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“La festa in giardino e altri racconti”

katherine_mansfield_la_festa_in_giardino_e_altri_raccontidi Gabriele Ottaviani

Lui la respirava; lei era il suo cibo e la sua bevanda.

La festa in giardino e altri racconti, Katherine Mansfield, Mattioli 1885, a cura di Francesca Cosi e Alessandra Repossi. Qualcosa di infantile ma di molto spontaneo, Miss Brill, La casa delle bambole, Veleno e Psicologia. Oltre, naturalmente, al racconto che dà il titolo alla raccolta, La festa in giardino. Katherine Mansfield, vissuta per soli trentacinque anni a cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo, nata in Nuova Zelanda e poi trasferitasi in Europa, dove ha condotto un’esistenza all’insegna della ricerca e della strenua rivendicazione della libertà, è una delle più importanti voci del modernismo, la corrente teorizzata da Eliot che, fra le altre sue caratteristiche, tra prosa e poesia ripudia Milton, recupera Donne e il barocco, propone un massiccio uso di simboli di derivazione psicoanalitica e la trattazione di temi in precedenza tabù in ambito letterario come in prima battuta in particolare per esempio la sfera sessuale: queste brevi storie raccolte nel volume di recente uscita appaiono gioielli cesellati con rara perizia in cui come castoni spiccano nella trama momenti in cui si manifesta una sorta di miracolo, la rivelazione. Ed è proprio questa particolare punteggiatura narrativa a rendere i racconti dell’antologia così contemporanei, attuali, niente affatto datati, poiché in queste brevi, lapidarie, lampanti e scintillanti apparizioni si manifesta con immediatezza suggestiva il senso delle cose. Brillante.

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“Lettere”

LETTERE_Layout 1di Gabriele Ottaviani

Non sto pensando alla passione in questo momento. No, penso a quell’altra cosa che mi fa sentire che ogni centimetro di te è per me così prezioso.

Quella cosa si chiama amore. Ineluttabile. Invincibile. Inarrestabile. Insopprimibile. Ineguagliabile. Incomparabile. John Middleton Murry era suo marito. Si sono sposati, le loro vite si sono allacciate insieme come un’edera e il muro che essa ricopre. Dopo tante peripezie. Dopo tanti tormenti. Quando già la malattia ha minato il fisico esile di una ragazza che ha lasciato la Nuova Zelanda, ha cambiato mille identità e ha inseguito un sogno, l’ha raggiunto fino in Inghilterra, dove ha conosciuto tutti i più grandi, che in questa antologia compaiono anche, a tratti, come testimoni diretti della sua esistenza (una su tutti, Virginia Woolf), l’ha toccato, raccolto, accudito, custodito, coltivato, ha fatto sì che desse frutto, lo ha lasciato in eredità a chi ancora oggi ne può leggere la prosa straordinaria, ricca di colori come e più di un arcobaleno, che dopo la pioggia riporta e sancisce il ritorno al sereno. Una donna caparbia, risoluta, forte, e al tempo stesso fragilissima. Una scrittrice di talento sopraffino, lei. Mai retorica, mai banale. Sempre intensa, immersa nella realtà che descrive, capace di raccontarla con pochi tratti che hanno la potenza istantanea di una fotografia. Lui critico. A vedere le cose da fuori, da una distanza che in questo caso non può dirsi giusta, il matrimonio non sembra avere nessuna carta in regola per poter durare. Invece dura. Finché la morte non li separa. Lei è Katherine Mansfield. Le sue Lettere, selezionate dal marito, sono la porta che conduce a un viaggio dell’anima e nell’anima. Traduzione di Milly Dandolo, Elliot. Imperdibili.

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