesa ma ricercata guida, cugino di Ester, abbandonata dal marito quando la figlia più piccola, la prediletta della nonna di cui sopra, ossia Saretta, terzogenita dopo il coltissimo Isaac e lo juventinissimo (e con gli ormoni sempre in solluchero) Davide, parla. Con genio e delizia.

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“La vita in più”

41ZXsh3Q+LL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quando arrivammo mi trovai di fronte a una bolgia sbraitante di extracomunitari. Rimasi interdetto. Non potevano essere tutti lì per la raccolta, anche perché la maggioranza erano donne. Non capivo nemmeno perché ci fossero soltanto extracomunitari, perlopiù africani. Il portantino se n’era già andato senza che me ne fossi accorto. Chiesi disordinatamente informazioni a quelli che sembravano essere addetti sanitari su dove potevo fare quel che dovevo, ma sembrava che nessuno lo sapesse. Finalmente incontrai la persona giusta, un ragazzo molto gentile, che si scusò per il casino in cui mi trovavo e mi consegnò il kit – un imbutino agganciato a una provetta con il tappo a parte e il foglietto delle istruzioni. Mi indicò una porta di legno con la vernice scrostata in fondo alla sala. Lo ringraziai e mi misi a correre. Il tempo incalzava e ciò mi rendeva estremamente nervoso. Mi chiusi a chiave, e voltandomi verso l’interno della stanza restai sbalordito dal suo squallore. Era un cesso adibito a masturbatoio. C’erano il water e un tavolino con una decina di riviste porno vecchie di almeno vent’anni, con le copertine usurate. Mi chiesi chi, guardando quella roba, riuscisse a eccitarsi abbastanza da venire in una provetta con l’imbutino. Quella stanza maleodorante – una puzza tipicamente maschile – ospitava ogni giorno decine e decine di seghe, come in una catena di montaggio. Mi sedetti riluttante sul water, sentendomi già in qualche modo contagiato. Mi guardai tra le gambe e lo vidi più timido del solito. L’orologio mi avvisò che restavano appena diciotto minuti prima dell’appuntamento con il portantino. Eravamo rimasti d’accordo di incontrarci alle undici e mezza esatte davanti all’ascensore.

La vita in più – Una storia vera, Fabio Rizzoli, Mondadori. Ha un’esistenza normale, tranquilla, anonima, quasi banale. L’amore con la compagna malata di fitness per non perdere punti agli occhi della quale va in palestra, dove lo segue negli esercizi un ex modello dai modi raffinati che ha una relazione tormentata con una escort venezuelana, non va granché bene, il lavoro nemmeno, ultimamente non ha più molto appetito, non ha voglia di fare le cose, una sorta di nebulosa di malessere lo avvolge nel corpo e nello spirito, e da un po’ un fastidioso mal di schiena non gli dà pace. Ed è così che un minuto prima che scocchino le diciassette di martedì ventisei di marzo viene accettato, dopo esserci giunto guidando senza fretta, osservando neghittosamente Milano e le mezze luci che la punteggiano, al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda. E tutto cambia, in primo luogo l’ordine delle priorità: ogni crisi, si sa, del resto, può anche essere un’opportunità. Che bisogna cercare di essere pronti a cogliere… Intenso e potente, è una lettura da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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“Un cuore tuo malgrado”

41zlee8iagl._ac_us218_di Gabriele Ottaviani

Mia sorella telefonava quasi tutte le sere…

Un cuore tuo malgrado, Piero Sorrentino, Mondadori. Eternamente in bilico tra essere e dover essere, tra quello che si vuole e quello che si può: è la peculiarità, più o meno marcata, della natura umana. Bianca è giovane. È una brava ragazza. È una persona perbene. Ha un lavoro. Lo stesso di suo padre. È una conducente d’autobus. Una guidatrice giudiziosa. Un giorno, però (e qui la mente, cambiando quel che dev’essere cambiato, va a molta altra letteratura e anche a una certa cinematografia) provoca un terribile incidente. Stravolge numerose esistenze. In primo luogo la sua. Al suo fianco la sorella, all’altro estremo del canale di comunicazione che viene a instaurarsi un uomo con cui, intessendo un dialogo, si ritrova ad affrontare le sue ferite, che nascono da lontano, proprio dalla morte del padre, e dunque il senso di colpa, la determinazione a distruggersi confondendola con l’espiazione… Piero Sorrentino scrive con classe un romanzo importante e denso: da non perdere.

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