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“Croce del Sud”

di Gabriele Ottaviani

La Pampa è la sua montagna bruna dantesca…

Croce del Sud, Claudio Magris, Mondadori. La croce del Sud, la più piccola ma anche una in assoluto fra le più note delle ottantotto costellazioni che attualmente conosciamo e consideriamo, è il faro per la navigazione degli esploratori nell’emisfero australe, un po’ come in quello boreale è la stella polare: Claudio Magris arriva fino alla fine del mondo o quasi, per citare anche la frase con cui Jorge Bergoglio quando è stato eletto Papa ha salutato Piazza San Pietro e l’intero mondo, giunge là dove tutto sembra concludersi per raccontare viceversa tre inizi, le storie di tre vite assolutamente inaspettate e incredibili pur essendo verissime. Da non perdere.

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“Non luogo a procedere”

non-luogo-a-procedere-1440304695di Gabriele Ottaviani

Fa bene alla salute, essere infuriati.

Non luogo a procedere, Claudio Magris, Garzanti. Claudio Magris è uno dei più grandi scrittori e intellettuali italiani. Ormai da decenni il suo nome è fra i più importanti della cultura del nostro tempo: ha commentato i racconti ripresi, progettati, abbozzati o portati a termine da Svevo nel fervore creativo che seguì La coscienza di Zeno come il teatro del ravvisamento di un possibile scambio di ruoli fra vecchiaia, inettitudine e scrittura, poiché se l’individuo sveviano è l’inetto a vivere il vecchio è l’individuo per eccellenza, minacciato ed estromesso dalla vita, dall’ingranaggio sociale che fa di ognuno un vinto, e dunque l’invecchiamento equivale alla sopravvivenza, ne è il simbolo stesso. Di lui Giulio Ferroni ha scritto che si tratta di un germanista che si occupa in primo luogo della grande cultura mitteleuropea legata alla fine dell’Impero asburgico e in cui la letteratura si pone insieme come coscienza della crisi di una civiltà e come testimonianza di fedeltà ai suoi valori più autentici. Conoscere è ricordare, dunque, sapere per tramandare, scrivere per lasciare un’impronta, che resti, dia riferimento, resista. Professore, senatore, autore di Danubio, vincitore del Premio Strega nel millenovecentonovantasette, prima di Enzo Siciliano e Dacia Maraini, sceglie ora per titolo una formula giuridica: la scelta, ovviamente, è felicissima. Perché è proprio la giustizia, quella che si amministra nei tribunali e che dipende anche, se non soprattutto, dal buon senso e dal cuore degli uomini quella che manca, è quell’assenza che si fa voce stentorea, e grida tra un capoverso e l’altro di questo racconto potentissimo, inno emozionante contro l’ossessione e l’assurdità della guerra. Da leggere.

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