Libri

“Mescolo tutto”

Mescolo_tutto_Coverdi Gabriele Ottaviani

«Io penso tu sia fortunato!» Inarca sopracciglia, confuso dall’enunciato. «Sai,» dico, «esistono persone impossibilitate a compiere ventisette anni. Io stessa non credo c’arriverò mai». Storce labbra sottili, sormontate da peletti mal rasati. «E che ne sai, forse non c’arrivo neppure io! Schioppo domani, così», schiocca le dita. A secernersi istanti in muto sospiro. Nel mentre incomincia a fischiettare la canzone trasmessa in radio, m’accorgo del suo proseguire. Il volume è tenuto talmente raso da rendere impossibile distinguere frasi articolate. «Alessio…» «Dimmi, Maria», concentrando iridi su asfalto delimitato da abitazioni. Palazzoni bigi in forme anfrattuose. «Volevo chiederti… Vivi solo?» «Sì, perché?» «Sai, siccome non so… Se non t’arreca troppo disturbo, potrei stare da te stanotte?» «Da me?» «Insomma, voglio dire… Guarda… Anche se vuoi scoparmi per me va bene, ma insomma, in un letto e dopo una bella doccia, ok?» azzardo. «Sei sempre così diretta?» acconsente al seguire di secondi in riflessione. «Posso domandarti io una cosa, ora? Non hai paura? Neppure mi conosci…» Ticchettio di pioggia improvvisamente aumentata su rivestimento dell’auto coincide con sinfonia in radio, annientandola. Non ci tengo a rispondere, ma l’insistente modo in cui fissa è costrizione a proferire parola. «Sai…» porto dita tra ciuffi, «Sono una… Un po’… Diciamo… Spavalda!» dichiaro. Irresponsabile sarebbe stata definizione più consona. Col termine spavalda cablo epiteto perfetto a descrivere protagonista d’un romanzo d’avventure.

Mescolo tutto, Yasmin Incretolli, Tunué. È giovanissima, ed esordisce nella narrativa con un testo che di ordinario non ha assolutamente nulla, anzi. Mescola davvero ogni cosa, ogni suggestione possibile, ma il risultato finale non è il guazzabuglio che sovente si palesa di fronte agli occhi del lettore, dello spettatore o in generale del fruitore dell’opera d’arte nel momento in cui il creatore di essa, non riuscendo a governare con la giusta misura il materiale e l’abbondanza di temi, spesso di forte impatto, che sono alla base del suo progetto, va in accumulo: tutt’altro. È come la superficie di un cristallo il romanzo della Incretolli, una statua neoclassica sotto la cui scorza premono per esplodere passioni potenti: inventando una lingua magnifica, e sempre inattesa, narra la storia di Maria, diciannovenne autolesionista, con le punte delle dita sul bordo del trampolino della vita. Imperdibile.

Standard