Libri

“Luminosa”

di Gabriele Ottaviani

I primi giorni come proprietaria della fabbrica – per eredità e per diritto – furono surreali. Non c’era nessuno più in alto di lei, e questo le provocava la nausea. Per la prima volta in vita sua ebbe paura di non potersi fare carico degli affari. Si chiese una dozzina di volte perché non aveva studiato per essere qualcos’altro, perché non si era tenuta lontana da quel posto. Se fosse stato così, in quel momento avrebbe potuto vendere la fabbrica, dimenticarsene, ricominciare da zero, continuare a fingere. Se lo chiese una dozzina di volte, e una dozzina di volte sentì che amava quel posto e che la presenza di suo padre, lontano dallo spaventarla, la stimolava. Che la morte è gelida, smisurata, invincibile, ma che non capisce niente. Suo padre era morto, ma era ancora lì, con Fausta, che era viva. La morte non capisce che le cose stanno così; la morte pensa di avere l’ultima parola. Dopo quei primi giorni di paura e incertezza, Fausta si trasformò – poco a poco, con i suoi tempi – in ciò che aveva sempre voluto: l’anima, il cervello e la colonna vertebrale della fabbrica. Con l’aiuto di suo zio, riuscì a mantenere i contratti con le aziende e il ritmo di lavoro come se non fosse successo nulla; quasi tutti i clienti si aspettavano che la povera ragazza vendesse la fabbrica, e la città si riempì di voci di licenziamenti che preoccupavano gli impiegati. Non successe niente di tutto ciò. Fausta non sapeva da dove tirare fuori la forza e il talento per gli affari in quel momento della sua vita, ma lo fece.

Luminosa, Gilda Manso, Wojtek, traduzione di Antonella Di Nobile. Per la pluripremiata scrittrice e giornalista di Lanús, Buenos Aires, l’aggettivo luminosa non è solo il titolo del suo più recente romanzo, ma si addice anche perfettamente alla sua prosa e alla personalità che da essa traspare e si sprigiona, come un fiume carsico che sorprende sempre e si dipana in mille rivoli, che irrigano e fertilizzano, e al tempo stesso seducono e turbano: splendida sin dalla copertina, è un’opera deflagrante e allegorica, folgorante come un trillo, che ha i sacri e solenni connotati della rivelazione e parla d’amore, identità, maternità. Impeccabile e imprescindibile.

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