Libri

“Trio”

Maraini_Trio_300dpidi Gabriele Ottaviani

Casteldaccia, 7 Novembre 1743

Cara Agata

Gaetano si è preoccupato quando sono andata a chiedergli un altro po’ di quel vino nuovo. Ha detto che preferisce darmene un altro, «vecchio e savio» ma «profumato come un damerino». Ha tirato fuori dalla cantina una bottiglia impolverata e me l’ha consegnata con un sorriso complice. Ora sta meglio con gli occhi che sono sempre orlati di rosso ma non lacrimano più. Sua moglie glieli medica con delle ragnatele fresche e dell’aceto dei sette ladri. Il ginocchio invece continua ad essere fasciato e lo fa zoppicare. Credi che sia il caso che chiami il cerusico a nostre spese?

Trio – Storia di due amiche, un uomo e la peste a Messina, Dacia Maraini, Rizzoli. Intellettuale finissima, scrittrice formidabile, maestra generosa con i giovani, talvolta anche troppo, visto che qualcuno non ha poi tutto questo gran talento, emblema di impegno civile autentico, concreto, reale, profondo, potente: Dacia Maraini, con la sua voce narrativa stentorea e dai mille colori, è tornata a raccontare la Sicilia, per la precisione quella che, nell’anno del Signore millesettecentoquarantatré, mentre viene alla luce il geniale Lavoisier e continua a infuriare la guerra di successione austraiaca, è, come buona parte d’Italia, flagellata da una nefasta epidemia di peste. Come antidoto alla morte, in punta di penna Agata e Annuzza tengono viva per lettera a distanza la loro amicizia, nata quando bimbe, in convento, hanno imparato, grazie a suor Mendola, a ricamare. E… Simbolico, maestoso, elegante, raffinato, solenne, intenso e profondissimo.

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“Corpo felice”

51j8CwJGyeL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La cronaca racconta che molte donne sono tentate dall’idea di essere protette, salvaguardate dai pericoli, e quindi liberate da molte responsabilità. Ma il prezzo che pagheranno sarà grande: dovranno rinunciare per sempre a decidere della propria vita e del proprio futuro, dovranno accettare di stare alle dipendenze di qualcun altro, come eterne malate. Finiranno per assomigliare a quelle cinesi che si facevano fasciare i piedi in modo che non crescessero, tanto da non potere più camminare. Era un segno di nobiltà, perché certo le contadine non potevano permettersi di stare sempre in poltrona e non zappare la terra. Era un segno di distinzione suprema.

Corpo felice – Storia di donne, rivoluzioni e un figlio che se ne va, Dacia Maraini, Rizzoli. Solo i ricordi le restano, solo lo sciabordio della rimembranza è rimasto, relitto immarcescibile ma comunque continuamente eroso dall’implacabile scorrere del tempo che ogni cosa fagocita senza pietà né requie, a una madre che ha nei fatti perduto suo figlio. E nell’eco di una scrittura che ha la solennità della tragedia greca, il cui primario compito era non a caso la catarsi, rivivono tutte le voci dell’eterno femminile di un’autrice che non ha bisogno di presentazioni come Dacia Maraini, di cui ogni parola è potente, densa, piena, necessaria: com’è necessario ripensare ancora e ancora, in questi tempi protervi, materialisti e reificanti, al bisogno che i sessi non si scontrino, ma fecondamente si incontrino col fine comune dell’edificazione di una migliore realtà.

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“Tre donne”

51dYFDddQ1Ldi Gabriele Ottaviani

3 luglio

Sempre qui, a parlare con te, stupida macchinetta del cazzo. Maria giace muta e sorda, Lori mi aggredisce ogni volta che le rivolgo la parola. Mi hanno chiamata dall’ospedale. Un medico molto gentile mi ha detto che hanno bisogno del letto di Maria, che ci aiuterà in tutto ma dobbiamo portarcela a casa. Allora sta meglio? ho commentato quasi piangendo dalla gioia. È stazionaria, è stata la risposta, e non sappiamo bene quanto possa durare, per questo ve la dovete portare a casa. Così, in coma, e chi la curerà? L’ospedale vi aiuterà ad allestire una stanza, un infermiere verrà a trovarla ogni giorno seguendo il protocollo internazionale delle persone in stato vegetativo; disporrete della nutrizione artificiale attraverso la cannula tracheostomica, avrete diritto a una carta dei servizi che vi procurerà un’assistenza di nursing domiciliare, vi forniremo l’ossigeno e tutta l’attrezzatura necessaria, vedrà che andrà tutto bene. E dài con il gergo medico che è fatto apposta per non lasciar capire niente a chi è malato e a chi l’assiste.

Tre donne – Una storia d’amore e disamore, Dacia Maraini, Rizzoli. Gesuina, Maria e Lori sono tre donne. Nonna, madre e figlia. Vivono insieme. Nella stessa casa. Uomini? Non pervenuti, come la minima da Potenza, laddove la stazione meteorologica ormai non funziona più da anni. E quando uno finalmente si palesa l’equilibrio fragile e instabile finisce a gambe all’aria. Perché le tre donne sono molto, molto, molto diverse fra di loro, e l’amore che le unisce, che provano, che cercano, che sperano, on cui giocano, che le definisce, le completa, le intriga, le interessa, le appassiona e tormenta, in realtà, è un sentiero tortuoso fatto di mille compromessi e contrasti. Una è curiosa del mondo, l’altra vorrebbe evadere il più lontano possibile, la terza è ribelle in primo luogo nei confronti di sé medesima. Con la consueta maestria e la capacità di caratterizzare più che vividamente anche le sfumature più tenui dell’animo umano, nelle cui pieghe si annida ogni contrario, Dacia Maraini dà voce a storie intense e credibili che avvolgono il lettore e lo conquistano col calore dell’abbraccio sincero di un amico che non teme di dire il vero.

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“Sotto un altro cielo”

1460060754_LAURANA-Rimmel-028-Sotto-un-altro-cielodi Gabriele Ottaviani

Quando la sera giunse portando con sé un leggero e fresco vento, le bambine erano tutte pronte, pulite e in perfetto ordine. Avevamo fatto indossare loro vestiti neri che lasciavano il volto perfettamente visibile. I miliziani giunsero accompagnati da un frastuono di risate e grida euforiche. Quello che doveva essere il comandante se ne stava in prima linea col suo kalashnikov tra le braccia. Indossava una tunica bianca e la barba nera e riccia era molto lunga. Gli uomini erano più di venti mentre le bambine poco meno di dieci. Sentimmo i miliziani discutere animatamente sull’ordine col quale si sarebbero potuti prendere il proprio piacere; discussione che si fece ancora più accesa quando li accompagnammo nella stanza dove le bambine aspettavano in religioso silenzio. Sentimmo gli uomini fare a gara per conquistarsi la preda che più preferivano mentre il comandante, individuata quella di sua spettanza, già si avviava con lei in un’altra stanza. Le ore seguenti trascorsero all’insegna di violenti gemiti di piacere e di guaiti soffusi provenienti dalle giovani donne. “Sono tutte vergini”, mi disse una compagna, “loro le vogliono così”.

Dacia Maraini, Giampiero Rossi, Gianfranco Di Fiore, Renato Minore, Francesca Pansa, Pierfrancesco Majorino, Simone Gambacorta. Questi, insieme a Claudio Volpe (dal cui Donne di ferro si trae la citazione iniziale), che scrive anche la postfazione e cura la raccolta, nata da una sua idea e ulteriormente impreziosita dai contributi di Paolo Di Paolo, Alessandro Di Meo – autore pure della bella foto di copertina – e Michela Marzano, sono i prestigiosi autori dei racconti – belli, densi, intensi – di Sotto un altro cielo, Laurana editore. Un libro importante, da leggere per un semplice e chiaro dovere di civiltà. Perché il tema, trattato senza retorica, è la migrazione. La fuga. Il viaggio. Il bisogno. Il futuro. Di una vita migliore. Per sé e per i propri cari. L’impossibilità di restare lì dove il mondo ricco vorrebbe che si stesse, lontano dagli occhi e dal cuore, la necessità di affrontare l’ignoto, il pauroso, il terribile, aggrappati a un filo esilissimo chiamato speranza. Da non perdere.

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