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“Un’estate del 1892”

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Contro un cumulo di foglie di granturco si appoggia il nonno…

Un’estate del 1892, Camilla Salvago Raggi, Lindau. Convenzionali ama visceralmente Camilla Salvago Raggi, perché è una grande scrittrice e perché ogni sua parola è un’avventura meravigliosa, una passeggiata in luoghi splendidi: come la dimora nella quale passa ancora oggi sua estate, un ex monastero cistercense risalente ai primi anni del dodicesimo secolo incorniciato dalle case di un piccolo e suggestivo borgo e dai variegati profili degli Appennini. La stessa residenza di campagna in cui si trovò a trascorrere la prima estate da sposata un’altra Camilla, la nonna della scrittrice, appena maritatasi con casate Giuseppe Salvago Raggi, erede di due nobili casate genovesi, futuro senatore del regno d’Italia, diplomatico, che finirà persino a Pechino, assieme alla consorte, nei giorni durissimi della rivolta dei Boxer: quel tempo però è ancora lontano nell’estate del milleottocentonovantadue, che la prima Camilla immortala con una macchina fotografica e che la seconda fa rivivere, oltre che con le immagini, con l’arte immaginifica  caleidoscopica della parola.

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“Forme di lontananza”

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Alla confusione e al disorientamento si sommava la paura…

Forme di lontananza, Edurne Portela, Lindau. Traduzione di Thais Siciliano. Lasciati i natii Paesi Baschi per l’America, Alicia conosce Matty e se ne innamora. Ricambiata, iniziano a vivere insieme e l’esistenza che mattone dopo mattone edificano da fuori sembra perfetta: lui è un abitudinario contento di esserlo, felice delle sue piccole cose, lei fa carriera all’università. Pian piano però anche il più perfetto degli intonaci comincia a mostrare delle crepe, e la solitudine si fa strada, la distanza si accentua, il più doloroso dei demoni si manifesta in tutta la sua potenza, quella del silenzio. Ognuno di noi ha il suo posto nel mondo, ma trovarlo spesso non solo è difficile, bensì costa inoltre assai caro: con infinita grazia ed estrema profondità Edurne Portela indaga la società, l’individuo, l’amore, la coppia e il senso di autodeterminazione e di ricerca di sé. Impeccabile e imperdibile.

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“La quinta età”

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E io, che avrei potuto diventare cognata di una regina!, andata sposa poi – i casi della vita! – al figlio di un capostazione, per di più comunista! Ma questo – ormai lo sanno tutti – è stata l’unica cosa che ho azzeccato nella vita.

La quinta etàLibri, memorie, passioni, Camilla Salvago Raggi, Lindau. Se si ha voglia di farsi un bel regalo, bisogna leggere Camilla Salvago Raggi, si sa: scrittrice magnifica, intellettuale finissima, donna per cui sembra che le parole classe, eleganza e nobiltà, in primo luogo d’animo, siano state coniate. Il mondo non finirà mai, l’efficace citazione di Barbara Alberti è arcinota, perché le donne lo raccontano: ma sono poche le voci belle come quelle di Camilla Salvago Raggi, che ci guida con mano sicura, ma il suo tocco è una carezza, attraverso i sentieri della storia e i viottoli punteggiati di fiori dell’umanità, con una profondità ancor più scintillante perché sempre semplice e mai leziosa, pretenziosa o compiaciuta. Comme d’habitude, imprescindibile.

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“Ai tempi del Bœuf sur le toit”

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Ormai non ci si veste eleganti nemmeno per andare a teatro.

Ai tempi del Bœuf sur le toit, Maurice Sachs, Lindau. Traduzione di Federico Zaniboni. What good is sitting alone in your room? / Come hear the music play / Life is a Cabaret, old chum / Come to the Cabaret…  Tutta l’avanguardia artistica che conta si ritrova fra le due guerre al Bœuf sur le toit, scintillante locale fondato novantanove anni fa in quel di Parigi, all’epoca, prima che Wall Street si schianti e getti l’occidente, anche quello al di qua dell’Atlantico, nella miseria, il vero e proprio ombelico del mondo: il testo di Sachs, per la prima volta tradotto in italiano, è una satira, una pinacoteca, un viaggio, una cronaca, un reportage, un diario, una raccolta di aneddoti gustosissimi su personaggi più o meno celebri, vivaci, imperdibili. Da leggere, rileggere, far leggere.

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“Il costruttore di barche”

4184C-4kpFL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Vediamo come mi sento domani.

Il costruttore di barche, Daniel Gumbiner, Lindau. Traduzione di Vincenzo Perna. Nato e cresciuto nel nord della California, laureato a Berkeley, residente a Las Vegas, managing editor di The believer, Daniel Gumbiner esordisce con questo romanzo ed è subito longlist del National Book Award e finale al California Book Award: il perché è presto detto. Il libro è ottimo. Bello, intenso, avvincente, avvolgente, coinvolgente, interessante, profondo, racconta la storia di un ragazzo che ha tutto, fin quando un incidente non lo costringe a cambiare radicalmente le proprie prospettive: cerca di trovare pace dal dolore, e l’incontro con un costruttore di barche gli mostra e dimostra che nuove sfide lo attendono, e, se avrà voglia di lottare, riuscirà di certo anche a vincerle. Da non perdere.

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“La mia vita con Virginia”

71VDWSITJCL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mi è difficile dire con esattezza quando nacque il cosiddetto circolo di Bloomsbury.

La mia vita con Virginia, Leonard Woolf, Lindau. Traduzione di Ilide Carmignani. Carissimo, sono certa di stare impazzendo di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la maggiore felicità possibile. Sei stato in ogni modo tutto ciò che nessuno avrebbe mai potuto essere. Non penso che due persone abbiano potuto essere più felici fino a quando è arrivata questa terribile malattia. Non posso più combattere. So che ti sto rovinando la vita, che senza di me potresti andare avanti. E lo farai, lo so. Vedi, non riesco neanche a scrivere come si deve. Non riesco a leggere. Quello che voglio dirti è che devo tutta la felicità della mia vita a te. Sei stato completamente paziente con me, e incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, saresti stato tu. Tutto se n’è andato da me tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone possano essere state più felici di quanto lo siamo stati noi. V. È uno degli addii più celebri e commoventi della storia: il male di vivere la uccide e lei, Virginia, scrittrice sopraffina, saluta con una struggente lettera suo marito. Il suo amore. L’uomo che ha reso meno inaccettabile la sua esistenza, con un amore talmente grande da essere impotente di fronte al dolore, eppure unica parvenza temporanea di salvezza ed esclusiva consolazione per chi era nata inconsolabile. Ora, in questo volume bellissimo, ascoltiamo la sua voce. Quella di lui. Leonard. Leonard Woolf. Che ci prende per mano e ricostruisce un mondo che non esiste più, se non nei ricordi tramandati, e un tempo fatto di anime sensibili. Da non perdere.

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“Dopo lo spettacolo”

61shMESQrjL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mentre scriveva, aveva la strana sensazione che un gelido rossore le avvampasse le guance.

Dopo lo spettacolo, Hirano Keiichirō, Lindau, traduzione di Laura Testaverde. Essere soli non piace a nessuno, benché ogni tanto non si faccia mistero di voler ricercare un po’ di lontananza dal resto del mondo. Passare però qualche istante in compagnia di sé medesimi non significa affatto essere soli: la solitudine è quella condizione che non si sceglie, che rende infelici e fa bramare di incontrare qualcun altro, chissà dove, chissà quando, come, perché, chi, che ci faccia sentire diversi. Completi. Accolti. Avvolti. Amati. Accettati. Migliori. E quando si ha la consapevolezza che quella persona capace di significare tutto questo e altro ancora per noi, sperando di poter essere noi stessi a svolgere per lei la stessa funzione, esiste, è difficile farne a meno. La vita non può, e forse è anche davvero giusto così, proseguire come prima. L’esistenza di ognuno, però, è piena di lacci e lacciuoli, matasse che non è facile sbrogliare, e in questo romanzo dal titolo al tempo stesso concreto, perché i protagonisti, un chitarrista e una giornalista, scoprono di avere un’intesa inconsueta, e allegorico, perché il dolore si percepisce quando la festa è passata, senza un grammo di retorica si indaga con maestria impareggiabile e rara delicatezza la trama finissima dei sentimenti. Splendido sin dalla copertina.

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“Paradiso bugiardo”

51l74n42U+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Fu come se la scena di quel giorno avesse sonnecchiato in me tutto quel tempo per poi…

Non ha nulla da invidiare a Fausta Cialente o a tante autrici più note Camilla Salvago Raggi, la cui prosa è delicata, divertente, divertita, lieve ma mai superficiale, ironica, sottile, raffinata: Paradiso bugiardo (Lindau) è un volumetto agilissimo e prezioso che, con accenti à la Ernaux, indaga la dimensione della memoria e degli scherzi che gioca, della finzione che innesta sulla realtà per far meglio vivere, della familiarità, dell’infanzia, edificando un Bildungsroman privo di sterile nostalgia e imbevuto di tenerezza: incantevole ed emozionante. Quali segreti il tempo nasconde, quali misteri è destinato fluendo a svelare?

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“Amore che viene, amore che va”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

C’erano fra i due pause dense…

Traduttrice anche di Conrad e Wilde, Camilla Salvago Raggi ama, e si vede, e del resto come darle torto, Virginia Woolf, e quando esce dalla dimensione dell’autobiografia, fermo restando che ogni scrittore, come in generale ogni artefice, non può che, anche quando inventa mondi altri, dar voce nella sua creatura a una parte intima di sé, riesce persino a essere addirittura più intensa di quanto già non sia d’abitudine: Amore che viene, amore che va (Lindau), raccolta splendida sin dal titolo deandriano – ante litteram – e dunque come l’autrice genovesissimo, antologizza racconti editi, amati finanche dalla Banti, e inediti, e attraverso le limpide prose di La bella gente, Quando ero paggio, Solo un breve paggio, Prima o poi, L’asta Malinverni, Da quali lontananze, Cieli aperti, Abschied, Padre Filippo, Un’estate ancora e La padrona giovane, ognuna delle quali è in nuce un romanzo compiuto e perfetto, indaga la multiforme e caleidoscopica commedia umana.

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“Lontani parenti”

51MIWjlq7QL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Sarà tempo di darle marito: parlarne con Porchetto, dice fra sé.

La letteratura di Camilla Salvago Raggi è un tessuto caldo e prezioso, un arazzo finissimo, un vino prelibato che, per non destabilizzare il palato, come ai tempi di Polifemo, è sapientemente amalgamato con acqua e miele profumato, affinché la bontà ne sia esaltata: si immerge e fa immergere nella dimensione proustiana della memoria, prendendo le mosse da storie familiari in cui si riverberano sentimenti universali e riconoscibili, che edificano una connessione comunicativa con tutti i lettori. Lontani parenti (Lindau) è un ritratto assai vivido e di rara piacevolezza di due figure remote nel tempo, due ramoscelli antichi del suo albero genealogico nei cui blasoni compaiono anche, per lo sdegno della nonna, maiali e striglie, che certo non sono eleganti come cavalli rampanti, una Druda – e il nome suggerisce suggestioni prosaiche assai – del dodicesimo secolo e il posteriore magnifico Leonardo, la cui personalità emerge a partire dall’inventario degli oggetti lasciati in eredità, le cose che restano, retaggi che non sono solo materiali, ma rievocano gesti, abitudini che allignano nel cuore, che formano l’identità. Da leggere, rileggere e far leggere.

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