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“Kamikaze d’Occidente”

0x300.pngdi Gabriele Ottaviani

Pelle bronzea, rossetto ramato, capelli d’oro: questa donna è una lega di metalli luccicanti. Ha un’età fra i trenta e i quaranta. Più verso i quaranta, direi. Fa pensare ad armadietti pieni di creme, un flacone di rassodante specifico per il gomito, un tonico per il collo, un lubrificante per il sesso anale.

Kamikaze d’Occidente, Tiziano Scarpa, Minimum fax. È uno scrittore fallito che per campare fa un sacco di cose, in primo luogo portarsi a letto donne che lo pagano bene per i suoi servigi sessuali, ma non soltanto, anche semplicemente per avere un po’ di compagnia, finanche perché ci sia qualcuno con cui sfogarsi per il tramite di un liberatorio litigio (del resto tutto ha un prezzo, purtroppo o per fortuna, a seconda dei punti di vista…): precario cronico per costituzione, squattrinato, al limite di quella terra di mezzo nel centro del nulla che sono i quasi quarant’anni, in bilico sull’orlo di un precipizio, un giorno riceve una proposta che davvero sembrerebbe non potersi rifiutare. Inizia così una vicenda kafkiana, o meglio à la Borges, piena di possibilità: al nostro protagonista si presenta infatti inavvertito un oscuro personaggio che sostiene d’essere un funzionario culturale del governo cinese che deve scrivere un libro su di sé, per dimostrare la decadenza dell’Europa e giustificare l’imminente invasione, economica e non, che la tigre asiatica è in procinto di sferrare nei riguardi nel vecchio e marcio continente. Ma… Intrigante.

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“Il fiore della notte”

71nOliJCJKL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sei sempre stato una spina nel fianco…

Il fiore della notte, Herbert Lieberman, Minimum fax. Traduzione di Tullio Dobner. Dopo tanta neve, i primi raggi tiepidi, i cieli più tersi e le gemme che fanno capolino sui rami e nei prati sono di norma a New York l’inizio del risveglio. La luce soffusa della primavera però incarna pienamente, come dice il poeta, tutta la crudeltà del peggiore dei mesi, quell’aprile che non solo si diverte a giocare con le illusioni di cuori fragili e sensibili mescolando lillà e terra morta, ma anche a rappresentare la tragica ricorrenza degli omicidi perpetrati da un misterioso assassino, sulle cui tracce si muove il bravissimo e inviso ai potenti Francis Mooney, che… Sublime.

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“Bitches Brew”

bitches.jpgdi Gabriele Ottaviani

Bennie Maupin non aveva mai suonato con Miles prima di quel mattino d’agosto.

Bitches Brew – Il capolavoro di Miles Davis che ha rivoluzionato il jazz, George Grella jr., Minimum fax. Traduzione di Michele Piumini. C’è il jazz. Esiste il rock. E poi c’è Bitches Brew. Un album doppio. Registrato cinquant’anni fa. Pubblicato dopo sette mesi. L’autore è Miles Davis. Ed è un’epifania. Una rivoluzione. Un cambiamento epocale. Grella quando lo ascolta per la prima volta ha quindici anni, è con un amico, è appassionato, preparato, eppure la sorpresa è comunque magnifica, oltre che gravida di un entusiasmo che può essere straniante come solo quello dell’adolescenza sa essere: e questo non è infatti un semplice libro. È una guida. Un viaggio. Un’esperienza. Una festa. A cui siamo tutti invitati. E non si può mancare.

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“Il rap spiegato ai bianchi”

0x300 (2).pngdi Gabriele Ottaviani

I simboli forti devono partecipare della realtà. Chiedete a san Tommaso d’Aquino: l’eucaristia non rappresenta Dio, l’eucaristia è Dio.

Il rap spiegato ai bianchi, David Foster Wallace, Mark Costello, Minimum fax, traduzione di Christian Raimo e Martina Testa. Uno è uno scrittore. Il suo destino sarà tragico. E sfavillante. L’altro è un avvocato. Non hanno molto in comune. Sono bianchi. Benestanti. Laureati. E amano il rap. Il cui universo pare distare non pochi parsec dal loro. Eppure diventano, un po’ per gioco, un po’ per passione, critici musicali, e danno vita a un’analisi che, forse anche grazie a questa giusta e naturale distanza, è a dir poco memorabile.

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“Una volta ladro, sempre ladro”

61X4gaFY+WL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi sono trasferito a Milano domenica 19 luglio 1997.

Una volta ladro, sempre ladro, Lorenzo Moretto, Minimum fax. Sbatti il mostro in prima pagina, si sa, altrimenti non vendi, e se non vendi non sei nessuno, non esisti, non conti, non vali. È giugno. È il millenovecentonovantaquattro. Mancano sei giorni all’inizio del campionato del mondo di calcio che vedrà l’Italia arrivare in finale e perdere ai rigori col Brasile. Lorenzo è un ragazzo. È a casa. Nella Milano di Tangentopoli (meravigliosa la copertina che fa delle guglie del duomo braccia ammanettate levate al cielo). Sta mangiando. È ora di pranzo. È col padre Giovanni, in pausa dal lavoro. Bussano alla porta. Sono sei finanzieri. Hanno un mandato di perquisizione e un ordine di cattura e custodia cautelare per Giovanni Moretto, sul cui capo, neanche si trattasse della proverbiale spada di Damocle, pendono accuse infamanti: frode fiscale, riciclaggio, traffico d’armi. Nella notte viene portato in carcere, a San Vittore. Ci resterà sei mesi. L’innocenza di Lorenzo finisce così. E quella del padre? E quella, soprattutto, di un intero sistema? Da non perdere per nessuna ragione.

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“Willard e i suoi trofei di bowling”

71SCvwiM6kL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il piatto di pane al sugo sembrava stupido di fronte a un uomo grande e grosso che piangeva.

Willard e i suoi trofei di bowling, Richard Brautigan, Minimum fax. Traduzione di Pietro Grossi. Il tempo è passato anche per San Francisco, che non sembra più la città del sogno, dell’utopia e della libertà, pare spenta come il matrimonio che Constance e Bob tentano, chissà poi perché, di salvare, dandosi da fare con assurdi giochi erotici. I loro vicini, invece, sembrano la coppia perfetta: perché dunque hanno in mezzo al salotto Willard, uno strano uccello-totem che non smette mai di fissarli? E che c’entrano con tutto questo i tre fratelli Logan, leggende del bowling private da un ladro del loro mezzo centinaio di mitici trofei e disposte a tutto per riaverli, anche a diventare dei veri e propri assassini? Semplicemente geniale.

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“I minatori della Maremma”

cassola.jpgdi Gabriele Ottaviani

Le case di Niccioleta sono sparse su una collinetta…

I minatori della Maremma, Luciano Bianciardi, Carlo Cassola, Minimum fax. Postfazione di Antonello Ricci. Dieci minuti. Dieci, piccoli, miseri, pressoché insignificanti minuti. Nulla in generale, ancor più in senso assoluto, rispetto all’immensità dell’eterno, per quanto il tempo sia estensione e durata, percezione al di là dell’oggettività. Un granello d’infinito, che per molti però ha rappresentato l’inconciliabile differenza fra la vita e la morte. Era un martedì il quattro di maggio di sessantacinque anni fa, l’anno dei mondiali di Svizzera, due anni prima della strage di Marcinelle, quando nella miniera di lignite, un carbone fossile dal modesto potere calorifero, di Ribolla, per la precisione nel pozzo Camorra, tra le otto e trentacinque e le otto e quarantacinque, un’esplosione uccide – cronaca di una morte annunciata… – quarantatré uomini, ricomposti e identificati in un’autorimessa e poi allineati, sotto a una pioggia di bandiere rosse, nella sala del cinema, con un elmetto per ogni bara. Carlo Cassola, scrittore, saggista, partigiano, convinto come Socrate che si potesse essere cattivi solo per ignoranza, perché chi ha provato il dolore poi non può odiare, nipote di uno dei patrioti delle dieci giornate di Brescia, figlio di un redattore dell’Avanti dell’epoca di Bissolati di cui nella casa di famiglia volterrana si conserva la scrivania, e Luciano Bianciardi, cantore per antonomasia della vita agra, stanno portando avanti un’inchiesta sulle condizioni di vita e di lavoro dei minatori toscani: nulla sarà più come prima… Un testo, oggi più che mai, necessario.

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