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“Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina”

81HPezICHhL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ci avevo messo un po’ per trovare il coraggio di alzarmi davanti a tutti…

Mi chiamo Elizabeth e sono un’assassina, Cynthia Clark, Newton Compton, traduzione di Micol Cerato. È certo meno arduo confessare in pubblico, nonostante si tratti d’impresa difficilissima, di avere, per esempio, una dipendenza dall’alcol, anziché ammettere di aver tolto la vita a qualcuno: del resto, però, pesantissimi sono, nell’opinione che ognuno ha del prossimo, i preconcetti che prendono piede giorno dopo giorno, istante dopo istante. Chi mai potrebbe immaginare un segreto terribile annidato nel cuore di quella che pare essere una madre amorevole, una moglie perfetta, un legale di grido? Eppure esiste, e ribolle, come mosto nei tini, la coscienza. Dunque che fare, se non…? Magistralmente connotato dal punto di vista dell’approfondimento psicologico, è accattivante e sorprendente.

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