Libri

“Cinghiali in città”

di Gabriele Ottaviani

L’albero è rimasto incompiuto, ho cacciato alla rinfusa in una scatola il resto delle decorazioni e ho abbandonato la scatola e la sedia su cui ero salita per sistemare il puntale. È stato un attimo, stavo bevendo il caffè in piedi davanti alla finestra, tenevo la tazzina fra le mani e la fronte appoggiata al vetro, è un’abitudine, la superficie liscia e fredda mi trasmette una sensazione di calma. In quel momento ho percepito un movimento, il tempo di voltarmi e Pina era appesa all’albero di Natale, con le zampe anteriori era avvinghiata al ramo che sosteneva il puntale, il resto del corpo ondeggiava nel vuoto, le zampe posteriori annaspavano alla ricerca di un sostegno. Pina non possiede l’agilità tipica dei gatti ed è franata insieme all’albero, alle palline di vetro, agli angeli colorati, al puntale a forma di stella e alle sagome di cartone. È schizzata come un fulmine via dalla stanza in direzione del bagno, dove cerca rifugio quando si spaventa. Mi sono avvicinata a quello sfacelo con le lacrime agli occhi. Perché sgridarla? Ha fatto quello che avrei voluto fare io.

Cinghiali in città, Emilia Marasco, Il canneto. Ormai, anche se sembra un ossimoro, in realtà, complice l’incuria che regna sovrana per le vie urbane che abitualmente percorriamo, per colpa sia della cittadinanza che dell’amministrazione, in città i cinghiali sono diventati una presenza usuale: per Vera però sono anche il simbolo delle sue paure, che a spron battuto precipitano dalle alture che ne sovrastano casa per far razzia di tutti i suoi punti di riferimento. Soltanto grazie al fratello, infatti, è riuscita a diventare adulta, a realizzarsi, ad avere un’esistenza stabile o qualcosa che le rassomigli, dopo la morte del padre e la noncuranza della madre che ne hanno caratterizzato l’infanzia. Anche il fratello, però, d’un tratto parrebbe abbandonarla, parte, e, si sa, people always leave… Ma quella che all’apparenza è una nuova crisi in realtà si rivela un’opportunità d’incontro e di crescita: intenso, potente, raffinato, emozionante.

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Libri

“La compagnia delle anime finte”

la_compagnia_delle_anime_finte_01.jpgdi Gabriele Ottaviani

Un giorno Annarella mi confida i segreti del corpo mentre si lacca le unghie.

La compagnia delle anime finte, Wanda Marasco, Neri Pozza. Vincenzina è una donna. O meglio, lo era. Ora il suo corpo è svuotato di espressioni, parole, emozioni. È morta. È un involucro che le somiglia in ogni dettaglio, ma non è lei. È andata via. Dove, chi lo sa. Vincenzina ha una figlia, Rosa. Che osservando da Capodimonte, che è altra cosa da Posillipo, la terra dei ricchi, Napoli neghittosamente adagiata, bellissima, sulla riva del mare, si rivolge alla mamma per cercare di trovare e di farle trovare, se possibile, pace, ripercorrendo tutta la sua storia. Una vicenda di miseria, di povertà, di squallore, di abbandono, di abusi e soprusi, di umanità lancinante e splendente che deflagra nei vicoli umidi e oscuri, di violenza picaresca e di inaspettata, bellissima, commovente tenerezza. Tutti i nodi, alla fine, verranno al pettine, perché a ogni sbaglio si può, si deve porre rimedio. Dando vita a un coro di personaggi che si muovono agili ed eleganti sul filo sottile che fa confinare la farsa alla tragedia, Wanda Marasco, con respiro epico racconta una città, un mondo, un tempo. Quello del perdono. Magnifico.

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