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“L’evoluzione al femminile”

download.jpgdi Gabriele Ottaviani

In questo quadro si colloca l’evoluzione degli antenati dell’Homo sapiens che, per procurarsi il cibo, inventarono una nuova strategia di guerra: scoprire le debolezze dell’avversario e inventare un modo per fregarlo. Essi approfittarono della comparsa nel loro DNA di geni che non arricchivano la loro anatomia di una nuova struttura anatomica offensiva da usare sul campo di battaglia, ma di strutture anatomiche da usare a tavolino, cioè capaci di studiare il nemico, capirne i punti deboli e trovare modi per trarne vantaggio. E le nuove strutture anatomiche erano capaci di fare tutto questo in modo praticamente istantaneo, senza lasciar il tempo alle vittime di evolvere delle contro mosse. Fra i viventi era comparsa la “guerra lampo” che non lascia agli avversari il tempo di organizzare le difese. Come detto, il risultato fu raggiunto usando non tanto la forza bruta per superare le difese degli altri ma piuttosto le capacità di mettere in relazione fra di loro dei fatti, classificandoli come cause ed effetti, e di trarre insegnamento da essi. I nostri antenati divennero così capaci di dedurre come si sarebbe mossa una preda o dove fossero nascosti i tuberi di una pianta, riuscendo in questo modo a estrarre risorse dagli altri organismi, malgrado gli adattamenti che essi avevano messo in atto per proteggerle. I nostri antenati si inventarono così una professione, una nicchia dell’ecosistema, che non era mai stata occupata prima. Nella lotta per l’approvvigionamento alimentare fra specie, la loro strategia fu quindi paragonabile all’invenzione di un’arma che fino ad allora non era mai esistita e dalla quale gli altri viventi non erano attrezzati a difendersi. Essa ebbe gli stessi effetti che avrebbe avuto la comparsa di un aeroplano in un assedio medievale: le mura, i fossati, la pece bollente… tutte le strutture difensive dell’epoca non solo diventavano inutili al momento dell’attacco, ma non potevano neppure essere integrate da difese più efficaci, in tempi brevi.

L’evoluzione al femminile – Il contributo delle femmine all’evoluzione dell’Homo sapiens, Bruna Tadolini, Pendragon. Non si capisce come qualcuno possa pensare che il mondo possa progredire senza donne. E non solo perché come dice Barbara Alberti il mondo non finirà mai perché le donne lo raccontano. Ma, banalmente, chi genererebbe i figli? E allora perché considerarle, in passato e ancora, purtroppo, tragicamente, in certi casi perfino in questi nostri tempi che dovrebbero essere illuminati, individui e cittadini con minori diritti? Quando non addirittura proprietà… Com’è possibile che siano pochi gli uomini, per cui le opportunità di accedere al potere, dato che di norma trascurano di occuparsi di altri indispensabili settori della vita quotidiana, sono maggiori, a reputare come un delitto compiuto anche ai danni di loro stessi la violenza sulle donne? Com’è possibile che i provvedimenti legislativi per punire chi si macchia di certe azioni abbiano un iter parlamentare spesso e malvolentieri molto più che semplicemente farraginoso? Nessuno pensa alle proprie madri, sorelle, amiche, mogli? La società non esiste senza il contributo, finanche, per non dire in primo luogo, genetico, di ognuno, e l’umanità, che dovrebbe essere sapiens per definizione, non può trascurarlo: Bruna Tadolini porta a compimento una brillantissima esegesi ad amplissimo spettro dell’evoluzione partendo dal punto di vista femminile. Da non perdere.

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