Libri

“Gli ultimi della steppa”

di Gabriele Ottaviani

Passarono i giorni e anche le notti, passarono le settimane, trovammo un nostro ritmo…

Gli ultimi della steppa, Maja Lunde, Marsilio, traduzione di Giovanna Paterniti. Si pensava che fosse estinto da moltissimo tempo, e invece è proprio di quel tipo di cavallo selvatico che Michail, giovane, preparatissimo e appassionato biologo pietroburghese, ha appena ricevuto i recenti resti, e ha fra le mani il teschio. Non resta, dunque, che partire per le steppe mongole per immergersi letteralmente nella leggenda, in un viaggio di avventura e scoperta, tra rada vegetazione e nomadi dai volti scolpiti, prima di tutto di sé, e del posto dell’uomo in un mondo sempre più violento e violato. Lirico, magnetico, sontuoso, il romanzo di Maja Lunde è un apologo incantevole e raffinatissimo, nonché una prosa travolgente.

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“L’eredità dei vivi”

di Gabriele Ottaviani

A casa nostra è stato sempre bene accetto chiunque…

L’eredità dei vivi, Federica Sgaggio, Marsilio. Migrata dopo la seconda guerra mondiale dal sud al nord, Rosa è una donna forte, una madre che insegna alla figlia a non piangere e che accudisce il figlio affetto da una grave disabilità con tenero piglio battagliero: la sua lotta è la lotta per tutti coloro che soffrono, che hanno meno, che sono privati di opportunità e diritti. La lotta è quella che una figlia racconta di sua madre, la lotta è la militanza politica nell’accezione più alta del termine per rendere il mondo migliore. Non solo un romanzo ben scritto, quella di Federica Sgaggio è un’opera, oggi più che mai, necessaria.

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“Come una guerra”

di Gabriele Ottaviani

Ci penso io. Te lo giuro, andrà bene.

Come una guerra, Nicolas Mathieu, Marsilio, traduzione di Margherita Botto. Un culturista che non è riuscito a smettere col vizio degli steroidi, una giovane prostituta che rischia di essere rivenduta alla malavita e un sindacalista da cui dipende completamente una mamma a cui l’Alzheimer sta giorno dopo giorno strappando via la vita, come se si trattasse di una cipolla che si rimpicciolisce velo dopo velo, o di un carciofo che si spella un petalo alla volta: sono questi i protagonisti di un romanzo intrigante e detonante che prende le mosse dalla crisi del mondo del lavoro e dell’industria per raccontare la protervia del potere e la fragilità della società e degli individui che la compongono, lacerati fra essere e dover essere. Da leggere.

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“Mai più sola nel bosco”

di Gabriele Ottaviani

Molti anni dopo, la paura si prese tutto lo spazio che poteva e mi mangiò l’anima. Vertigini, nausea, battito del cuore accelerato, strane visioni. Tutto ciò che fino ad allora mi era parso affascinante, anche divertente, nel suo macabro modo, divenne davvero spaventoso, uno spavento che non aveva niente di poetico, niente di attraente, era solo brutto. Credevo di essere attrezzata, essendomi esercitata al gioco della paura fin da bambina, invece scoprii che non si è mai abbastanza allenati e soprattutto che il tradimento può giungere dall’interno di te stesso invece che dal di fuori. Niente mostri alla finestra, scheletri nell’armadio o assassini appostati nell’ombra: il mostro puoi essere tu, tu lo scheletro che balla e tu l’assassino di te stesso. Scoprii che la signora Trude puoi essere tu, mentre sei nello stesso tempo la bambina troppo curiosa che vuole salire – o scendere – le scale a tutti i costi.

Mai più sola nel bosco – Dentro le fiabe dei fratelli Grimm, Simona Vinci, Marsilio. La fiaba è come la tragedia, ha funzione catartica, serve a tenere in guardia, a indurre a compiere il bene facendo in modo di restare discosti dal male, mostrandone le conseguenze nella maniera più immediata, fruibile e comprensibile possibile, è un grande insegnamento e una maestosa allegoria della condizione umana: Simona Vinci, con garbo, grazia e sapienza, si immerge e fa immergere in questo variopinto universo. Ottimo.

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“La terra che scompare”

di Gabriele Ottaviani

Voleva soltanto sentire quello che Denis aveva da dire…

La terra che scompare, Julia Phillips, Marsilio, traduzione di Fabio Zucchella. È agosto. È pomeriggio. Siamo su una spiaggia della Kamčatka, terra che la gran parte di noi conosce per lo più solo e soltanto per un celebre gioco da tavolo fatto di cartelloni, dadi e carri armati, all’estremo nord-est della Russia. Due bambine, due sorelle, di undici e otto anni, con ogni probabilità vengono rapite da un uomo. Sta di fatto che svaniscono nel nulla. Trascorrono ore, giorni, settimane, mesi, ma delle piccole Alëna e Sofija non si trovano tracce. La polizia, come si suol dire, brancola nel buio e non cava un ragno dal buco. Che siano annegate? Oppure… Formidabile sin dalla copertina, non si riesce a staccarsene. À bout de souffle.

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“In prima persona”

di Gabriele Ottaviani

È nostro compito abolire le regole e mettere fine alle cattive abitudini…

In prima persona – Una memoria controcorrente, Alain Finkielkraut, Marsilio, traduzione di Mauro Zanon. Giornalista, opinionista politico e filosofo francese, raccontando sé medesimo racconta del mondo in cui vive, dell’ambiente che lo circonda, della società, della storia del pensiero, di quel che vorrebbe per somigliare sempre più all’idea che anela, come tutti, d’incarnare: Finkielkraut non vuole apparire migliore di quel che è, ma dissipa senza fare sconti a nessuno, partendo da sé, la nebbia dell’oscurantismo imbevuto di luoghi comuni con la forza vitale della conoscenza. Ammaliante.

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“Capire la fotografia contemporanea”

di Gabriele Ottaviani

Cartier-Bresson non ha certo avuto fortuna ogniqualvolta ha premuto il pulsante dell’otturatore nei quarant’anni della sua carriera: è stato più semplicemente bravo in modo disarmante…

Capire la fotografia contemporanea – Guida pratica all’arte del futuro, Denis Curti, Marsilio. Da tempo ormai siamo bulimici d’immagini: ci sembra che tutto sfugga se non lo fermiamo con una foto, fosse anche stata scattata per sbaglio, senza il minimo criterio. Tutto del resto è liquido, fragile e precario, come scritto sull’acqua, dimenticare è far uscire dal cuore l’essenza stessa dell’esistere: ma la fotografia non è certo un selfie, che di per sé, naturalmente, non è nulla di malvagio, sempre che per farlo non si compiano imprudenze fatali o reati. La fotografia è un’arte, è lo specchio del tempo, è il racconto dello spirito della società che in quel momento si manifesta, è un atto politico: Denis Curti conduce con mano sicura il lettore in questo mondo dal fascino irresistibile, e lo aiuta a capire. Da non farsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Trieste e il caso Ibsen”

di Gabriele Ottaviani

Brand, ricorda Slataper, è in principio concepito come un lavoro epico…

Trieste e il caso Ibsen – Polemiche e dibattiti tra Otto e Novecento, Paolo Quazzolo, Marsilio. Presentazione di Franco Perrelli. Materica e immateriale musa di Quarantotti Gambini, città di frontiera non solo fra l’occidente e l’oriente ma pure fra i caldi colori mediterranei e le atmosfere brumose però gravide di suggestioni della Mitteleuropa, Trieste, amata da tanti intellettuali e scrittori che l’hanno scelta come luogo dell’anima, quando non vi erano direttamente nati, tanto che non mancano le loro statue che paiono passeggiare per le vie del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia in prossimità di giardini, piazze e biblioteche, è stato ed è un territorio di fermenti, che qui sono raccontati attraverso la lente di una particolare ottica culturale e cronologica, riferita al periodo della nascita della psicanalisi e della narrazione della crisi dell’uomo moderno, albatro incapace d’incedere in una società in cui non si riconosce. Da non perdere.

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“Ama e fai quello che vuoi”

di Gabriele Ottaviani

Ho solo voglia di addormentarmi al telefono con te. Possiamo farlo o è da ragazzino?

Ama e fai quello che vuoi, Elisa Fuksas, Marsilio. Poco meno di quarant’anni, una vita tranquilla sotto ogni aspetto, un nuovo corteggiatore che per gioco le chiede di sposarla: e lì Elisa si accorge che anche se volesse non potrebbe. Quantomeno non in chiesa. Quantomeno non subito. Perché le mancano tutti i sacramenti, a partire dal primo, il battesimo: questa consapevolezza le fa rimettere in discussione molte delle sue certezze e priorità, portandola a intraprendere un cammino spirituale che non mancherà di sorprenderla. Il titolo è in assoluto una delle più celebri, forse persino abusate, citazioni che si attribuiscono a Sant’Agostino, uno dei padri della Chiesa: Elisa Fuksas, con eleganza, racconta i sentimenti senza sentimentalismo e la vita senza retorica. Ottimo.

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“Le sorgenti del sogno”

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La coscienza è come un riflettore che, illuminando una parte, al contempo mette in ombra tutto ciò che c’è intorno…

Le sorgenti del sogno – Un viaggio nella psiche umana, Vittorino Andreoli, Marsilio. I sogni son desideri, è noto, ma non solo: indagarli, al di là della semplice interpretazione, che in certi casi è buona persino, per non dire quasi esclusivamente, per giocarsi qualche numero al lotto, significa approcciarsi con rigore scientifico al luogo da cui prendono corpo e vita, la mente, con i suoi segreti e i propri complessi e affascinanti meccanismi, che Andreoli, studioso di chiarissima fama, spiega con linguaggio interessante, appassionato, appassionante, vivace, divulgativo, denso, dotto e accessibile.

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