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“La smemorata” – Anna Amici

copertinaLaSmemorata200di Gabriele Ottaviani

Di lei vedi i lati migliori, perché per te lei si prepara. La disposizione di entrambi è perfetta, ecco che allora, se scopri in lei dei difetti, li scosti ignorandoli, perché non ti servono e non puoi sentire in lei cattivi odori perché non ti dorme a fianco tutte le notti. Lei non sa di te le carenze fisiche perché tu gliele nascondi mentre lei ti nasconde le sue, armoniosamente, coprendole con artifici, sostituendole con bellezze posticce che tu non hai il tempo di scoprire e che servono all’uso.

 

Una prosa lirica, delicata e al tempo stesso incisiva, che ha accenti poetici senza la prigione della metrica, del verso, che imbriglia, anche se per certi versi lo esalta, il messaggio che narra.

Figure tratteggiate con pochi cenni precisi, immagini vivide, personaggi caratterizzati, tra vessazioni e sprazzi di luce, una dimensione psicologica profonda e intensa.

La smemorata, di Anna Amici, pubblicato da Lithos, è un testo agile e forte, che ricorda un puzzle dai tanti colori, un caleidoscopio malinconico, in cui ogni realtà si compone di frammenti, e si mescola col resto.

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Libri

“Le guerre delli atomobilisti” – Roberto Sandrucci

IMGdi Gabriele Ottaviani

Nello mondo esserci corpi sfinati e corpi corpulosi, e stanci occasioni che premiano lo sfino e stanci altre adolatte al corpuntoso; si ocorre sicuri et ripartati esse, est da prefferire come dote il grosso; si ocorre defilarse con rapidotà, melios est flessuoso esse.

 

Lithos, con una bella introduzione dell’esimio Professor Francesco Muzzioli, critico letterario e docente dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza, pubblica Le guerre delli atomobilisti di Roberto Sandrucci, un testo agile, piccolo, denso e divertentissimo, una fotografia nitida, anche se presa in movimento, della realtà.

Dialetto e invenzione letteraria, frasi mangiate dalla fretta, insulti, disattenzioni, messaggi più o meno subliminali che ottundono le menti, nervi a fior di pelle che producono reazioni esplosive come le onomatopee dei fumetti, le tavole parolibere futuriste, la bambina che corre sul balcone di Giacomo Balla, all’interno di quella giungla di lamiera in cui ognuno, chi ama guidare e ancor di più chi lo detesta, trascorre giocoforza buona parte del suo tempo, e si trasforma, senza diventare però una creatura centauriforme, un uomo-macchina, ma un uomo-in-macchina, uno che dice “Sòno, dunque sóno”.

Un divertissement che si può leggere in ogni occasione: al semaforo (quelli di Piazza Ungheria o Via Tieri permettono, lunghi come sono…), in coda sul Raccordo, comodamente seduti sul divano di casa. In ogni modo, non è il caso di perderselo.

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