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“Luce della notte”

di Gabriele Ottaviani

Due, strettamente imparentati…

Luce della notte, Ilaria Tuti, Longanesi. Sembra una pazzia. Com’è possibile indagare su un sogno? Eppure, Teresa Battaglia, commissaria dura e pura, ma anche donna dotata di sensibilità finissima, rara e anticonvenzionale, sente che valga la pena percorrere quella strada all’apparenza non solo impervia, ma assurda, inesistente e senza sbocchi. E così facendo coinvolge anche il giovane ispettore Marini, che, pur pieno di dubbi, decide di fidarsi: Chiara ha solo nove anni, tanto coraggio e altrettanta paura. E forse il suo non era solo un sogno, ma una realtà talmente inaccettabile che… Magistrale.

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“L’ombrello dell’imperatore”

di Gabriele Ottaviani

Che cosa aveva fatto realmente dell’ombrello?

L’ombrello dell’imperatore, Tommaso Scotti, Longanesi. L’ispettore Takeshi Nishida della squadra Omicidi della polizia di Tokyo ha un secondo nome che pochi conoscono, ma che dice molto di lui, James: infatti è un hafu, il padre è giapponese, ma la mamma è americana, e chissà che non sia quel cinquanta per cento di acido desossiribonucleico a stelle e strisce a renderlo effettivamente un po’ diverso da come ci si aspetterebbe che fosse, e da come soprattutto i suoi superiori vorrebbero che fosse, tanto che nonostante il talento non ha mai fatto la carriera che avrebbe meritato, troppa sostanza e poca forma, troppo impulso e zero affettazione. Questa volta, poi, la gatta da pelare è eccezionale come la consueta riuscita di Nishida nella soluzione degli enigmi: un uomo è stato ucciso con un comunissimo ombrello. Sul cui manico però c’è un’impronta digitale. Quella dell’imperatore del Giappone… Geniale.

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“C’era una volta adesso”

di Gabriele Ottaviani

Era una scuola molto diversa da quella in cemento…

C’era una volta adesso, Massimo Gramellini, Longanesi. Mattia nella primavera del duemilaventi è un novenne che ha una nonna adorabile, una sorella affettuosa, un padre che l’ha abbandonato quando di anni ne aveva solo tre e che tutto insieme si ritrova ad avere vicini che cantano sui balconi sventolando lenzuola con l’arcobaleno su cui scrivono che andrà tutto bene, a essere circondato da panico, morte, ansia e paura, da una cappa opprimente di angoscia indistinta, che non sa come canalizzare, a non poter più andare a scuola, a dover stare lontano dalle persone a cui vuole bene, perché potrebbe, inconsapevolmente, fare loro del male. E come si fa, poi, se si ha un amore lontano, nella primavera del duemilaventi? Ma Mattia, ora, è grande, è cresciuto, e quel che più conta crede di aver capito cosa significhi davvero crescere, ossia non smettere di esercitare l’umanità e la tenerezza, e dunque lo racconta: del resto tutto il mondo affrontava la stessa prova. Qualcuno ne approfittò per cambiare. Massimo Gramellini conosce l’importanza delle parole, non a caso ne ha fatto una professione e pure una trasmissione: le sue sono dolci, piacevoli, cariche di empatia.

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“Io sono l’abisso”

di Gabriele Ottaviani

La cacciatrice era piena di collera e si protese verso di lui…

Io sono l’abisso, Donato Carrisi, Longanesi. Che Carrisi padroneggi con maestria il mistero non è certo una novità: in questo romanzo, in cui la tensione si taglia col coltello, la protagonista è una donna, una cacciatrice di mosche, che ha come scopo primario della propria vita la lotta contro la violenza, e la salvezza del maggior numero di donne possibili. Donne come la ragazzina col ciuffo viola, la cui realtà è inconfessabile, donne in pericolo che lei ha l’obiettivo di proteggere, fine che è pronta a tutto pur di perseguire. Le basta un nulla e il suo fiuto da segugio si innesca, una traccia, anche minima, come quella che le è parso di scorgere nel torbido fondo del lago… Travolgente.

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“L’uomo dello specchio”

di Gabriele Ottaviani

Seleziona uno dei riquadri e immediatamente le immagini della videocamera compaiono a schermo intero. Tra uno dei pilastri che reggono il tetto piatto e la pompa dell’acqua si vedono i bidoni della spazzatura blu e una delle aste delle bandiere. Nessun’altra videocamera punta in quella direzione. Joona manda indietro la registrazione fino all’orario in cui Mia è scomparsa. Pontus si china sullo schermo. Una figura entra nell’inquadratura da sinistra. È una giovane donna con i capelli tinti di rosa e blu, con un grande parka militare e degli scarponi neri. «È lei, è Mia», dice Pamela, deglutendo visibilmente. Mia ha l’aria pensosa, cammina lentamente. Quando oltrepassa le pompe sparisce del tutto, ma ricompare quando si siede sul plinto di cemento. Posa cautamente il bicchiere di Coca-Cola a terra, si scosta i capelli dal viso, sfila il panino dal sacchetto e lo scarta. « Non so perché si siede sempre così quando mangia», dice Pontus sottovoce. Mia lancia un’occhiata verso la strada e si infila in bocca qualche patatina, poi dà un altro morso al panino e guarda verso la rampa d’accesso. Per qualche secondo viene accecata dalla luce dei fari, che si riflettono sul container blu alle sue spalle. Prende il bicchiere, beve, poi lo rimette a terra mentre un camion le passa davanti nascondendola completamente. Pamela giunge le mani, pregando silenziosamente Dio che nulla di male accada a Mia, che si tratti soltanto di un malinteso. Il camion si ferma. L’aria davanti alla ventola del motore tremola per il calore. Mia non si vede più in nessuna videocamera. La cabina del mezzo è nascosta dalle pompe e dai tubi, si intuisce soltanto la portiera che si apre e da cui scende qualcuno. Si vedono solo i pantaloni sportivi neri e larghi del camionista, che fa il giro attorno al mezzo. A terra, sotto il veicolo, qualcosa scintilla. Poco dopo l’uomo torna, supera la cabina e raggiunge il rimorchio, colpendo violentemente il telone con una mano. Il tessuto di nylon vibra. Si sposta leggermente di fianco, e di colpo la sua schiena è visibile. Sul cappotto di pelle c’è una macchia che assomiglia a delle fiamme. «È lui», dice Joona. L’uomo sale in cabina, accende il motore, preme l’acceleratore e mette in movimento il veicolo. Il camion raggiunge lentamente l’uscita e lascia la stazione di servizio. Mia è scomparsa.

L’uomo dello specchio, Lars Kepler, Longanesi. Traduzione di Andrea Berardini. Perché una ragazza come tante è stata uccisa in piena notte nel parco giochi di un tranquillo e sobrio quartiere residenziale della bella Stoccolma con delle modalità agghiaccianti che fanno pensare a un’efferata e in nessun modo giustificabile vera e propria esecuzione? Questa è però solo la prima delle domande che si pone Joona, che fa la commissaria e che scopre come prima cosa che la giovane era letteralmente svanita nel nulla in un pomeriggio apparentemente del tutto normale di cinque anni prima: nessuno sembra sapere alcunché, ma non è possibile… Formidabile, mozzafiato, travolgente.

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“In scienza e coscienza”

di Gabriele Ottaviani

Le strade di Lodi, martedì mattina, mi accolgono deserte. Il solito traffico dell’ora di punta, quando tutti corrono in ufficio o a portare i bambini a scuola, è ormai un lontano ricordo che in fondo rimpiango. Lungo il tragitto per l’Ospedale Maggiore incrocio solo un paio di auto della polizia e molte ambulanze, che mi superano perdendosi più avanti a sirene spianate. A Codogno, dopo la chiusura del Pronto Soccorso, anche la Terapia Intensiva è stata progressivamente svuotata; rimarrà solo un presidio con un anestesista di turno. Riprenderò quindi servizio a Lodi dove la situazione, a quanto mi dicono i colleghi, è drammatica. Tanta è la voglia di ricominciare che arrivo in ospedale con largo anticipo. Lo scivolo di accesso carrabile al Pronto Soccorso ingoia i mezzi del 118 senza sosta. Intorno a me c’è grande movimento, un andirivieni di barelle e pazienti che si accalcano all’ingresso principale. Nella confusione e riorganizzazione seguita all’emergenza, l’ospedale mi appare completamente diverso da come lo ricordavo, e nonostante i tanti anni di lavoro ho difficoltà a orientarmi. Alla fine raggiungo la Terapia Intensiva, che si trova al settimo piano. L’ascensore va e viene senza mai fermarsi, quindi decido di usare le scale.

In scienza e coscienza – Cos’è successo davvero nei mesi che hanno cambiato il mondo, Annalisa Malara, Longanesi. Originaria di Reggio Calabria, medico anestesista rianimatore, lombarda d’adozione, premiata anche da Sergio Mattarella, Annalisa Malara il Covid lo combatte in prima persona, contro tutto e tutti, da quando è cominciato quest’orrore mortifero che ci fa titubare prima d’abbandonarci a un abbraccio con chi ci manca ma che d’altro canto non fa sì che si ponga come primo provvedimento quello che parrebbe più logico anche a un bambino appena nato e del tutto privo d’esperienza del mondo, ossia fare in modo che i mezzi pubblici non siano un indicibile carnaio in cui si viaggia pressati: questa è la sua viva voce. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“Qualcuno ucciderà”

di Gabriele Ottaviani

In genere la stagione delle gare di atletica finisce a metà agosto, ma la USA Track and Field Organization aveva invitato le giovani promesse degli istituti superiori di tutta l’America al campus della Johns Hopkins per aiutare gli allenatori a identificare gli atleti con più potenziale. Il fatto che Jannie fosse stata convocata pur avendo soltanto quindici anni e otto mesi ci aveva sorpreso.

Qualcuno ucciderà, James Patterson, Longanesi, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani. Alex Cross torna sulle scene, alle prese con un nuovo e avvincente caso: in un tranquillo quartiere residenziale di Washington, che già di per sé non dà l’impressione di essere la più pericolosa delle metropoli, un boato di spari squarcia il velo della quiete. Ma è molto di più che un semplice regolamento di conti fra criminali rivali… Riuscito e ben congegnato.

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“Come foglie di tè”

di Gabriele Ottaviani

La bocca di Jin si stringe in una linea cupa…

Come foglie di tè, Lisa See, Longanesi, traduzione di Giuseppe Maugeri. Delicato, profondo, intenso, struggente, pieno di grazia, il romanzo di Lisa See è un affresco straziante e poetico, una storia d’amore e di dolore, il racconto dello scontro fra progresso e tradizione: un amore impossibile che dà alla luce una figlia a cui non si può dare il calore di una famiglia, generato dal deflagrante sconvolgimento portato dall’avvento improvviso, improvvido e finanche prepotente e violento, nelle sue modalità, di una modernità non graduale né condivisa, è il primo motore di una storia che affronta temi universali con seducente tenerezza.

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“Liberazione”

di Gabriele Ottaviani

Così saresti una donna molto pericolosa?

Liberazione, Imogen Kealey, Longanesi, traduzione di Katia Bagnoli. Suggestivo sin dalla copertina, che sembra un fotogramma cinematografico, ispirato a un personaggio realmente esistito, commovente, emozionante, epico, appassionato e appassionante, il romanzo racconta la storia di Nancy, una giovane donna giunta a Marsiglia dopo anni tutt’altro che facili in Australia: per la Gestapo è il nemico numero uno, per gli Alleati un’indomita lottatrice con un solo supremo ideale, la libertà. Da non perdere.

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“L’uomo che sussurrava ai lettori”

di Gabriele Ottaviani

Dato che in Italia si legge poco, insieme alla superficie bisognerebbe aumentare la capacità di attrazione della libreria: ferme restando le considerazioni sulla necessità di veri librai per dar vita a una vera libreria, l’offerta dei libri si potrebbe integrare con quella di prodotti diversi. Inoltre, oggi la maggior parte delle librerie hanno uno spazio, più o meno grande, riservato alla caffetteria e una connessione wi-fi che incoraggiano i clienti a trattenersi a leggere, o a fare una pausa per bere un caffè o per uno spuntino e intanto rispondere a una mail. A questo proposito, ho letto un’intervista in cui James Daunt – sempre lui – diceva più o meno: «Sono consapevole che nelle caffetterie delle librerie Waterstones i ragazzi consumano più elettricità che caffè, ma quando questi studenti saranno ricchi e famosi è da noi che verranno a comprare tutti i loro libri, dunque i costi dell’elettricità saranno ripagati con gli interessi». In più, aggiungo io, la libreria sarà entrata nel tessuto sociale della comunità e sarà diventata un punto di riferimento – come ha dimostrato Giangiacomo Feltrinelli. Creare abitudini è importantissimo.

L’uomo che sussurrava ai lettori, Romano Montroni, Longanesi. Divenuto libraio giovanissimo e per caso, ha poi selezionato e formato oltre seicento professionisti, inaugurato più di cinquanta librerie, è stato professore a contratto nel master in Editoria cartacea e multimediale di Umberto Eco presso l’Università di Bologna ed è docente della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri nei seminari di perfezionamento e nei corsi monografici, ha diretto le Librerie Feltrinelli per quasi quarant’anni, collabora con le Coop per la realizzazione della catena librerie.coop in alcuni centri cittadini e commerciali, ha pubblicato Vendere l’anima. Il mestiere del libraio (Laterza), che è stato tradotto in spagnolo (Vender el alma. El oficio de librero, Libros sobre libros), ha tenuto seminari di perfezionamento a Città del Messico (Seminario Internacional para Editores y Libreros) e a Buenos Aires (32ª Exposición Feria Internacional de Buenos Aires) e non finisce certo qui: Montroni è il nume tutelare del mondo dell’editoria, e questo è un vero e proprio atto d’amore. Da non perdere.

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