Libri

“Perché comincio dalla fine”

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Una cosa che ho capito con la convivenza è che dentro ho tantissima cattiveria.

Perché comincio dalla fine, Ginevra Lamberti, Marsilio. Geniale, brillantissimo, ricco di idee, di livelli di lettura e di chiavi di interpretazione, il libro di Ginevra Lamberti prende le mosse dal divano di casa della sua protagonista, che si chiama Ginevra, fa l’affittacamere a Venezia, sogna un gatto che cade dal terrazzo e torna volando con una lettera del nonno, ha amici, passatempi e pregiudizi, come tutti, e la consapevolezza, in fondo, di non avere un posto nel mondo, né da viva né da morta, visto che non ha un loculo dove finire. E invece le sembra che davvero tutti, sin dalla notte dei tempi, abbiano sempre prestato chiara attenzione all’ineluttabile conclusione dell’esistenza, nonostante magari in apparenza la rimuovano. E… Prodigioso, fresco, filosofico.

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“I libri sono come le ciliegie”

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I libri si vendono da soli. Non serve a nulla pubblicizzarli.

I libri sono come le ciliegie – Cesare De Michelis in parole sue, Marco Sassano, Marsilio. Assistente alla regia cinematografica, allievo di Vittore Branca, socialista appassionato, docente prima all’Università di Messina e poi professore di Letteratura italiana all’ateneo di Padova, assessore alla pubblica istruzione a Venezia, Cavaliere del Lavoro e molto altro: soprattutto, editore. Questo è stato Cesare De Michelis, che ha vissuto davvero mille vite, non solo come fanno tutti i lettori, per citare Umberto Eco, secondo il quale chi legge è un giorno assieme a Renzo e Lucia e un altro a braccetto con Leopardi sul colle dell’Infinito: al tempo stesso è stato senza dubbio un grande amante dei libri, dotato inoltre di un talento tale da scoprire, fra gli altri, autori come Nico Orengo, Antonio Debenedetti, Gaetano Cappelli, Susanna Tamaro e Margaret Mazzantini, e che ha lasciato una messe di testimonianze preziosissime. A queste attinge Marco Sassano, a decenni di dichiarazioni, interviste, interventi, colloqui privati e conversazioni pubbliche, restituendone con prosa limpida e dotta un ritratto intimo, profondo, attento, umano, professionale, ricco e interessante.

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“Caterina de’ Medici”

caterina-de-medici_00di Gabriele Ottaviani

D’ora in poi, è «a lei» che bisognerà rivolgersi. E se non si aprirà il Grand Siècle, sarà perché le pulsioni, gli interessi, gli odi si dimostreranno troppo forti, dirompenti, simili a una valanga che trascina con sé tutto quello che trova. Bisogna anche ricordare che la Medici non detiene la legittimità né la potenza assoluta di Luigi XIV. Non è il re, lei; solo una donna e per giunta straniera. Sa bene che l’autorità del sovrano è fragile, che bisogna manovrare in mezzo a diverse fazioni, ciascuna delle quali potrebbe prevalere. Non ha abbastanza robustezza per schiacciarle, per cui deve gestirle e a volte venire a patti. Pur tuttavia, la sua maniera di intendere la regalità, la bravura con la quale si serve dei simboli, della «grande bellezza», del lusso e della magnificenza, il modo di concepire la corte, saranno altrettanti esempi per i sovrani a venire, primo fra i quali proprio il Re Sole. Non viene sottolineato spesso, ma la Francia «sciovinista e nazionalista» di Luigi XIV deve molto a quella «italianizzata» – o meglio, devenue italienne – di Caterina de’ Medici. Nelle lettere alla figlia, ella tiene comunque a ribadire che il potere preteso e ottenuto non è fine a sé stesso, bensì per il bene dei Valois e del regno. «Non pour moy, mais pour servir à la conservation de cet royaume et pour le bien de tous vos frères», «Non per me, ma per servire alla conservazione di questo reame e per il bene di tutti i vostri fratelli». In un’altra missiva, aggiunge che il suo compito è «ristabilire dolcemente tutto quello che la malizia del tempo può aver guastato in questo reame». Chissà come sarà rimasta sorpresa Diane de Poitiers, del mutamento repentino di colei che aveva per tanti anni umiliato e sottovalutato. Quella lontana cugina, alla quale aveva concesso come una grazia, qualche notte, di godere dei favori dello sposo legittimo, e unicamente perché doveva generare un erede…

Caterina de’ Medici – Un’italiana alla conquista della Francia, Alessandra Necci, Marsilio. Docente, avvocato, scrittrice, specializzatasi a Parigi, Alessandra Necci indaga la storia e la politica con attenzione rara e magnifica, dando vita a ritratti particolareggiati, curati, dettagliati, affascinanti, interessanti, impressionanti, mai banali né retorici o agiografici, sempre policromi, caleidoscopici, variegati, approfonditi, articolati, complessi ma mai ostici: sembra di conoscerli di persona, questi personaggi di cui si è solo letto, o visto sullo schermo. Amata, odiata, temuta, donna d’incomparabile ingegno, Caterina de’ Medici rivive in questo volume, inserito nella prestigiosa longlist di quest’anno di una delle più importanti rassegne letterarie italiane, il Premio Comisso, giunto alla trentanovesima edizione, ricchissimo di livelli di lettura e chiavi d’interpretazione. Come l’acqua per chi ha sete…

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“Una giornata nera”

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Ora bisogna chiamare i soccorsi. Forse non è troppo tardi.

Una giornata nera, Aldo Costa, Marsilio. È un disastro, un vero e proprio disastro, da ogni punto di vista. Non si può definire altrimenti quella che doveva essere una breve vacanza, organizzata per ritrovarsi, e nella quale invece niente sta andando per il verso giusto: lui e lei sono sempre più distanti. Per giunta l’afa è insopportabile, la strada corre tortuosa a picco sulla scogliera, non c’è un angolo per fermarsi. D’un tratto una costruzione: parcheggiano, e sperano in un attimo di ristoro. Non sanno che invece stanno per essere catapultati nel bel mezzo di un paradosso escheriano: con maestria sopraffina Aldo Costa tesse un thriller psicologico raffinato, irresistibile, semplicemente, ammesso e non concesso che l’avverbio sia adeguato, perfetto. Monumentale.

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“Grand Hotel Scalfari”

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Rivisto, con le poche forze che mi restano, nel deposito dei ricordi e so che l’amore ha giocato un ruolo fondamentale.

Probabilmente l’attributo che di primo acchito sovviene alla mente quando anche solo si pensa a Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica, incarnazione della grande speranza delusa della democrazia italiana, galante ammiratore di Gina Lollobrigida, che risponde a una sua affermazione dimostrando un’intelligenza cristallina e un savoir-faire sublime, amico di Italo Calvino, cresciuto a Sanremo, la città del Casinò, nato nell’anno dell’omicidio Matteotti, che una certa storiografia vuole determinato anche dalla posizione del deputato socialista in merito proprio al gioco d’azzardo, fine polemista che sogna che il momento di scivolare in un’altra stanza avvenga – così gli dispiacerebbe meno – nel corso d’un attimo di piccola gioia, come, per esempio, mentre ha in mano una fetta dell’amato pandoro, altrimenti vietatogli a causa del diabete, è austero. Per l’intelligenza, certo. La serietà, ovvio. Il rigore, sicuro. L’autorevolezza, nemmeno a dirlo. Ma con ogni probabilità pure per la barba. E infatti all’onor del mento è dedicato l’incipit di questo bellissimo libro, un viaggio ricco di aneddoti come lo è di primizie una cornucopia, in cui si incontrano Adorno, Afeltra, Agnelli, Amato, Arbasino, Arpino, Asor Rosa, Bacchelli, Bergson, Berlinguer, Berlusconi, Biagi, Bo, Buzzati, Caracciolo, Craxi, Croce, D’Annunzio, De Benedetti, Eco, Gadda, Gassman, Guttuso, Ingrao, La Malfa, Landolfi, Malaparte, Melega, Montale, Montanelli, Moravia, Nenni, Olivetti, Pannunzio, Pavese, Pratolini, Prodi, Rizzoli, Salvemini, Sanguineti, Sciascia, Scorsese, Soldati, Valli, Zucconi e chi più ne ha più ne metta. Grand Hotel Scalfari – Confessioni libertine su un secolo di carta, Antonio Gnoli, Francesco Merlo, Marsilio: straordinariamente sorprendente, intimo, libero, franco, impeccabile e imperdibile.

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“La forza della natura”

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Paolo, imbavagliato dalla terra, non poteva rispondere…

La forza della natura, Antonio Leotti, Marsilio. L’azienda di famiglia era saldamente nelle mani del marito che l’ha lasciata vedova troppo presto, troppo giovane, troppo bella, troppo triste e troppo determinata a non mettere mai più piede in quel borgo della Toscana che era stato a lungo l’orizzonte del coniuge, indefesso lavoratore. Euclide è morto e Anna vuole restare a Roma, immersa nel benessere dei Parioli, lontana anni luce da quei contadini che le paiono più che altro disprezzabili servi della gleba: il problema è che a mettere i bastoni fra le ruote al suo progetto di liberazione a suon di cocktail sorseggiati in terrazza e di vendita generale di castello, poderi e terre si frappongono i Ruccellai, contadini che da duecento anni arano le stesse zolle e ora ne reclamano la proprietà. Ad Anna dunque tocca trasferirsi: e non sa ancora che… Affascinante, interessante, ben confezionato, elegante. Da leggere.

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“Sotto il radioso dominio di Dio”

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La ricezione familiare è un ginepraio…

Sotto il radioso dominio di Dio, Giorgio Zanchini, Marsilio. Giornalista di chiara fama, appassionato di letteratura, voce autorevole e conduttore bravo e preparato, Giorgio Zanchini esordisce nella narrativa propriamente detta con un romanzo che scorre come un fiume in piena, brilla, rimbalza, riflette la luce, zampilla, salta di sasso in sasso, levigando ogni asprezza, si divide in mille rivoli e poi si riunisce donando una placida sensazione di quieta pienezza, ha un ritmo musicale e avvincente, che seduce, conquista, coinvolge: è la storia di una storia, e della Storia. Sullo sfondo di una Roma bella, pigra, neghittosa, mentre il tempo, inesorabile, tutto fagocita, un ragazzo indaga il passato della sua prestigiosissima famiglia, per sapere se il suo avo, nientedimeno che il celebre gesuita del Duce, sia stato o meno antisemita: questa ricerca di identità, però, lo porterà dove non può immaginare… Splendido.

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