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“Molto mossi gli altri mari”

51NwoSkGctL._SX328_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Una tempesta si arrampica da sud…

Molto mossi gli altri mari, Francesco Longo, Bollati Boringhieri. Tra la mattina del trentuno di agosto e la sera del primo di settembre l’intervallo di tempo è breve assai, ma se del resto per innamorarsi basta un’ora, come dice una celeberrima canzone (anche meno, in verità, specie se in quel momento della vita sui sentimenti ci si è messa sopra non una pietra, ma direttamente tutta Stonehenge, o almeno questo è quel che ci si racconta…), il fatto che i due estremi del periodo siano prossimi fra loro non è una garanzia del fatto che in quel mentre non possa accadere alcunché di significativo, anzi. Il promontorio, selvaggio e cupo, domina la Baia di Santa Virginia, uno spazio dove, con buona pace dei gabbiani cardarelliani, sembra possibile che possano nidificare solo il rimpianto e l’attesa. Delle onde. E dell’amore. Vagheggiato, temuto, respinto, soffocato, perso, ritrovato, ruggente e sfuggente… Personaggi, situazioni e ambienti sono caratterizzati con efficacia e grazia, crescere è una impervia e illuminante scalata durante la quale ci si ferisce e ci si disinfetta con acqua e sale, la prosa è empatica e potente: da non perdere.

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