Libri

“L’amore al tempo degli scoiattoli”

41dM1Kax1wL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Urrà, potrei essere più di quello che sembro.

L’amore al tempo degli scoiattoli, Elizabeth McKenzie, Marsilio, traduzione di Stefano Massaron. Palo Alto, gemellata con Palo del Colle, località della città metropolitana di Bari, città californiana accanto a cui si estende il campus di Stanford, terra di nascita del poliedrico James Franco e centro economico del distretto della Silicon Valley, è anche il luogo d’origine di Veblen, una ragazza sensibile che ha un amore ossessivo per gli scoiattoli – è figlia di una madre castrante, ipocondriaca, passivo-aggressiva, egoriferita nonché sposata con un uomo-zerbino e di un padre rinchiuso in manicomio – e che convola a giuste nozze con Paul, scienziato aitante, di fatto per lei – ma la cosa è reciproca – un illustre sconosciuto, che detesta i roditori dalla coda folta e vezzosa ed è il rampollo di una coppia di complottisti che coltivano marijuana e sono in balia del primogenito che, poveretto, proprio una cima non è… Insomma, gli ingredienti per uno psicodramma formidabile che indaga l’animo umano in ognuna delle sue sfaccettature ci sono tutti: da non lasciarsi assolutamente sfuggire.

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Libri

“La storia dell’acqua”

41Qw4BzYxSL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Posso di nuovo issare le vele…

La storia dell’acqua, Maja Lunde, Marsilio, traduzione di Giovanna Paterniti. Signe ha una barca che si chiama Bla, ha quasi settant’anni e dopo aver di fatto peregrinato per l’intera esistenza in lungo e in largo in giro per il mondo ha finalmente deciso di ritornare a casa, nella sua Norvegia. In realtà però questa tappa non segnerà una pausa definitiva: ripartirà ancora, alla volta di una destinazione, la costa della Francia, che pensa la possa condurre dall’uomo che ha amato, un tempo. E proprio il tempo è un fattore fondamentale in questo romanzo: passano gli anni infatti, e una devastante carenza d’acqua, che non ha forma ma ha una storia, sta spingendo gli abitanti del sud del vecchio continente, il cui ambiente è martoriato dalle insane azioni dell’uomo (Maja Lunde continua la sua esegesi della situazione climatica globale attraverso la forma solida e divulgativa della narrativa, capace di toccare le corte emotive di chi legge e di indurre alla riflessione), verso settentrione. Per un padre e una figlioletta le cose si fanno ardue: almeno fin quando non rinvengono lo scheletro d’una vecchia barca… Interessante.

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“La casa di June”

41ijgqFfCAL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il memoir aveva fatto scandalo ma Cassie non ricordava con precisione i particolari.

La casa di June, Miranda Beverly-Whittemore, Marsilio. Traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini. Two Oaks è la decadente casa di famiglia in uno dei più romiti angoli dell’Ohio nella quale si rifugia Cassie, la cui vita è male in arnese esattamente come il palazzo: e lei, che ha lasciato New York, la sua frenesia e il proprio fidanzato, rimira la magione appartenuta alla nonna e si lascia andare esattamente come una gronda che la corruzione della ruggine fa staccare dai sostegni. Un giorno però la raggiunge fin lì una notizia del tutto inaspettata che la scuote dal torpore: Jack Montgomery, celeberrimo ex divo di Hollywood, le ha lasciato in eredità la sua fortuna. immensa, a dire poco. Perché? Quale segreto si nasconde anche tra le modanature e le connessure che compongono l’avita dimora? Un viaggio alla scoperta del passato e di sé, intenso, coinvolgente, convincente.

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“Sotto il falò”

51cIXGSEUfL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mentre si avvicinava, lei si innamorava anche della sua camminata.

Sotto il falò, Nickolas Butler, Marsilio, traduzione di Claudia Durastanti. La cosiddetta America profonda non è certo quella dei palazzoni che vanno a far solletico al cielo col loro agglutinarsi frenetico di cemento, acciaio e vetro: è la terra delle periferie, dei falò, dei grandi spazi, degli orizzonti sconfinati, dei pickup rugginosi, delle ballate impregnate di malinconia come vecchie spugne quella che pare essere realmente più vicina alla natura intima e autentica delle cose. Ed è quella che con inusitata, struggente e mai banale, retorica o artificiosa grazia racconta Nickolas Butler, che tratteggia i profili di uomini, donne, bambini di rara tenerezza, che rappresentano il barlume di una speranza di verità. Da non perdere.

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“Sillabario dei malintesi”

411Hnc11oFL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

L’avesse visto Gianni Brera, chissà che parole avrebbe inventato.

Sillabario dei malintesi – Storia sentimentale d’Italia in poche parole, Francesco Merlo, MarsilioMonarchia, stile, rotocalco, Marxengels, referendum, sì ma anche no, sotto sotto, (im)broglio, k e complotto, luogo comune, nobilitarsi, malaria, eroi, re a cavallo, Savoia, il re repubblicano, unità, terrone, barbiere, la donna elefante, ingegnere, cemento, casa, tangente, la parolaccia, fogna e grammatica, pannellese, a mia insaputa, rompicoglioni, virgola, ex, femminicidio, adulterio, bis, smog, identità, emozioni e colori, geografia, acqua, luce, trans, periferia, gialli e misteri, tic linguistico, popolo, quo vado?, mafia capitale, buca, (sopra)nomi, capitale morale, il guasto, lucciole, nostalgia, cretinocrazia, processo e palazzo, Francesco, Kafka, musulmano, Lombroso, metafora, Italia-Francia, calcio, Europa 4-3, numeri, matematica, ossimoro, pace, comunismo, verità, Roma 1978, silenzio, trasformismo, vizio e peccato, ridere, malafemmina, Belzebù, celodurismo, cazzoculomerda, Torni a bordo, cazzo!, rottamare, patria, matria: eccoli, i lemmi, i concetti, le locuzioni, le espressioni, le parole che Merlo, capitano di lunghissimo – e onusto di trofei – corso, giornalista a Catania, Milano, Roma, Parigi, al Corriere della sera e a Repubblica, sceglie, usando nel titolo, non certo a caso, il più parisiano fra tutti i vocaboli, per raccontare l’Italia. La sua storia. Le sue bellezze. Le sue storture. Il suo popolo. Le sue idiosincrasie. Le passioni. La politica. Per dipingere con i colori squillanti del costume d’Arlecchino, non a caso una maschera che serve due padroni, il ritratto di un paese dalle mille possibilità e dalle ancor più numerose contraddizioni, sempre uguale a sé medesimo eppure in continuo mutamento, umano, troppo umano, disumano: un viaggio avvincente e densissimo di significato.

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“I Romanov”

51TUpCTcd7L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La seconda parte del regno di Alessandro II fu attarversata da cinque attentati…

I Romanov – Storia di una dinastia tra luci e ombre, Raffaella Ranise, Marsilio. La dinastia i cui ultimi rappresentanti vennero sterminati a Ekaterinburg, nei giorni scorsi al centro delle cronache per alcune partite dei campionati del mondo di calcio che hanno visto trionfare la splendida e multietnica Francia di Deschamps, dalla rivoluzione d’ottobre di poco più d’un secolo fa che sovvertì, portando, almeno in teoria, il popolo al potere, l’ordine costituitosi e consolidatosi nel corso di decine di decenni attraverso una corte sterminata e un ancor più vasto apparato burocratico inestricabilmente legato sin dalla nomenclatura (zar è etimologicamente parola più che solo semplicemente connessa a Caesar) a una tradizione aristocratica di amministrazione accentratrice del potere (si pensi che solo nel milleottocentosessantuno il paese di Tolstoj e Dostoevskij abolisce la servitù della gleba, istituto chiaramente feudale) ha avuto una storia lunga, articolata, variegata, complessa, interessante, avvincente, sorprendente, appassionante: qui è riprodotta, ricostruita e raccontata in maniera semplice, chiara, esaustiva.

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“La metà di bosco”

51S9Ut4J67L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Era giusto così, lo sapeva.

La metà di bosco, Laura Pugno, Marsilio. Salvo è un medico. Sua moglie e sua figlia non fanno più parte della sua vita, ha perso il sonno, proprio lui che lo cura, e accetta dunque l’invito di un amico su un’isola greca, laddove tutto sembra placarlo. Ma d’improvviso una ragazza scompare, e in seguito viene ritrovata morta… Le premesse farebbero supporre che questo romanzo dalla prosa asciutta e chirurgica e dal ritmo suadente e perfetto sia un giallo: non è però così, quantomeno non nel senso classico del termine. Laura Pugno costruisce infatti con eleganza, mirabile cura e sensibilità non comune un’esegesi della condizione del dolore e dell’elaborazione di ciò che più d’ogni altra cosa atterrisce l’uomo, il senso irrimediabile della perdita. Da leggere.

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