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“Mio padre la rivoluzione”

51WxGHb-jiL._SX346_BO1,204,203,200_ (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

Avevi promesso, nessuna vendetta; ma il padre dice Questa è giustizia, e sputa sulle donne e le chiama puttane, poi le guarda col ghigno, il padre severo, il re, adesso il potere, adesso il padre nomenclatore di coiti e impronte lasciate sul letto dall’ancella, dal pretendente, le gambe di lei lontane dal centro di lei e il nemico in mezzo alle gambe, la coscia contro la coscia, il motore del sesso…

Mio padre la rivoluzione, Davide Orecchio, Minimum fax. Una possibilità di Lev Trockij, Plotkin, Un poeta sul Volga, Iosif Adolf Vissarionovič, Cast, Contro nessuno, Il mondo è un’arancia coi vermi dentro, Partigiano Kim, Bambini raccontano, Lettera ai cittadini sovietici nell’anniversario della rivoluzione, Zimmer Man e Il viaggio. La rivoluzione russa è senza ombra di dubbio uno degli eventi più importanti che hanno caratterizzato, a partire sin dai suoi primi decenni, il cosiddetto secolo breve, ossia il ventesimo, quello ormai trascorso già da più di tre lustri, benché ancora la gran parte di noi lo ricordi vividamente. Ne ricorre quest’anno il centenario: cento anni dalla fine di un mondo che aveva abbandonato da nemmeno sessant’anni la servitù della gleba e dal conseguente primo albeggiare di un’altra visione, con i suoi pro e soprattutto i suoi contro. La storia insegna la vita, è fatta di episodi, azioni, reazioni, cause ed effetti, miti e leggende: Orecchio la plasma per il tramite della letteratura, che può dar corpo anche all’ipotetico, all’impossibile, al perturbante e al fantastico, con una chiarezza espositiva rara, lirica e suggestiva, tale da indurre una profonda e molteplice riflessione. Da leggere.

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