Libri

“Racconti di follia”

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Charlotte lo osservava sempre attentamente, vedendo ciò che nessun altro poteva scorgere: come si aspettava, con quel drammatico risveglio all’arte, Julius incominciò a cambiare. Divenne più consapevole del mondo che lo circondava. Ben presto, non abbandonò più l’album e le matite: disegnava in continuazione – facce, scene stradali, mobili, tutto. Costringeva la servitù a posare per lui, anche quando aveva faccende da sbrigare. Ritraeva le sorelle e il padre a tavola, e ogni pomeriggio andava per gallerie d’arte sulla Broadway. Ripeteva le opinioni di Jerome Brook Franklin come se gli appartenessero, e per la prima volta nella sua vita diede istruzioni a un sarto. Ordinò parecchie paia di pantaloni attillati e redingote a doppio petto, e quando gli vennero consegnati sfilò davanti alle sorelle, pavoneggiandosi assurdamente…

Patrick McGrath, Racconti di follia, La nave di Teseo. Traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri. Introdotto nientedimeno che da Sua Maestà Joyce Carol Oates, colei che scandalosamente è ancora senza un Nobel, prolificissima autrice di formidabile e multiforme ingegno, colei che con la parola può veramente sempre e comunque tutto, colei che è capace di tensioni narrative estreme con una semplicità a dir poco lapidaria ed è nel gotha assoluto della letteratura planetaria, al vertice assieme a Joan Didion (Prendila così, Diglielo da parte mia, Democracy, Miami, L’anno del pensiero magico, Blue nights, Run river), Annie Proulx (Cartoline, Avviso ai naviganti, I crimini della fisarmonica, Gente del Wyoming, Quel vecchio asso nella manica), Anne Tyler (Se mai verrà il mattino, L’albero delle lattine, Una vita allo sbando, Ragazza in un giardino, L’amore paziente, Una donna diversa, Il tuo posto è vuoto, La moglie dell’attore, Ristorante nostalgia, Turista per caso, lezioni di respiro, Quasi un santo, Per puro caso, Le storie degli altri, Quando eravamo grandi, Un matrimonio da dilettanti, La figlia perfetta, Una spola di filo blu), Elizabeth Strout (Resta con me, Olive Kitteridge, I ragazzi Burgess, Mi chiamo Lucy Barton, Tutto è possibile), Penelope Lively (Una spirale di cenere, Un posto perfetto), Marilynne Robinson (Le cure domestiche, Gilead, Casa, Lila), Jane Urquhart (Niagara, Cieli tempestosi, Altrove, Klara, Sanctuary Line, Le fasi notturne), Catherine Dunne (La metà di niente, L’amore o quasi, Se stasera siamo qui, Donne alla finestra) ed Edna O’Brien (Ragazze di campagna, Un cuore fanatico, Lanterna magica, Le stanze dei figli, Uno splendido isolamento, Lungo il fiume, oggetto d’amore, Tante piccole sedie rosse), questo volume curatissimo e affascinante sin dalla copertina raccoglie, ed è la prima volta in assoluto, tutti i racconti di un mai abbastanza celebrato maestro e nume tutelare del noir contemporaneo: per tutti gli appassionati del genere, che lui comunque trascende con sapienza rendendo veicolo di analisi anche filosofica e politica della società, un’occasione che sarebbe un’imperdonabile disdetta farsi sfuggire.

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Libri

“La guardarobiera”

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Frank interpretava il Primo Pazzo, l’astrologo, che compare nell’Atto IV e pronuncia l’immortale battuta: Non è giunta la fine del mondo? A Vera il suo Antonio era piaciuto, quel poco che aveva potuto vedere nei due giorni di prove in cui Harry Catermole era stato assente. C’era qualcosa, nell’Antonio di Frank, che le mancava in quello di Harry, e tra coloro che li avevano visti molti riconoscevano in Frank un affetto e una tenerezza e, anche, un’urgenza – di passione repressa – che Harry alla Duchessa non aveva mai rivolto. La regista era preoccupata per questo. “Ecco, Sidney, cosa manca quando recita con Harry, lo vedi quando la fa con quell’altro.” Sidney lo vedeva, sì. “Dannazione. Dannazione.” Elizabeth Morton-Stanley non sopportava situazioni del genere. Era una che creava grane a ogni piè sospinto e però non lo sopportava. A metà mattina fu chiamata una breve pausa e Vera andò a cercare Frank. Era in fondo alla sala, seduto su una cassa di legno.

La guardarobiera, Patrick McGrath, La nave di Teseo. Traduzione di Carlo Prosperi. Londra, millenovecentoquarantasette. La guerra è finita, ma si soffre ancora. Eccome. È inverno. Si gela. Trovare qualcosa da mangiare è un problema. Ci sono macerie ovunque. In questi casi l’arte è ancora più salvifica che mai. Il bello è necessario, perché distrae. Charlie Grice è un attore formidabile. Tutti lo amano. E l’amore in tempi di dolore è più indispensabile che mai. Ma Charlie, d’improvviso, muore. Non si capisce bene come. Gettando ognuno nello sconforto più totale. In primo luogo, naturalmente, la moglie. Che frequenta l’ambiente del teatro come guardarobiera. E assiste insieme alla figlia alla replica dello spettacolo che avrebbe dovuto essere interpretato da Charlie. Vedere un altro uomo al posto del suo è un tormento. Che controvoglia accetta. E si convince che negli occhi del giovane Daniel Francis, nuova stella delle tavole del palcoscenico, riviva il suo grande amore. E… Faustiano, wildiano, potentissimo, un thriller psicologico ad altissima tensione.

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