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“Montana 1948”

di Gabriele Ottaviani

Sembrava sfinito, come se salire le scale gli avesse tolto tutte le energie…

Montana 1948, Larry Watson, Mattioli 1885. Traduzione, sublime e ispirata, di Nicola Manuppelli. Scrittore e poeta statunitense di Rugby, North Dakota, classe millenovecentoquarantasette, cui si deve Let him go, dal quale il film di prossima uscita con Diane Lane e Kevin Costner, Larry Watson dà vita a un epico e meraviglioso coming of age western, il Bildungsroman di un ragazzo di dodici anni che in una lunga estate calda, assieme alla sua famiglia, cambierà completamente tutte le sue prospettive di vita. Non leggerlo è un peccato niente affatto veniale.

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“Uno yankee alla corte di re Artù”

di Gabriele Ottaviani

Devo ammettere che era una creaturina utile in certe situazioni…

Uno yankee alla corte di re Artù, Mark Twain, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Mattioli 1885 continua nella sua meritoria opera di ripubblicazione di grandi intellettuali del passato la cui lezione è più viva e contemporanea che mai, e Mark Twain, ironico, geniale, istrionico, profondissimo, raffinato, preconizzatore visionario, è certamente la punta di diamante del suo bel catalogo: in questo volume narra la storia di Hank, che un giorno sbatte la testa e si ritrova nel più lontano dei mondi possibili rispetto al suo, ovverosia nientedimeno che a Camelot. Non quella dei Kennedy, però, che certo Twain non avrebbe potuto, nonostante il genio, immaginare, bensì proprio quella della tavola rotonda, e… Allegorico e formidabile.

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“Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill”

di Gabriele Ottaviani

L’adunata per il saluto alla bandiera è una cerimonia molto solenne…

Autobiografia del cavallo di Buffalo Bill, Mark Twain, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi. Mattioli 1885 continua nella sua meritoria opera di ripubblicazione di grandi intellettuali del passato la cui lezione è più viva e contemporanea che mai, e Mark Twain, ironico, geniale, istrionico, profondissimo, raffinato, preconizzatore visionario, è certamente la punta di diamante del suo bel catalogo: in questo volume parla anche in parte con la voce di Soldier Boy, il Bucefalo dal manto nero amatissimo dal leggendario attore e cacciatore a stelle e strisce, dando vita a una storia a tinte forti ma anche delicatissima, un deflagrante j’accuse della crudeltà dell’uomo verso gli animali. Modernissimo e imperdibile.

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“Disobbedienza civile”

di Gabriele Ottaviani

La massa degli uomini serve lo Stato come macchine…

Disobbedienza civile, Henri David Thoreau, Mattioli 1885. A cura di Nicola Manuppelli. Mattioli 1885 continua nella sua meritoria opera di ripubblicazione di grandi intellettuali del passato la cui lezione è più viva e contemporanea che mai: sin dal titolo il testo di Thoreau racconta di una necessità impellente nei nostri tempi liquidi e precari, mantenere la civiltà e al tempo stesso la capacità di discernimento. Da non perdere.

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“Il figlio”

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La mattina era calda e riecheggiava del cinguettio degli uccelli…

Il figlio, Gina Berriault, Mattioli 1885, traduzione di Nicola Manuppelli. Splendido fin dalla copertina, e reso in italiano con la consueta profonda e delicata sensibilità da un grande autore, Il figlio, opera di una voce narrativa che non ha bisogno di presentazioni, e della cui forza non ci si può che beare, narra la storia di Vivian, di famiglia agiata nell’America attaccata a tradimento a Pearl Harbor, che, abbandonata dal marito, passa, affamata d’affetto e avviluppata in una ragnatela asfissiante di convenzioni, da un uomo all’altro: solo uno, però, è davvero importante. Il figlio. Per cui sviluppa un’autentica ossessione.

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“Nostalgia di casa”

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Il prete si zittì di colpo, come se si vergognasse…

Nostalgia di casa, George Moore, Mattioli 1885. A cura di Silvia Lumaca. Ultimi anni del diciannovesimo secolo, campagne irlandesi. Non proprio in assoluto il contesto in cui la vita sia più agiata e più agevole, non c’è alcun dubbio. A maggior ragione se si è giovani,e  se non ci si riconosce in una società che non ha strumenti per essere aperta, divertente, ricca, ottimista, men che bigotta. Eppure le istanze che agitano gli animi delle donne e degli uomini sono sempre le stesse, in ogni tempo e a ogni latitudine: è per questo che questi racconti sono, ancora oggi, potentissimi, travolgenti e irresistibili.

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“Cuori affamati”

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Sposarti! Sposarti in quella casa di mendicanti!

Cuori affamati, Anzia Yezierska, Mattioli 1885. Traduzione di Livio Crescenzi e Marta Viazzoli. Splendido sin dalla copertina, il libro di Anzia Yezierska, scrittrice nata nel milleottocentoottanta in Polonia, nel villaggio di Plinsk, non distante da Varsavia, all’epoca parte dell’impero russo, ultima di nove figli, e morta novant’anni dopo a Ontario, nella contea di San Bernardino, in California, ebrea emigrata giovanissima in America e vissuta a lungo in un angusto appartamento nel Lower East Side di Manhattan, il cui sostentamento era dovuto pressoché esclusivamente all’indefesso impegno della madre, dedita anche ai lavori più umili, mentre il padre trascorreva tutte le sue giornate a studiare il Talmud e i libri sacri, non percependo alcuna retribuzione, narra con voce lirica e intensa aspirazioni, dolori, sgomenti, speranze, frustrazioni, ambizioni, sogni e fatiche di un’intera generazione, quella che sul finire del secolo decimonono ha lasciato il vecchio continente per il nuovo mondo. Da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Cos’è un uomo”

IMG_20200603_132536di Gabriele Ottaviani

Educa con diligenza i tuoi ideali verso l’alto…

Cos’è un uomo, Mark Twain, Mattioli 1885. A cura di Livio Crescenzi. Il dialogo è la miglior forma di conoscenza: perché è come un viaggio, se ci si ascolta e confronta si torna diversi, migliori, più ricchi. Uno è giovane e l’altro no, uno domanda, l’altro risponde, uno ha curiosità, l’altro esperienza: della vita, del mondo e di tutto quel che ne consegue. Dallo scambio delle loro battute nasce questo ritratto preciso, filosofico e variopinto della condizione umana, indagata in ogni aspetto, a cura di uno dei più grandi autori che si ricordino, e che Mattioli 1885, grazie al cielo, continua a ripubblicare. Imprescindibile.

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“Vasi rotti”

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Tutto è cambiato ora, e nessuno sembra sapere perché…

Vasi rotti, Andre Dubus, Mattioli 1885. Traduzione di Nicola Manuppelli. Redatti nell’arco di quasi tre lustri, fra la seconda metà degli anni Settanta e il millenovecentonovanta, i saggi qui raccolti, ognuno con una compiutezza e una solidità tale da trascendere il genere e la forma e innalzarsi al livello di una piena dimensione narrativa propriamente detta, sono in realtà non solo la prova, la dimostrazione, la condivisione di un talento formidabile e di una sensibilità caleidoscopica  e profondissima, ma anche una confessione, senza remore né censure, un’acrobazia senza rete di protezione, attraverso la quale Dubus si svela e dona, tessendo dunque un sempiterno legame con chi lo ascolta, senza mai indulgere in facile retorica o nel sentimentalismo, dimensioni che non gli appartengono affatto, raccontare la giovinezza cattolica nella Louisiana di cultura cajun, l’amore per il baseball, le fortune e le incertezze nella precarietà di una vita fondata sull’arte della parola, e non solo. Da leggere, rileggere, far leggere.

 

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“La mia autobiografia”

71gpHqO315L._AC_UY218_ML3_di Gabriele Ottaviani

– Io credevo che i socialisti fossero contrari alla monarchia.

Churchill rise.

– Se lei vivesse in Inghilterra le taglieremmo la testa per questa affermazione.

La mia autobiografia, Charles Chaplin, Mattioli 1885. Traduzione di Vincenzo Mantovani. Che fosse un genio si sa, e per chi ancora incredibilmente non lo conoscesse è sufficiente osservare anche solo un fotogramma a caso di una qualunque delle sue pellicole per rendersene conto: la sua formidabile vena artistica e intellettuale rifulge cristallina nell’opera, monumentale, in cui, a suo modo, dal suo punto di vista, scegliendo con accuratezza le parole con cui ricordare, ricordarsi e farsi ricordare, si racconta, tratteggiando anche il ritratto del mondo che ha attraversato. Persona e personaggio che rifugge ogni schema, Chaplin, tra queste righe, è più scintillante che mai: da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

 

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