Libri

“I diritti dell’uomo contro il popolo”

518rg0T6ZBL._AC_UL436_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Rinnegando il Dio giusto e l’Antico Testamento, Marcione rinnegava la giustizia…

I diritti dell’uomo contro il popolo, Jean – Louis Harouel, Liberilibri, introduzione di Vittorio Robiati Bendaud. Noto storico francese di destra, Harouel, classe millenovecentoquarantaquattro, è professore emerito di Storia del diritto all’Université Panthéon-Assas, Paris II, e si occupa anche, oltre che, per l’appunto, di diritto, dello studio dell’influenza dei fattori religiosi nello sviluppo delle società umane: in quest’agile opera sostiene, partendo dalla situazione francese e realizzando un’esegesi diacronica, diatopica, diastratica e diafasica, che i diritti dell’uomo siano diventati una sorta di religione secolare, una gabbia per la libertà. Interessante.

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“Vie libere”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Il viaggio dantesco di Ceronetti è alla disperata ricerca di un’essenza italiana, di qualcosa che delimiti e configuri una civiltà mirabile, che vi fu se non altro fino al Cinquecento, l’Italia libera di comuni e signorie e principati fino almeno a Cateau-Cambrésis, quando lo straniero prende tragicamente piede. È un viaggio colmo di pietas…

Vie libere – Topografia di anime in una città immaginaria, Paolo L. Bernardini, Liberilibri. La città ideale è un modello utopico, in primo luogo rinascimentale: Bernardini, ordinario di Storia moderna presso l’Università degli Studi del­l’Insubria, racconta al lettore, attraverso i saggi che ha qui intessuto insieme, la sua personale declinazione di questo tema, un’inconsueta e affascinante mappa di un’urbe immaginaria e celebrativa della libertà con le storie esemplari – venticinque capitoli, altrettanti indirizzi da visitare – e spesso dimenticate di filosofi, scrittori, politici, economisti e imprenditori (Kroc, Lottini, Beccaria…) che hanno dedicato in ogni luogo e in ogni tempo la propria vita a uno dei beni supremi per l’umanità: imperdibile e istruttivo.

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“Il no disperato”

41DLA-ZbX+L._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Tutte le idee che ci derivano dai sensi provengono dall’abitudine acquisita da fanciulli.

Il no disperato, Mario Elisei, Liberilibri. Postfazione di Ignacio Carbajosa. I classici, si sa, non finiscono mai di dire quel che hanno da dire, e la filosofia, l’amore per il sapere, la riflessione in merito all’uomo e a tutto ciò che lo riguarda, in prima battuta la conoscenza, specie da quando Socrate ha spostato dalla natura all’individuo il baricentro dell’esegesi, indagano la realtà in cerca di risposte, proponendo quesiti. Giacomo Leopardi non è stato solo uno straordinario scrittore, un poeta elegantissimo, ma anche, per non dire soprattutto, un intellettuale di sensibilità sopraffina, cesellata proprio dal continuo studio e dalla curiosità innata per l’altro da sé: è questo, in primo luogo, che ne rende attualissimo ancora oggi il messaggio, in un’epoca come quella contemporanea che fatica a vedere l’opportunità nella crisi, economica, politica, sociale, culturale, valoriale. Il saggio di Elisei, agilissimo, dotto e divulgativo, istruisce e appassiona: da leggere.

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“Una breve storia del potere”

41okpxt4TdL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Molte delle guerre che hanno redistribuito il potere e hanno influenzato il corso della storia hanno avuto una motivazione palesemente religiosa. Fino a non molto tempo fa questo era considerato un fenomeno pre-moderno, ma dall’inizio di questo secolo l’ascesa dell’estremismo islamico ha dato a questa motivazione una nuova rilevanza. La Bibbia contiene un messaggio ambiguo sulla guerra. Il Vecchio Testamento la autorizza, a patto che sia condotta in nome di Dio e per realizzare i suoi scopi.

Una breve storia del potere, Simon Heffer, Liberilibri. Traduzione di Cristina Ruffini. Introduzione di Lorenzo Castellani. Il potere logora chi non ce l’ha, si sa, e per conquistarlo e soprattutto mantenerlo si è disposti a tutto. Perché dà forza. Libertà. Consente di poter decidere. Di non essere secondi a nessuno. Di fare quello che si vuole. Quando lo si vuole. Senza rendere conto a nessuno. È un’innata aspirazione dell’anima umana, che spesso si tinge di nero, oscuro presagio di morte e sopraffazione: da sempre gli individui lo hanno ricercato, vagheggiato, bramato, hanno ordito trame terribili, iniziato guerre pur di conquistarlo, ed è tema di un’amplissima letteratura (e non solo). Simon Heffer ne fa un’esegesi a tutto campo, da leggere e rileggere per riflettere e capire.

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“Libertini libertine”

41GBGWEmfoL._AC_US218_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Alcuni critici hanno identificato questo giovane con il III Conte di Southampton, Henry Wriothesley, altri nel III Conte di Pembroke, solo per citare le due più note, tra le innumerevoli, ipotesi sulla identità del misterioso “signor W.H”.

Libertini libertine – Avventure e filosofie del libero amore da Lord Byron a George Best, Liberilibri, a cura di Cesare Catà. Omero, Esiodo, Byron, Saffo, Franco, Behn, Sexton, Ovidio, Casanova, De Sade, Porete, Shakespeare, Wilde, Offray de la Mattrie, Vanini, Lord Rochester. Il vocabolario definisce il libertino come un uomo di costumi licenziosi, di condotta disordinata, dedito ai facili amori: in realtà già di per sé il termine raccoglie molte altre sfumature, ma nel caso specifico di questo interessantissimo volume, oltretutto, non è nemmeno questa, quella che in realtà nel linguaggio e soprattutto nell’uso comune la più diffusa, l’accezione del lemma. Ci si riferisce in questo caso invece semplicemente, ammesso e non concesso che l’avverbio di modo possa essere ritenuto adeguato, a chiunque, uomo o donna che sia, creda di vivere e provi sulla sua pelle un amore troppo intenso per soggiacere alle regole imposte dal puritanesimo del contesto. Del resto che l’amore è tutto – e dunque non ha limiti – è tutto ciò che ne sappiamo, ed è altrettanto vero che le parole d’amore che due amanti si scambiano allacciandole insieme come le loro anime suonano ridicole a tutti gli altri che quegli amanti non sono, quelli che l’amore non provano, il mondo intero, quello al di là di chi quelle medesime parole le anela, desidera, aspetta, brama, ascolta, pronuncia, rivolge a chi rappresenta tutto il suo universo, l’unico per il quale prova interesse e per cui ritiene che valga la pena vivere: i novelli Paolo e le nuove Francesca, ognuno dal proprio punto di vista, che vengono citati nel volume curato con ammirevole e affascinante acribia da Cesare Catà, fermano, classe millenovecentoottantuno, a capo di una rubrica sull’Huffington Post, dottore di ricerca in Filosofia del Rinascimento, scrittore e performer teatrale, ideatore dei Magical Afternoon, lezioni-spettacolo sulla letteratura, saggista e collaboratore di università e centri di ricerca internazionali come la University of Hawaii di Honolulu, il Cusanus Institut di Trier, l’EPHE di Parigi e l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, rappresentano il libertino anche attraverso la loro arte come liberatore e come archetipo. Il libertino si oppone a regole che ritiene ingiuste, le combatte, le supera e sconfessa, è il primo ribelle. È disinteressato. Fa tutto con amore. E per amore. Da leggere e rileggere. Per imparare e riflettere.

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“Scarfiotti”

unnameddi Gabriele Ottaviani

Cinquant’anni fa, per la precisione sabato otto di giugno, mentre nel mondo le bandiere garrivano al vento della contestazione dello stato di cose, del sogno di libertà, speranza ed equità, in Germania, a Rossfeld, durante le prove del premio delle Alpi, la Porsche 910 guidata da Lodovico Scarfiotti, vincitore due anni prima del gran premio d’Italia per la Ferrari, casa automobilistica ora facente parte del gruppo FCA, che comprende anche la Fiat, di cui suo nonno, anche lui Lodovico Scarfiotti, era stato presidente all’inizio del ventesimo secolo, esce di strada. Il pilota muore. Violentemente e da giovane. Come il nonno. In Scarfiotti – Dalla Fiat a Rossfeld, ampio, solido e poderoso romanzo storico e insieme biografico, una vera e propria saga familiare che narra di passioni individuali e collettive, scritta assai bene, con cura e sentimento, da Paola Rivolta per Liberilibri, si raccontano in maniera chiara e approfondita le loro storie, e quella di Luigi Scarfiotti, deputato, industriale, gentleman driver, figlio dell’imprenditore Lodovico e padre dello sfortunato pilota. Da non perdere.

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“L’ignoranza e il malgoverno”

unnamed (1).jpgdi Gabriele Ottaviani

L’ignoranza e il malgoverno – Lettere a Liberty, Vilfredo Pareto, Liberilibri. A cura di Alberto Mingardi, ricercatore in storia delle dottrine politiche, autore di saggi e direttore generale del prestigioso Istituto Bruno Leoni. Vilfredo Federico Damaso Pareto è stato un sociologo, un ingegnere e un economista, liberale e liberista, politico militante ma al tempo stesso assai realista, in un contesto in cui il quadro appare desolante – non ci siamo granché evoluti, par di vedere, dai tempi di quello che per Pareto è il simbolo di tutte le strade che non si dovrebbero percorrere, ossia Francesco Crispi, alfiere di statalismo, militarismo e protezionismo –, vissuto a cavallo fra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, che si è interessato di economia politica, teoria dei giochi, matematica, statistica, filosofia: il suo nome è legato fra l’altro a un principio di natura statistico-empirica secondo cui di norma nel caso di un fenomeno il venti per cento delle cause determina l’ottanta per cento delle conseguenze, concetto connesso a ulteriori tematiche come per esempio la curva della distribuzione dei redditi. Tra il milleottocentoottantotto e il milleottocentonovantuno invia sei lettere, sinora mai pubblicate in italiano, alla rivista a stelle e strisce Liberty, nei confronti della quale Pareto aveva sviluppato un grande interesse in quanto il movimento anarchico americano, inteso come abolizionismo totale, vellicava assai la sua coscienza intellettuale e civile. Interessante, importante, significativo: da leggere.

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