Teatro

“Megalopolis #43”

11008787_780792478675856_6666907261480736332_ndi Gabriele Ottaviani

In Messico il narcotraffico, la polizia corrotta e il governo spesso e volentieri vanno a braccetto come un gruppo di amici che si confida ogni cosa e che ha in progetto di conquistare il mondo. E per farlo non si ferma davanti a niente, men che meno di fronte alla sacralità del valore della vita umana. Il ventisei di settembre del duemilaquattordici è un venerdì. Siamo a Iguala. C’è una manifestazione. Quarantatré studenti di vent’anni sono arrestati. Bruciati vivi. Gettati nelle fosse comuni. Ma non è una buona idea gettare sotto terra dei semi. Perché quelli hanno l’innata tendenza a germogliare, a diventare piante frondose che si agitano al vento della libertà. Megalopolis #43 è una commistione struggente di musica, danza, video e parole. I volti dei ragazzi si fanno corpo sui corpi di chi danza, di chi col suo gesto eterna, comunica, racconta e non dimentica. Per la regia e drammaturgia di Anna Dora Dorno, con Nicola Pianzola, nella magnifica cornice del Teatro Due di Roma, che conferma anche con questo spettacolo, in scena fino al diciannove di questo mese, la sua scelta, ma forse sarebbe più corretto parlare di vocazione, a mettere in cartellone esibizioni che coniugano in maniera felice la bellezza dell’arte, che col suo splendore, per natura sovversivo e rivoluzionario, capace di far dileguare le regole del conformismo come tenebre di fronte al sole, fa evadere dal quotidiano, con il pensiero, l’impegno, la denuncia civile, è un appuntamento da non perdere. Gli Instabili vaganti (complimenti per il nome della compagnia, bello e carico di simboli) hanno lavorato tanto in Messico, e porteranno questo spettacolo in giro. Ma lì no. Lì non possono. Questo è stato loro vietato. Somos todos Ayotzinapa.

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