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“Per sempre romantici”

unnamed (1)di Gabriele Ottaviani

Tu che sei della stirpe del Cielo,

che attenui dolore e afflizione,

che doni a chi è più disperato

un più vasto sollievo:

ti prego! Non posso più andare errando.

Per sempre romantici – Florilegio della poesia inglese e tedesca ad uso di spiriti ribelli, Liberilibri, a cura di Cesare Catà. Con testi originali a fronte. Traduzioni inedite del già citato Cesare Catà, filosofo e performer teatrale, dottore di ricerca in Filosofia del Rinascimento, autore di saggi, drammi, traduzioni, racconti, deus ex machina del format teatrale Magical Afternoon, lezioni-spettacolo dedicate a Shakespeare e altri classici della letteratura e molto altro ancora. Il termine romantico, romantic in inglese, ha assunto nel corso della storia una notevole molteplicità di significati, ma certamente rappresenta un archetipo efficace dal punto di vista comunicativo, tanto che questa definizione è stata finanche accostata, nove anni fa, a una campagna pubblicitaria del pollo fritto in Kentucky, che onestamente almeno di primo acchito sembra qualcosa di decisamente lontano dallo Sturm und Drang: eppure è così, perché un classico non finisce mai di dire quel che ha da dire, perché le istanze che le donne e gli uomini pongono sono sempre le stesse, perché è impossibile anche solo pensare di esistere accantonando completamente le emozioni, l’irrazionale, l’ineffabile. E attraverso le parole dei più grandi Catà, dunque, ci guida, con mano sicura. Suggestivo e ammaliante.

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“Il mio nome è Mostro”

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C’era una persona morta dentro una di quelle macchine…

Il mio nome è Mostro, Katie Hale, Liberilibri. Traduzione di Carla Maggiori. Il mondo non finirà mai perché le donne lo raccontano, e le donne danno vita alla vita: la vita di questa donna, che il padre, quando non era altro che una bimba, chiamava con amore Mostro, sembra essere l’unica sopravvissuta alla desolazione, alla guerra, all’epidemia, al male che ha devastato l’umanità e l’ha resa nulla mescolato col niente. È un viaggio, il suo, di resistenza, verso casa e gli affetti: ma resistere non serve a niente se non c’è qualcosa o soprattutto qualcuno per cui valga la pena farlo. Quel qualcuno, però, c’è, ed è una bimba, un nuovo piccolo Mostro. E… Poetico, distopico ma tragicamente attuale, allegorico, emozionante, commovente, profondo, inesauribilmente gravido di limpida bellezza: da non lasciarsi sfuggire per nessuna ragione.

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“Miseria dell’uomo”

unnamed (2)di Gabriele Ottaviani

La vista della nostra intelligenza è simile a quella corporea…

Miseria dell’uomo, Pierre Nicole, Liberilibri. A cura di Marco Lanterna. Nato a Chartres nel milleseicentoventicinque e morto a Parigi, dunque niente affatto distante, esattamente settanta anni dopo, Nicole è stato un filosofo e teologo transalpino ora troppo poco noto, ma che ha ispirato numerosi suoi contemporanei, con i quali ha dato vita a vivaci collaborazioni, indagando la logica, il linguaggio, la gnoseologia, l’ontologia, la metafisica e in generale tutte le branche, i settori e le declinazioni di quella disciplina che per definizione prende il nome di amore per il sapere, nonché tanti epigoni e successori: questo trattatello, incantevole sin dal titolo, profondamente nichilista, è un’indagine affilatissima e sorprendente della natura umana. Da leggere, rileggere, far leggere, per conoscere, comprendere, capire, riflettere, ragionare e meditare.

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“Saggio sull’Uomo”

unnameddi Gabriele Ottaviani

La speranza è con noi durante la vita intera, né ci lascia alla morte…

Saggio sull’Uomo, Alexander Pope, Liberilibri. A cura di Adelino Zanini, docente di Filosofia politica presso l’Università Politecnica delle Marche. Ristampato ventitré anni fa dopo essere stato pubblicato per la prima volta nel millenovecentonovantaquattro, questo classico del pensiero torna in libreria in un’edizione raffinata e curatissima, connotata dal testo a fronte, ricchezza di indubbio pregio. Composto fra il millesettecentotrenta e il millesettecentotrentadue, questo ambizioso e deflagrante poema, frutto del genio di un autore prolifico e dai mille livelli di lettura e di interpretazione, citato persino dalla cinematografia in tempi abbastanza recenti, nel titolo in lingua originale di un film che i traduttori italiani hanno reso nel modo più abominevole possibile, ossia Se mi lasci ti cancello, è ciò che ha reso il suo artefice una celebrità internazionale amata da Voltaire e Kant, poiché la lirica si amalgama in modo perfetto e sublime con un’eclettica Weltanschauung filosofica, che si dipana attraverso le quattro epistole in rima che compongono il mosaico dell’opera e indagano l’uomo in tutte le sue sfaccettature, in relazione con la natura, l’universo, la ricerca della felicità, la società. Imprescindibile.

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“Sogno e libertà dell’America Latina”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Anche se rimasta a tacere per alcuni periodi, questa visione schizofrenica e razzista dell’America Latina non è mai scomparsa del tutto. Di tanto in tanto torna a galla nel campo politico poiché, come tutte le semplificazioni manichee, permette ai demagoghi di agitare le passioni collettive e di dare risposte superficiali a problemi complessi. Lo abbiamo visto con l’ascesa al potere, in Bolivia, del presidente Evo Morales, che la stampa europea e quella nordamericana, ricercatrici di miti, si sono affrettate a presentare come il primo indio ad essere arrivato a ricoprire una carica politica così alta nel paese dell’Altopiano. Si tratta di un’inesattezza lampante…

Sogno e realtà dell’America Latina, Mario Vargas Llosa, Liberilibri. Introduzione di Carlo Nordio. Traduzione di Conzuelo Fogante. Pubblicato per la prima volta dieci anni fa, quando alcuni degli attori politici citati non solo erano ancora protagonisti della scena, ma soprattutto vivi, però in ogni modo attualissimo, come sono sempre, del resto, le alate, potenti e universali parole di un grande scrittore, e nella fattispecie ci troviamo dinnanzi a un monumentale premio Nobel per la letteratura, questo pamphlet evocativo e significativo che induce senza retorica alla riflessione scardina molti dei pregiudizi legati all’idea che chi non conosce quei luoghi si è fatto e si fa, attraverso per esempio i mezzi di comunicazione di massa, dell’America Latina, un continente sovente violato anche nella sua sovranità dagli interessi di potenze straniere che ancora, all’atto pratico, mantengono atteggiamenti coloniali. Semplicemente impeccabile e imprescindibile.

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“La sapienza segreta delle api”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Matilda non era l’unica raccontatrice di storie. In un certo senso, a nessuno mancava un grimmo da narrare. Il grimmo era un rito sociale. Su di esso si fondavano dicerie e chiacchiericci, come una sorta di sermone della domenica. «V’era un uomo che andò a seminar lontano», o «Leda giaceva sotto l’ala di un cigno», erano inevitabilmente gli inizi di un grimmo. Solo quando l’alfabeto mi si rivelò attraverso matite in scatole da tè, con lettere stampate su sacchi di farina, con etichette sulle scatole di fagioli, con “Pesca di beneficenza” sulle tavole davanti alla Chiesa – solo allora capii che i grimmi erano, in realtà, i Grimm! Il diletto Orlando, La guardiana delle oche e le altre storie erano state raccolte, come un mazzo di rose selvatiche, e sistemate in un libro – o, per essere più precisi, in due libri: due massicci ed erti volumi rossi, in pagine ruvide a stampa, che scoprii nella libreria di mio padre insieme a Dodici scene sul letto di morte e ai drammi di un tale di nome William Shakespeare. Direi che pure lui un grimmo o due li conosceva.  Ora sono scoloriti, quei due vecchi amici, con le loro copertine rosse fattesi rosa; e tuttavia, a dispetto del tempo e dell’usura, sono ancora comunque splendidi, così capaci di rispondere alle richieste di ogni nuova generazione.  Ovviamente ci sono state poi delle riedizioni. Una è qui sulla mia scrivania, nella traduzione di Ralph Manheim. Il fatto di essere stata chiamata a scrivere sulla cosa, e quindi mi sia stato non solo concesso ma persino richiesto di leggere una nuova edizione dei Grimm, mi ha riempito di un’intima gioia. Il mio sangue scorre lieve come il dolce Tamigi. Ma presto ha incontrato una diga.  Vero è che i miei libri rossi erano andati fuori stampa e che il volume Le fiabe del focolare non riscuoteva più grande successo. Fu dopo la Prima guerra mondiale, forse, che la gente che era stata bambina, avendo visto la brutalità dei fatti della vita, decise che i racconti incantati dei Grimm erano troppo cupi. Dev’essere stato in quel momento che si cominciò a dare importanza all’infanzia in quanto infanzia. Una fase passeggera – dieci secondi su un totale di sessanta – divenne, per così dire, una questione a parte; qualcosa di statico, con dei confini, che si poteva mappare alla stregua di un’unità geografica. «Ispezionare, dissezionare, proteggere»: dicevano psicologi, insegnanti, operatori sociali. Così, per la prima volta, i bambini divennero infantili. E, per evitare che sapessero ciò che sapevano – ciò che da sempre, dolorosamente, avevano saputo – furono sì raccontate loro le storie delle fatine, dei bimbi che non volevano crescere, di Topolino e Minnie; ma non Il fuligginoso fratello del diavolo, non La luce azzurra, non Pif Paf Pum Scopino. Negli ultimi trentacinque anni, le fiabe dei Grimm sono state accuratamente censurate, e alcune specifiche storie ridotte a mere illustrazioni. I librai della New York Public Library, se un cliente gli chiede dove sia il volume de Le fiabe del focolare, si mettono un dito sulle labbra come se vi fosse qualcosa di impronunciabile da dire; poi se ne escono: «Beh, sapete, era qui, c’è ancora, ma tenuto in una stanza segreta con altri miti. Sapete, i genitori erano preoccupati che quelle fiabe potessero rendere i loro bambini impermeabili alla certezza del lieto fine e all’ottimismo.»  Ottimismo irrealistico! Se c’è qualcosa di infinitamente distante dall’ottimismo irrealistico sono proprio le fiabe! Per entrare nel periglioso territorio delle fiabe occorre un cuore saldo, una volontà ben temperata e molto pelo sullo stomaco.

Stramba, coltissima, solitaria, severa, libera, inflessibile, elegante, svampita, sognatrice, appassionata di mitologia e folclore, scrittrice per l’infanzia e sacerdotessa di un culto iniziatico, misterioso e misterico che vuole penetrare l’inconoscibile che come polvere negli angoli si annida fra i nodi che intessono la trama delle fiabe, moniti catartici non privi di un lato oscuro in cui, come due facce d’una medesima medaglia, lieto fine e angoscia, soprattutto quella dell’infanzia, che non ha le parole per spiegarla, sono inestricabilmente connessi, all’anagrafe Helen Lyndon Goff, assai più nota come Pamela L. Travers, colei che ha dato vita al personaggio della bambinaia per eccellenza, incarnato sullo schermo prima da Julie Andrews e poi da Emily Blunt, e che a sua volta è stata protagonista, resa con la consueta classe dall’impeccabile Emma Thompson, di una pellicola, è l’autrice dei testi, finora inediti in Italia, qui raccolti da Liberilibri: La sapienza segreta delle api, a cura di Cesare Catà, è da leggere, rileggere, far leggere.

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“Miracolo e suicidio dell’occidente”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Come nazione di uomini liberi, vivremo per sempre o moriremo suicidandoci.

Così Abramo Lincoln…

Miracolo e suicidio dell’occidente – Come la rinascita di tribalismo, populismo, nazionalismo e politica dell’identità sta distruggendo la democrazia liberale, Jonah Goldberg, Liberilibri, traduzione di Sabina Addamiano, prefazione di Armando Massarenti. La storia è un’eccellente maestra ma le mancano gli allievi, e chi non ricorda è destinato a rivivere, anche perché le libertà non debbono essere mai e poi mai date per scontate. Del resto va detto che viene scritta dai vincitori, e che si muove attraverso un andamento ciclico, tende a tornare sui suoi passi, e l’occidente infatti molto spesso ha vissuto momenti in cui la frustrazione del popolo ha fatto sì che quest’ultimo in persona rivolgesse la propria attenzione alla fallace promessa di un cambiamento portato avanti da un uomo forte, solo al comando, con le sventurate conseguenze che sappiamo e che sono sotto gli occhi di tutti. Perché il malcontento genera rabbia, la rabbia accentua l’ingannevole percezione di una distanza dal mondo reale e tale scollamento fa sì che chi sa cavalcare la tigre dell’irritazione priva di ragionamento abbia gioco facile: basta trovare un nemico, dire alla massa quello che vuole sentirsi dire e impadronirsi del potere. Una volta nella stanza dei bottoni, poi, è tutto più facile. Goldberg indaga il passato e il nostro tempo, di cui sa vedere anche i più probabili e preoccupanti esiti, con mirabile perizia: da non perdere.

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“Discorso sul libero pensiero”

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Un altro esempio del comportamento dei preti, che ci fa dire irrefutabile la libertà di pensiero, è che essi ammettono a chiare lettere che i dogmi della Chiesa sono contraddittori tra loro e in contrasto con la ragione.

Discorso sul libero pensiero, Anthony Collins, Liberilibri, a cura di Ida Cappiello, introduzione di Carlo Nordio. Vissuto a cavallo fra diciassettesimo e diciottesimo secolo, discepolo di Locke, sostenitore del deismo, assertore della convinzione che ci si debba relazionare con qualsiasi proposizione in modo assolutamente alieno da qualsivoglia preconcetto, in quest’opera, che ha oltre trecento anni, e che torna sugli scaffali con una nuova e raffinata edizione, Collins indaga il concetto cardine della sua speculazione, il libero pensiero, così necessario in quest’epoca sempre più precaria, in questa nostra società sempre più omologata e materialista e sempre meno accogliente. Da non perdere.

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“Lettere a Hawthorne”

unnamed.jpgdi Gabriele Ottaviani

Mio caro Hawthorne, se hai pensato che valga la pena scrivere la storia di Agatha, e dovessi occupartene, allora ho una piccola idea in proposito…

A venticinque anni di distanza dalla prima uscita Liberilibri dà alle stampe, inaugurando anche in questo modo la collana degli Inesauribili, testi dal fascino immortale già editi ma riproposti in una nuova veste, raffinata ma al contempo economica e maneggevole, perché si sa che un classico è un libro che non finisce mai di dire quel che ha da dire, una nuova edizione riveduta e ampliata, specialmente per il tramite di un aggiornamento sostanziale in merito a quel che concerne gli studi critici sull’autore, delle celebri Lettere a Hawthorne di Herman Melville, uno dei più grandi romanzieri della storia planetaria della letteratura, il principe del cosiddetto rinascimento americano che segnò le fasi cruciali della metà del diciannovesimo secolo, rivoluzionando tematiche e modalità di scrittura. Il volume – una vera e propria interessante e rivelatrice pietra miliare, nonostante sia breve, per il ridotto arco temporale dei rapporti fra i due sodali, andatisi per giunta progressivamente diluendo, e incompleto, perché contempla solo le lettere di Melville, forse autore della distruzione di quelle del suo corrispondente – che racchiude le parole di una figura oltremodo coraggiosa sotto ogni punto di vista e formidabile persino per quel che riguarda l’aspetto biografico come il creatore, del quale ricorre quest’anno il duecentennale della nascita, avvenuta a New York il primo giorno del mese di agosto, di Moby Dick, corredato come si conviene – ed è sempre una splendida notizia – dal testo originale a fronte, è curato anche in questa occasione da Giuseppe Nori, professore di Lingua e letterature anglo-americane all’Università di Macerata, esperto di Melville, Hawthorne, Emerson, Bancroft, Whitman, Stephen Crane, letteratura e religione nel diciassettesimo secolo, narrativa e poesia moderniste e molto altro ancora. Melville e Hawthorne si incontrano nell’agosto del milleottocentocinquanta in Massachussetts: il secondo, di tre lustri più grande d’età del primo, ha pubblicato in quell’anno La lettera scarlatta, mentre Melville ha all’attivo ben cinque romanzi di mare. A settembre dello stesso anno Melville lascia New York e si trasferisce con la famiglia nel Berkshire vicino a Hawthorne e da allora, fino al novembre del milleottocentocinquantuno, i rapporti fra i due e le rispettive famiglie sono strettissimi, per poi pian piano scemare. Da non perdere.

 

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“femm.”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Phill camminava tra la folla…

Laura percorre la provinciale che si srotola in prossimità del suo paese d’infanzia come d’abitudine le capita quando ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa, Norman incontra all’improvviso una donna che ha appena abortito e che ha bisogno d’aiuto, perché non è la prima volta, e lei di figli non ne vuole, li desiderano gli altri, un’altra invece vive nel ricordo d’un amore che le è stato impedito di provare perché Marino, bellissimo cugino alla lontana, di quattro anni più grande di lei, era destinato a farsi prete, mentre Francesca, dal canto suo, non può più stare col marito, che però ha una pistola… femm., di Paola Rivolta, per Liberilibri, è una pinacoteca d’intriganti racconti dallo sguardo originale e dallo stile carveriano che riproducono con intenso e denso vigore la commedia umana della cupa disperazione e dell’anelito verso la speranza: da non perdere. Splendida la copertina.

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