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“L’insonnia dello spirito”

41BvEQSLnYL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

La Francia non ha niente da op­porre alla forza, all’infuori del paradosso. È a ciò cui fa appello in tutti i suoi fallimenti di politica estera e interna. La tua insolita domanda, se i francesi siano sempre al potere, probabilmente prima di quanto si possa immaginare diverrà una certezza. La Francia è un tutto che tende a diventare un nulla, la Roma­nia un nulla che tende… Ma, ahimè! Dimentico che Pitpalac ne ha tracciato un corso funesto e ridicolo.

L’insonnia dello spirito – Lettere a Petre Ţuţea (1936 – 1941), Emil Cioran, Mimesis, a cura di Antonio Di Gennaro, traduzione di Ionuţ Marius Chelariu. Filosofo, saggista e aforista vissuto fra il millenovecentoundici e il millenovecentonovantacinque, anno in cui è morto, da apolide come dalla seconda guerra mondiale in avanti, in Francia, a Parigi, a migliaia di chilometri dalla Romania natia, esistenzialista amarissimo, lontano dall’impegno sul fronte politico progressista, ironico, misantropo, nichilista, pessimista, influenzato da Leopardi, Ionesco, Nietzsche, Heidegger e Schopenhauer, prosatore mirabile cui il ristoro del dormire è perennemente vietato, tanto da condurlo sull’orlo del suicidio, che vede la nascita come un’irrimediabile sciagura e la vita come un peso tollerabile solo proprio perché all’uomo resta comunque la possibilità in qualsiasi momento di togliersi la vita da sé: tutto questo e molto altro è, è stato e sarà Emil Cioran, di cui gran parte della preziosa Weltanschauung emerge anche attraverso questo assai curato e avvincente epistolario. Da leggere.

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