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“Fotogrammi”

di Gabriele Ottaviani

La relazione con Vittorio era iniziata così, tra sportelli sbattuti e vento che entrava dai finestrini, tra filari di pioppi che scorrevano via veloci e campi estenuati dalla calura.

Fotogrammi, Giuliana Ponzio, Luciana Tufani editrice. Ammaliante sin dalla copertina, il testo gradevolissimo e assai ben scritto di Giuliana Ponzio narra con dovizia di particolari fotografica la storia di tre famiglie che nei primi decenni del secolo breve, fino alla fine della seconda guerra mondiale, intrecciano, in un tempo di precarietà e smarrimento, le loro vicende esistenziali, connotate con sensibilità, empatia e grazia. Da leggere.

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“Oroscopo per una monaca”

di Gabriele Ottaviani

Un’immagine le ritornò agli occhi come un dipinto illuminato pian piano: i corpi nudi nel casotto vicino al muro, le carezze che portavano una dolcezza simile, qualcosa di delicato e forte al tempo stesso.

Oroscopo per una monaca, Mariella Todaro, Luciana Tufani editrice. Elena Cassandra Tarabotti, suor Arcangela, nata a Venezia nel milleseicentoquattro, entrata tredicenne in monastero non certo per sua volontà e ascesa alla casa del padre nella città della laguna durante il pontificato di Innocenzo X, è un personaggio troppo poco conosciuto, ma niente affatto comune, anzi: autrice di numerosi libri che denunciano la sua condizione di monaca forzata e che pongono l’accento, con precisione chirurgica, sulla messe di motivazioni sociali, economiche e politiche alla base della condizione esistenziale delle sue contemporanee che risiedevano tra le calli e i sottoporteghi della Serenissima, è la protagonista di questo ritratto particolareggiatissimo, magnifico e magnetico, che si legge di vero gusto.

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“Lupini violetti dietro il filo spinato”

71tFhJcbL5L._AC_UY218_di Gabriele Ottaviani

La contessa fu destinataria anche di gesti di bontà…

Lupini violetti dietro il filo spinato – Artiste e poete a Ravensbrück, Luciana Tufani editrice. Katia Ricci, critica d’arte, attiva nel circolo culturale della città in cui vive, Foggia, che ricorda nel nome lo splendido film di Claude Goretta con Isabelle Huppert, ispirato all’omonimo dipinto di Vermeer e che inizialmente avrebbe dovuto girare Stefania Sandrelli, ossia La merlettaia, associazione fondata ventisette anni fa con lo scopo di attuare uno scambio politico e, mantenendo chiara l’ottica della differenza sessuale, torna a occuparsi dell’arte, e del suo potere salvifico e di resistenza, tra le internate, viaggiando dall’orrore alla speranza, alla rinascita, alla creatività, all’autodeterminazione, alla coerenza: un saggio, corredato da immagini potentissime e documenti assai preziosi, necessario.

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“Scrutare gli orizzonti”

71dTcNTRc6L._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Ma Londra cos’era?

Scrutare gli orizzonti, Kathleen Jamie, Luciana Tufani Editrice. Traduzione di Giorgia Sensi. Nota soprattutto per le sue poesie, Kathleen Jamie in questa particolare occasione abbandona invece, come di rado le capita, la rassicurante cornice del verso, per abbracciare con pienezza la dimensione della narrativa di viaggio. Certo la sua prosa si mantiene però comunque fortemente e piacevolissimamente connotata dal punto di vista lirico: con empatia del tutto priva di retorica conduce con mano sicura attraverso quattordici racconti che hanno ognuno la compiutezza di un romanzo d’avventura e assieme di formazione per i sentieri che percorre, fra l’Artico, Bergen, la flora e la fauna – è esperta ornitologa – delle più incontaminate lande scozzesi e non solo, il lettore alla scoperta delle meraviglie del mondo e con ogni probabilità anche di sé, osservando in profondità le cose e giungendo a cogliere ciò che sfugge all’apparenza. Da non perdere.

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“Parole e silenzi”

71VEeXZ3HFL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

È pazzo, il mondo, e imprevedibile…

Parole e silenzi, Gloria Spessotto, Luciana Tufani Editrice. Nora Brandi si è ormai da tempo ritirata dalle scene, e in generale conduce un’esistenza assai riservata: da questo guscio però vorrebbe tirarla fuori Agnese, diciottenne che ama il teatro e che vuole intervistarla per imperniare sulla sua figura la tesina da sottoporre alla commissione che giudicherà il suo percorso di studi liceale. Le due, dunque, si incontrano, ma le premesse sono fatte per essere sovvertite: nulla, infatti, è come appare, e la narrazione si dipana con raffinata eleganza tra differenti livelli e piani, tra diverse e numerose chiavi di lettura e d’interpretazione. Due vite che non potrebbero sembrare più dissimili, per le più varie ragioni, intessono difatti una trama avvincente di corrispondenze: da leggere.

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“Mentre eri via”

71cK0AoGLEL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Adesso che ci penso, sembra che non sia mai successo. Sembra un vecchio film in bianco e nero. Ma sono sempre grata al destino di averne preso parte. Qualunque cosa fosse.

Mentre eri via, Vera Slaven, Luciana Tufani Editrice. Nata in Croazia, Vera Slaven è a Ferrara da diciassette anni. Dottoressa in inglese e storia dell’arte a Zara, in lingue e letterature straniere a Chieti, conduce la placida esistenza di una professoressa esperta nella lingua del Bardo finché la guerra nell’ex Jugoslavia non la costringe a fuggire al di là dell’Adriatico, dove si reinventa cameriera, aiutocuoca, mediatrice, receptionist, impiegata in un patronato che si occupa d’immigrazione: la sua prosa credibile e brillante indaga, racconta e ritrae con efficacia policroma il mondo delle badanti che provengono dall’est dell’Europa, donne raccontate da molti (anche in un film da Elisabetta Sgarbi) ma mai abbastanza, sovente coltissime, che spesso sono costrette ad abbandonare i propri cari per occuparsi di quelli di estranei che questi ultimi non hanno capacità, tempo o voglia di seguire. Bello sin dalla copertina.

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“Gli animali della via Jula”

518tTpDnobL._AC_US218_di Gabriele Ottaviani

Era il suo grande amore…

Quelle splendide micione di Nerina e sua figlia, Totò, il meticcio siciliano vecchio stampo, la gallina Toni, il pony Rino, la cornacchia Penelope, Japonia la cavallina araba, Pumbaa il maialino vietnamita, la furetta albina Pimpa, Uga la tartaruga, ma in realtà il nome vero nessun lo sa, c’è chi la chiamava finanche Hath, e poi Ivy, Ambra, Eliot, Mila… Sono Gli animali della via Jula, di cui Gloria Spessotto, interprete, albergatrice, insegnante, scrittrice, collaboratrice del centro antidroga di Trento, e Stefania Acquesta, anche lei veneta, ed esperta di pet therapy, raccontano, attraverso anche delle bellissime immagini, opera di Elena Barbini, per Luciana Tufani editrice. Sono storie adatte a tutti, che nascono da una serie di fortunati eventi e da tanto amore, come quello fra un nonno e una nipotina. Da leggere.

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“La sindrome della testa che cade”

398a8bc2e3f7f879ff0986359513be80_S (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

E la notte scorreva, silenziosa, tra i due amici, interrotta di tanto in tanto dai gorgoglii del loro ventre vuoto.

La sindrome della testa che cade, Marie-Jeanne Urech, Luciana Tufani. Traduzione di Demis Quadri. Il lavoro nobilita. È indispensabile. È ciò che dà da vivere. Spesso è sinonimo di fatica, di stress, di frustrazione. Finanche di alienazione, perché un mondo che fa di tutto merce non trascura di maltrattare anche le persone, di dimenticarsi dell’importanza dell’umanità. Tutto è anonimo in questo romanzo corrosivamente satirico, eppure tutto ha una riconoscibile identità. Arthur entra nella Cassa, viene assunto in un’impresa di cui sono chiare solo le dimensioni ciclopiche e nella quale tutti gli impiegati vivono in cubicoli, che si ampliano man mano che, per così dire, fanno carriera. Anche se non si riesce a distinguere l’uno dall’altro, anche se a tutti viene affibbiato il nome di Blanchard. Drammaticamente realistico pur essendo surreale, leggendone la prosa asciutta, suggestiva, intrigante e orwelliana si ha il senso di un’esperienza esistenziale.

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“Osnabrück”

220c08548cac211cc7db219bb52f46cf_S.jpgdi Gabriele Ottaviani

Lei gli donava ancora la sua carne come dimora.

Osnabrück, Hélène Cixous, Luciana Tufani. Traduzione e cura di Monica Fiorini. I luoghi dove siamo nati, o dove sono venute al mondo le persone che sono più prossime al centro del nostro cuore, rivestono, benché siano posti inanimati di per sé, che traggono vita da quella di chi li abita, un ruolo importante nell’esistenza. Ci definiscono. Ci completano. Rappresentano le nostre radici. E, si sa, le radici sono importanti, poiché è da esse che si sugge la linfa che fa in modo che non moriamo. La madre dell’autrice è nata nella città che dà il titolo all’opera, ma la località tedesca è solo un punto di partenza, per affrontare un viaggio in senso diacronico e nello spazio che mediante un percorso intimo e memorialistico traccia un ritratto intenso delle passioni e del carattere di una formidabile figura femminile profondamente calata nel suo tempo, un’epoca di mutamenti vissuta con partecipazione. Da leggere.

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“La tartaruga Maria”

17_077ab55046ce80eaf9a3ddea999597ca_mdi Gabriele Ottaviani

Un giorno avvenne che una foca lasciò sola la figlia di poche settimane, come sempre faceva, per andare a caccia. La piccola dormicchiava tranquilla al sole, tutta acciambellata come una morbida palla di pelliccia bianca, quando fu scossa da un tremendo scricchiolio.

Come avvenne che gli uccelli popolarono il mondo, Storia di Maria la Tartaruga e del granchio Dimitri, Le foche di Alonissos, Nikos, il furetto e la civetta Athina. Quattro racconti bellissimi, semplici, chiari, emozionanti, illustrati in maniera a dir poco magnifica da Valeria Zaccheddu, scritti da Silvia Mori e pubblicati da Luciana Tufani editrice sotto il titolo La tartaruga Maria. Gli animali che vivono sulla terraferma, quelli che si librano in volo e quelli che nuotano nel mare sono i protagonisti di queste vicende che hanno uno scopo preciso, che riescono a centrare pienamente: aiutare i piccoli lettori – ma non solo, beninteso – a riconoscere e a rispettare l’ambiente e le creature che lo abitano, quali che siano. Perché abbiamo una sola Terra, e l’abbiamo presa in prestito ai nostri posteri, ed è un mondo bellissimo in cui ognuno può e deve costruire una realtà condivisa e più sicura. Da leggere.

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