Libri

“L’uovo di Barbablù”

di Gabriele Ottaviani

«Ho sentito imprecare tuo padre solo una volta» dice mia madre. Nemmeno lei impreca mai. Quando arriva a un certo punto di una storia in cui è richiesto un linguaggio colorito, dice «mannaggia ai pesci!» oppure «caspiterina». «È stato quando si è schiacciato il pollice, quando stava scavando un pozzo, per la pompa.» Questa storia, lo so, risale a prima della mia nascita, quando era su al nord dove non c’è niente sotto gli alberi e le loro chiome se non sabbia e sassi. Il pozzo era per una pompa manuale, che a sua volta era per la prima dei molti bungalow e case che i miei genitori hanno costruito insieme. Ma dato che, più avanti, ho assistito allo scavo di pozzi e all’installazione di pompe manuali, so come si fa. C’è un tubo con un’estremità appuntita, lo si batte nel terreno col maglio, e mentre penetra in fondo, si avvitano altri monconi di tubo, finché non si trova l’acqua potabile. Per evitare di rovinare la bocca del tubo all’estremità superiore, si tiene in mano un pezzo di legno tra il maglio e il tubo. O, meglio ancora, si trova qualcuno che lo tenga per te. È così che mio padre si è schiacciato il dito: stava sia tenendo il pezzo di legno che martellando. «Si è gonfiato come un ravanello» dice mia madre…

L’uovo di Barbablù, Margaret Atwood, Racconti. Scrittrice e attivista dalla voce stentorea che riesce a rendere temi sempiterni sempre nuovi, grazie a una perizia sopraffina, esaltata dalla traduzione, come in ogni occasione piena di passione e di sapienza, di Gaja Cenciarelli, Margaret Atwood indaga, per il tramite di una dozzina di storie che trascendono il genere e si ribellano a qualsivoglia mera classificazione tassonomica, il catalogo dei viventi, sì con sguardo lucido, critico e scientifico, ma anche con profonda empatia, andando a svellere le convenzioni e le sovrastrutture che impastoiano i rapporti, in particolare quelli di coppia. Sovente infatti vengono a crearsi meccanismi che per molti e contrastanti motivi fanno sì che le relazione a due sia una monade, isolata dal resto del mondo da un diaframma sottile e fragile eppure impervio, un guscio in cui è però necessario, per raggiungere la maturità, la consapevolezza, la pienezza, praticare una breccia, che permetta di vedere la luce dell’altro, il solo modo che abbiamo come esseri umani per illuminare sul serio noi stessi, superando l’incomunicabilità, l’oscurità, il mistero, la tensione latente sempre sul punto di traboccare ed esplodere, al di là degli stereotipi. Da leggere.

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