Libri

“L’invenzione dell’amore”

41oluQYJ7LL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Il pianto è qualcosa che succede agli altri.

Alla fine di una serata come tante, trascorsa insieme agli amici, fumando, bevendo, discutendo per il puro piacere di farlo, in terrazza, cercando di strappare all’alba rosata un frammento di luce che illuda che il passare delle stagioni non porti con sé anche il dolore della consapevolezza delle responsabilità che via via si fanno sempre più incombenti, mentre il tempo, inarrestabile, non può far altro che scorrere in una sola direzione, riceve un’imprevista telefonata. È una voce rotta dal pianto a chiamarlo. Per evitare un pedone è uscita fuori strada: così è morta. E lo avvisano della cremazione. Di Clara. Che tanto aveva parlato di lui. Ma lui non ricorda, non sa chi sia. E… L’invenzione dell’amore, di José Ovejero, tradotto da Bruno Arpaia per Voland, è uno dei quei rarissimi romanzi da cui non ci si staccherebbe nemmeno se la casa prendesse fuoco, che emozionano sin dalla prima riga e fanno bene all’anima. Se capolavoro non fosse vocabolo così trito e ritrito, sarebbe proprio la sola definizione possibile. E comunque riduttiva.

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