Libri

“Doni di Natale”

di Gabriele Ottaviani

Il bus arrancava per le strette vie in salita della collina Fleming…

Doni di Natale, Contessa Lara, Luigi Milani, Graphe.it edizioni. La Contessa Lara, al secolo Eva Giovanna Antonietta Cattermole, protagonista della scena culturale e anche, per lo scandaloso divorzio, poiché fu colta in flagranza di adulterio, di quella dei pettegolezzi della seconda metà del diciannovesimo secolo, scrittrice e poetessa di chiara fama, e Luigi Milani, autore contemporaneo, vanno a braccetto in questa raccolta di racconti che ci invita a riflettere, nel tempo del consumismo, sul valore del dono: tema sempre attuale, potente, significativo, declinato qui con grazia, eleganza ed empatia.

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“Albe di un nuovo sentire”

713bY9g4BvL._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

Le metafore sinestetiche agiscono nel linguaggio della mente umana…

Albe di un nuovo sentire – La condizione neocontemplativa, Raffaele Milani, Il Mulino. Docente all’Università di Bologna, dove dirige il laboratorio di ricerca sulle città, di estetica, ossia la disciplina che indaga, specialmente a partire dalla seconda metà del diciottesimo secolo, il bello naturale e artistico, la produzione e i prodotti dell’arte e il giudizio di gusto su di essi, configurandosi di fatto come una sorta di vera e propria filosofia dell’arte, evolutasi notevolmente nel corso del tempo, soprattutto in seguito alla speculazione della scuola di Francoforte, che si chiedeva come fosse ancora possibile discettare di tali tematiche dopo l’aberrante abominio della Shoah, Raffaele Milani, con stile ampio, elevato, raffinato e divulgativo si interroga e induce alla riflessione sull’alterità, in epoca contemporanea, rispetto a quella che si manifesta sempre più nei fatti come una sorta di dittatura della tecnologia, che passa attraverso la riscoperta e la salvaguardia della natura, di attività “analogiche” come la lettura e sentimenti come la lentezza, in opposizione alla vacua e spersonalizzante frenesia consumistica dell’oggi. Da non perdere.

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“La ragazza di nome Giulio”

41xLzcc4zvL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Del resto non ne ero pentita.

La ragazza di nome Giulio, Milena Milani, SE. È un classico. Una delle perle della letteratura novecentesca italiana. Un libro troppo poco conosciuto e letto. Un volume che ha fatto scandalo. Per lungo tempo è stato introvabile. È apparso per la prima volta sugli scaffali delle librerie cinquantaquattro anni fa, ma la sua genesi fu ancora più precoce. Rapidissima la scomparsa. Il sequestro. Il processo. La condanna per l’autrice, scrittrice, giornalista, artista savonese, nata nel millenovecentodiciassette – anche se per anni si tolse un lustro, per civetteria, s’immagina – e inizialmente vicina al fascismo, da cui poi si distacca in maniera nettissima, e per l’editore. La successiva causa legale. L’assoluzione con formula piena. Il ritorno sulle scene. In favore di Milena Milani a testimoniare tra gli altri nientedimeno che Giuseppe Ungaretti, cui venne chiesto, con rara e insolente protervia, della moralità della scrittrice: per tutta risposta il poeta replica che a quel che ne sapeva lui non le piacevano nemmeno le barzellette… Tutto questo perché, in alcuni tratti del romanzo, potente, intenso, accurato, raffinato, figlio del suo tempo, espressione concretissima delle istanze di quell’epoca, che ha dato vita anche a un film del millenovecentosettanta, si parla finanche, quale sfrontatezza!, di ciò senza il quale nessuno esiste: ossia il sesso. Quello di una ragazza. Di nome Giulio. Da leggere, rileggere e far leggere.

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“L’inverno del pesco in fiore”

41If3Shy5FL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Quella fu l’ultima volta che vide suo padre.

L’inverno del pesco in fiore, Marco Milani, Piemme. I Boxer cinesi sono in rivolta. È il millenovecento, l’anno della teoria dei quanti, della Tosca, della Coppa Davis, della guerra anglo-boera, delle Hawaii americane, della santificazione di Rita da Cascia, del primo Zeppelin in volo, dell’omicidio di Umberto I, della quinta Internazionale socialista, della conferma di McKinley alla Casa Bianca, della pubblicazione di Lord Jim, dell’Interpretazione dei sogni e del Meraviglioso mago di Oz. Ernesto è a Pechino, ha una foto di famiglia fra le mani. La sua vita lo attende a casa. Ma lui dall’Asia non torna, non sarà lui a riportare a Ladispoli, vicino a Roma, quell’immagine. Non sarà lui a trovare e ritrovare una famiglia e un’esistenza quando non pensava più di averne nemmeno la più remota possibilità… Una saga appassionante, splendida, intensa, che si legge d’un fiato e attraversa tutto il cosiddetto secolo breve, che parla senza retorica della profondità dei legami, a prescindere dal sangue.

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“Lettera ai cappellani militari – Lettera ai giudici”

515Xi6oRlSL._SX342_BO1,204,203,200_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni.
Lettera ai cappellani militari – Lettera ai giudici, Lorenzo Milani, Il pozzo di Giacobbe. Si tratta di due testi fondamentali, che sembrano scritti domani e che non possono non far riflettere, nei quali un uomo di Dio, di cui si è da poco festeggiato il novantaquattresimo anniversario della nascita e del quale a breve sarà celebrata la ricorrenza del cinquantesimo anniversario della sua morte, davvero dà senso alla sua missione, la comunica, la trasmette, la vive e la fa vivere, mettendosi nei panni degli altri, degli ultimi, invocando la speranza, ultima virtù che resta quando tutte svaniscono, salvezza estrema del genere umano. Questa versione oltretutto ha un’ulteriore importante particolarità perché si tratta della prima e unica edizione critica – e raramente si è avuta l’occasione di entrare in contatto con un apparato di note così preciso, puntuale, divulgativo, approfondito, chiaro, ampio, significativo – dei testi succitati, edizione curata con passione e attenzione certosina, appare evidente, da Sergio Tanzarella, e anticipata nel Meridiano Mondadori – in cui Tanzarella è uno dei cinque curatori, occupandosi per lo più dell’epistolario – dedicato a don Milani in forma ridotta per motivi di spazio, e dunque riedita in un volume a sé stante, un’opera agile, formativa, perfetta, monumentale in tutte le accezioni del termine, una vera e propria orazione e testimonianza d’impegno civile, accessibile a tutti, che fa meditare lungamente sull’imprescindibilità dal punto di vista etico della non-violenza, che poi sfocia nell’impegno a favore dell’obiezione di coscienza. E per la prima volta in assoluto Tanzarella si avvale persino degli atti, mai consultati da alcuno finora, del processo subito da Milani e Luca Pavolini a cavallo fra il millenovecentosessantacinque e il millenovecentosessantasei. Da non perdere.

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