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“Grounding Griffin”

di Gabriele Ottaviani

Il dolore divenne insopportabile…

Grounding Griffin, Lucy Lennox, Triskell. Traduzione di Natascia Gandini. Griffin è un uomo ferito e fragile, nonostante le apparenze, e non ha il benché minimo desiderio nemmeno di ammettere a livello ipotetico l’idea di impegnarsi in una relazione stabile, duratura, sera, vera e propria, profonda, che vada oltre l’effimero. E con tutti i suoi pregiudizi figurarsi se può fargli cambiare idea un barista. Bello più del sole, per carità, e senza dubbio molto più brillante di quel che sembra, ma… Intrigante.

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“Jumping Jude”

Cover500di Gabriele Ottaviani

Per la milionesima volta rimasi colpito da quanto lo amavo. Era incredibile. Il corpo di un Marine con la dolcezza di un gattino. Volevo che restasse con me così tanto da togliermi il fiato, ma non potevo continuare a vivere all’oscuro e con la paura…

Jumping Jude, Lucy Lennox, Triskell, traduzione di Natascia Gandini. Fare coming out è importante in primo luogo perché rende liberi. E liberi significa anche non ricattabili. Jude invece è sotto scacco. Il suo ex vuole dire a tutti che al divo del country, che non è esattamente la musica più ascoltata a Stonewall e zone limitrofe, piacciono i maschi. Del resto quell’uomo è un folle, per questo lo ha lasciato. Non l’avesse mai incontrato sarebbe stato ancora meglio, ma di rado la vita va secondo i piani. È il motivo per cui ha una guardia del corpo, un ex marine dannatamente sexy ora costretto a fargli da babysitter. La tensione erotica che c’è tra di loro però è troppo forte, la passione irresistibile, e… Intrigante.

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“Anima e corpo”

Cover500di Gabriele Ottaviani

Guardaci insieme, guarda cosa mi fai fare…

Anima e corpo, Lucy Lennox, Sloane Kennedy, Triskell edizioni. Traduzione di Andrea Dioguardi. Esplicito, sensuale, intrigante, intenso, avvincente, coinvolgente e convincente, il romanzo è la storia di Oz, che vuole dimostrare a tutti di non essere solo bello ma anche intelligente. Siccome però non riesce nell’impresa di costruirsi un futuro con le sue sole forze, bensì è costretto a chiedere aiuto al suo vicino, che lo attrae ma che sembra invece non provare assolutamente nulla per lui, lo sconforto pare impossessarsi di lui. Come sempre, però, niente è come appare: nel frattempo Jake, in fuga da un passato doloroso, sta infatti cominciando a considerare l’ipotesi di poter tornare a essere felice, ma… Da leggere.

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“Taming Teddy”

81xzMAoulAL._AC_UL320_ML3_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Teddy mi osservò con un lato della bocca sollevato. «Quindi, per fare chiarezza, non vuoi fare sesso con qualcuno di serio, ma non vuoi fare sesso neanche con qualcuno che non sia serio. Non vuoi impegnarti, ma non vuoi una scappatella di una notte. Capisco.» «Perché stiamo parlando di questo?» borbottai. «Solo per capire, perché non ti piace il sesso?» Il suo sorriso si allargò. Quel bastardo arrogante. «Mi piace il sesso! Amo davvero il sesso. Non voglio semplicemente avere a che fare con l’uomo in carne e ossa e tutte le conseguenze.» Ridacchiò. «Ora iniziamo a ragionare. Hai deciso di diventare eterosessuale. Capisco. Magari un taglio di capelli e una sbarbata. Pantaloni cachi e una camicia blu. Sì, etero ti si addice.»

Taming Teddy, Lucy Lennox, Triskell, traduzione di Natascia Gandini. Teddy ha sempre preferito il lavoro all’amore. Del resto non si diventa un fotografo dal palmarès formidabile se si rimane imbrigliati in lacci e lacciuoli, fermi in un unico posto. È per questo che arriva fino in Alaska, sotto il portico dell’inizialmente restio a farsi fotografare – ma anche a trovarsi un vero e proprio mangiatore di uomini, lui che si è sempre visto come un tipo da matrimonio, tra le lenzuola sempre più stropicciate per i torridi amplessi – James Marian, il dottore che sussurra alla natura, e che… Brillante e divertente.

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“Sani e salvi”

810q9aKugAL._AC_UL320_.jpgdi Gabriele Ottaviani

«Piccolo, stai bene?» domandò ancora, prendendomi la mano e strofinandola con le dita quasi avesse voluto scaldarla. Sperai ardentemente che non notasse quanto ce l’avessi sudata e appiccicaticcia, come d’altronde ero in tutto il resto del corpo. «Sì, no, sto bene. Scusa,» risposi. «E tu stai bene?» Aiden seguì la direzione del mio sguardo. Edward e la moglie se n’erano andati da un pezzo. «Sì,» mormorò. «Non volevo metterti a disagio. Scusami davvero.» «Ti va di parlarne?» chiesi. Si capiva che non voleva, ma invece di dirmelo annuì, poi si armò di coraggio, fece un respiro e bevve un sorso di vino. «Mi ha dato la colpa per quello che è successo a Danny. Ok, sapevo che l’avrebbe fatto visto che non ho detto a nessuno cos’è successo veramente, ma…» «Avevi comunque bisogno di lui per rassicurarti che non fosse colpa tua,» suggerii. A Aiden scappò una risata amara. «Da pazzi, eh? Anche se mi sentivo responsabile, non volevo che lui mi biasimasse.» Mi rincuorò che parlasse della sua colpa al passato, ma tenni quel pensiero per me e, giocherellando con le sue dita, dissi: «No, Aiden, non è da pazzi. «Non avete mai parlato di cos’è successo quella notte?» «Non ci siamo più rivolti la parola.» «Come?» domandai. «È rimasto dopo il funerale il tempo necessario per dirmi che era colpa mia se Danny era morto, dopodiché se n’è andato. L’ho visto solo un’altra volta, sulla sezione società del giornale, quando ha trovato una nuova moglie trofeo per sostituire la modella precedente.» «Avete sempre avuto un rapporto così?» Aiden scosse la testa. Rimase in silenzio quando la cameriera arrivò con i piatti. Infilzò il cibo con la forchetta, ma non cominciò a mangiare. «In realtà quando ero piccolo eravamo molto legati. Certo, era preso dal lavoro, ok, ma faceva del suo meglio per ritagliarsi un po’ di tempo per me e Danny. Ma quando ha scoperto che mia madre lo tradiva, è andato tutto a scatafascio.» «Non è stato presente?» chiesi. «Ci ha provato, ma credo non fosse facile per lui stare attorno a mia madre e Keith, il tipo per cui lei lo aveva lasciato. In sostanza si è buttato a capofitto nel lavoro. Andava tutto bene quando lo vedevamo nei weekend e simili, ma lui non era più lo stesso. Poi Danny è morto e…» Aiden scosse la testa, ma non finì la frase. «Ha detto che ha cercato di farsi sentire…» dissi piano. Aiden infilzò una patata. «Eh sì, dall’anno scorso più o meno. Chiamate in ufficio, perlopiù. Per chiedermi di incontrarlo… diceva che c’erano cose di cui voleva parlarmi.» «Ma non l’hai più richiamato.» «A che scopo? Per sentirmi dire ancora che cazzata ho fatto?» «Forse vuole provare a rimediare.» Aiden si mise a tagliare la bistecca. «Poco importa, è troppo tardi,» mormorò. Si fermò, mise giù le posate. «Scusa.» «Non scusarti,» lo rassicurai. «Ti capisco.» Ripensai a Billy e a tutte le volte in cui avrei voluto che si scusasse per davvero. Anche se per qualche miracolo fosse spuntato dal nulla e si fosse messo in ginocchio per chiedere di cuore di perdonarlo, implorandomi, dubitavo che avrei mai accettato il suo pentimento. Quindi era ovvio che non potessi biasimare Aiden per la sua rabbia. Aveva passato qualcosa che nessun ragazzo dovrebbe vivere e, nonostante la perdita, i suoi genitori avrebbero dovuto capire che avevano il compito di abbracciare il figlio rimasto, non di allontanarlo per qualcosa che, a prescindere dalle circostanze, non era colpa sua. E suo padre aveva fatto peggio ancora. Aveva incolpato un figlio per la perdita dell’altro prima di cancellarlo del tutto dalla propria vita. Non c’era da stupirsi che Aiden non avesse soltanto il fardello della morte di Danny sulle sue spalle. Com’era prevedibile, lui spostò la conversazione su di me, ricoprendomi di lodi per la mia performance di quella sera. Mi costrinsi ad accantonare i pensieri su Billy per concentrarmi sull’uomo che avevo di fronte. Trascorremmo il resto della cena parlando del più e del meno, e quando giunse l’ora di andarcene dal ristorante, Aiden mi cinse le spalle con il braccio e mi si avvicinò all’orecchio con le labbra. «È il momento giusto per ricordarti che stanotte mi devi non uno, ma ben due pompini?» Ebbi un brivido di piacere all’idea, poi girai la testa quanto bastava per incontrare le sue labbra. «Come se mi servisse il promemoria, genio. Secondo te perché non ho voluto il dolce?»

Sani e salvi, Lucy Lennox, Sloane Kennedy, Triskell, traduzione di Andrea Dioguardi. Aiden è un vincente. È ricco. È bello. È di successo. È libero come l’aria. Non c’è uomo che gli resista, anzi, lui non deve fare nulla, sono gli altri che direttamente si gettano, e non è un’iperbole, ai suoi piedi. Nessun impegno, no strings attached, solo il godimento sempre nuovo, diverso e appagante d’una notte. Eppure spesso quando pensi di avere tutto in realtà hai proprio poco, e il destino ha deciso qualcosa di diverso per te, di farti incontrare l’amore vero dall’altro lato del bancone di un bar che frequenti d’abitudine e dove un ragazzo fragile sta cercando salvezza e indipendenza, in primo luogo economica, per poter fuggire alle vessazioni di un compagno violento. E tu, che sei sempre apparso superficiale, hai occasione di mostrare la tua reale generosità e di aprirti con qualcuno che forse davvero può capire l’angoscia che provi, anche se a uno sguardo distratto non può sembrare niente di meno che assurdo il fatto che qualcosa possa rabbuiarti: ma in verità tu vuoi salvare per essere salvate… Chi però s’è scottato col fuoco ha paura anche dell’acqua, e diffida: ma si può resistere alla ragione del cuore? Intenso.

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“Borrowing Blue”

51NcyzTYCNL._SY346_.jpgdi Gabriele Ottaviani

Avrei potuto ascoltare Tristan parlare per tutta la notte. Il solo riverbero profondo della sua voce mi cullava come fosse una sorta di canto di sirena. La notizia che forse fosse bisessuale mi spedì dei brividi lungo il corpo, e dovetti reprimere il mio entusiasmo. Dovevo ricordare a me stesso che probabilmente mi aveva visto come lo sfigato patetico che mi sentivo di essere, nonostante le sue parole rassicuranti. E anche se non fosse stato così, non è che l’esperienza di un pompino al college con un compagno di stanza fosse paragonabile all’essere preparati a vivere del tutto come un uomo gay. La vita non funzionava così. E io mi sarei trasferito a Londra a breve

Borrowing Blue, Lucy Lennox, Triskell, traduzione di Natascia Gandini. Talvolta capita che mentre ce ne si sta tranquilli per i fatti propri si palesi all’improvviso qualcuno dal proprio passato. per esempio qualcuno che ci ha fatto una corte spietata e poi dalla sera alla mattina è scomparso. Qualcuno che diceva che non voleva una storia e invece si presenta a braccetto col suo nuovo fidanzato. Qualcuno che si sperava fosse diventato come meritava terra per ceci e invece è ancora purtroppo capace di respirare autonomamente. Blue un giorno incontra il suo ex. Col nuovo marito. Non vuole assolutamente che l’antica fiamma pensi che non se ne sia fatto una ragione. Che non sia andato avanti. E così lo fa ingelosire con uno sconosciuto al bancone del bar. Ignoto che è decisamente disponibile a proseguire la conversazione, se così si può dire, anche tra le lenzuola. Il problema è che stanno per diventare parenti, dunque, forse… Leggibile, fresco, brillante.

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“Persi e ritrovati”

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«Cosa vuol dire che dobbiamo aspettare?» domandai, impaziente. Scandagliai il cielo sopra il passo di montagna davanti a noi e mi sembrò tutto a posto. Certo, c’erano dei fulmini, ma si notavano a malapena. Non capivo perché Xander dicesse che non potevamo attraversare il passo per quel motivo. «Non è sicuro, Bennett. I lampi colpiscono gli oggetti più alti, e saremmo noi gli oggetti più alti. Un passo di montagna è il luogo peggiore in cui trovarsi durante una tempesta di fulmini,» rispose, togliendosi lo zaino. Si appoggiò a un albero e rimosse l’elastico per capelli, sciogliendo la sua chioma meravigliosa. Desideravo affondare le mani in quel morbido intrico di onde. «Pensavo che fosse pericoloso stare vicino agli alberi, quando ci sono i fulmini,» borbottai io, osservando il fitto intrico di pini che ci circondava. Mi tolsi anch’io lo zaino e lo lasciai cadere a terra. Stavamo camminando da ore e, al contrario di quanto avevamo fatto con i ragazzi, avevamo tenuto un’andatura molto più spedita e il percorso era più arduo. Sapevo che tutte le soste che Xander aveva voluto fare non erano state per il suo bene, e la cosa mi aveva fatto incazzare. Per qualche strano motivo, su cui non volevo indagare, volevo che mi vedesse come un suo pari… soprattutto lì. Nel suo mondo. «Bennett, riprendi fiato per un minuto,» disse, gentile. Se me lo avesse detto con fare incazzato mi sarebbe andato bene. Ma la certezza che fosse esattamente come pensavo – che lo stesse facendo per il mio bene – mi fece andare fuori dai gangheri. Risollevai lo zaino e risposi: «Smettila di perdere tempo, cazzo.» Poi marciai verso lo spiazzo aperto davanti a noi. Lo ignorai quando gridò il mio nome, ma non potei fare lo stesso quando mi afferrò per il braccio. «Che cazzo stai facendo?» urlò, tirandomi indietro. «Lasciami!» sbraitai, voltandomi per spingerlo via. Ma lui era più forte di me e mi riportò facilmente nel bosco, dove mi sbatté contro l’albero a cui si era appoggiato poco prima. «Ti ho detto che è pericoloso!» sbottò. «E io dico che è una cazzata,» ribattei. «Smettila di farmi da tata, Xander. Hai messo in chiaro le cose, va bene!» «Quali cose?» Le sue dita mi affondarono nella carne…

Con un titolo che ricorda un mare di canzoni, tra cui forse quella che per prima sovviene alla mente è quella dei Gabin con Mia Cooper, Lost and found, ossia Persi e ritrovati, come sanno essere solo certi legami, di Lucy Lennox e Sloane Kennedy per Triskell (traduzione di Francesca Bernini), dà inizio a una nuova serie che promette di essere piuttosto avvincente: sono passati infatti ben quindici anni da quando Xander ha vissuto la notte più orribile della sua vita. Ha chiesto aiuto al suo migliore amico e quello, che gli aveva promesso di restargli sempre accanto, ha fatto proprio il contrario di ciò che gli aveva giurato. La ferita è stata tremenda, ma il tempo forma calli e cicatrici, ci si indurisce e rinforza, si cerca di andare avanti, di rimettersi in sesto: ma quando la vita ci rimette dinnanzi a chi abbiamo amato e perso, anche tre lustri sono niente, lo spazio di un sospiro, il tempo di un rimpianto, di un rimorso, del dolore della nostalgia. Bennett, con tutto il suo carico di problemi irrisolti, è di nuovo di fronte ai suoi occhi, e… Emozionante.

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