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“Episodi incendiari assortiti”

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Le mode distorcono tutto, anche le cose belle…

Episodi incendiari assortiti, David Means, Minimum fax, traduzione di Matteo Colombo. Una donna ha perso il marito. Gli resta di lui, fra le varie cose, anche il filmino a luci rosse che hanno girato assieme durante la luna di miele. Quando erano una coppia. Giovani. Freschi. Felici. Vivi. Entrambi. Che farne? Nel deserto sfreccia un treno merci: a esso s’aggrappa un vagabondo, con tutte le sue forze, per andare, andare e basta, non sa dove, non importa dove, basta che sia altrove, basta che non sia lì. Ci sono rotaie, invece, che nella notte sono il sentiero che percorre, scalzo, il manager di una grande azienda. E poi c’è… L’anima è ciò di cui siamo fatti, non ha materia eppure può infiammarsi, l’abbandono è l’altra faccia della medaglia dell’amore: David Means racconta il quotidiano in modo sublime, solenne, tragico, speranzoso a dispetto di tutto e tutti. Imprescindibile.

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“Istruzioni per un funerale”

61rFFWUY0hL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non volevo ammettere che il mio cosiddetto dolore migrante fosse in qualche modo collegato a quello che stava succedendo…

Istruzioni per un funerale, David Means, Minimum fax, traduzione di Assunta Martinese. Raffinatissimo, formidabile, folgorante, magnifico, David Means è uno scrittore a dir poco eccezionale, un vero e proprio maestro della narrativa contemporanea, che ha però innalzato al di là delle ristrettezze delle contingenze per arrivare a costruire la propria solida dimora sulla vetta dell’originalità e dell’universalità di un racconto che ha ampiezza di vedute e di respiro, dai toni sempre unici, diversi, distinguibili, inconfondibili, che sanno declinare la fragilità umana, indagarne i mille rivoli in cui, come un fiume carsico che appare e scompare, si disperde, affannosamente scombiccherata nella sua ricerca di senso, nella lotta contro l’impotenza, l’ineluttabilità di certe situazioni: da non perdere.

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“Hystopia”

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Tutti sanno qualcosa che noi non sappiamo.

Hystopia, David Means, Minimum Fax. Traduzione di Katia Bagnoli. Sono gli anni Settanta. Ma JFK è talmente vivo che è alla Casa Bianca per il terzo mandato. La guerra del Vietnam non è mai finita. Il Michigan è occupato da motociclisti psicotici e da strutture nelle quali vengono recuperati i veterani e i reduci dalla mente traumatizzata: i loro ricordi vengono immagazzinati nell’angolo più remoto del loro cervello e così sono liberi dal dolore che li devasta e paralizza. Se qualcosa va storto, però, l’effetto è deflagrante… L’idea del libro dentro al libro è classica quanto più non si può, la usa finanche Manzoni, ma non è nella costruzione né nemmeno, in fondo, nella tematica che si annida lo straordinario elemento di unicità di questo testo: è nelle modalità narrative, sorprendenti, e soprattutto nelle parole, quali vengono usate, come vengono usate e perché. In questo gioco di scatole cinesi il lessico del delirio è la sola bussola in grado di consentire al lettore di orientarsi e cercare di guardare oltre la siepe, verso la verità dell’egocentrismo: Means prende per mano il suo pubblico e non cessa un solo istante di farlo riflettere. Potentissimo.

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