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“Leggere il Corano nel deserto”

6591378.jpgdi Gabriele Ottaviani

Bisogna fare attenzione a domandarsi quale grado di compatibilità esista fra una società cosiddetta musulmana e una società cosiddetta occidentale. Voglio dire, quando le società si incontrano – e nello stesso momento si scontrano – non è che esse siano dei puzzle che si possono mettere insieme così, architettandole a capriccio. Come una manciata di pezzi di lego.

Leggere il Corano nel deserto, Khaled Fouad Allam e Marco Alloni, Aliberti. Un libro importante, specie di questi tempi. Perché non è semplicemente un dialogo fra due intellettuali – l’uno, algerino naturalizzato italiano, un sociologo, editorialista ed ex deputato di centrosinistra, scomparso improvvisamente lo scorso dieci di giugno, l’altro uno scrittore, residente al Cairo – che stimola interrogativi e riflessioni, il che già di per sé lo renderebbe un’opera di pregio. Quello che colpisce maggiormente infatti è che appare una straordinaria preghiera pronunciata anche per chi non crede, un invito alla coscienza e alla civiltà.

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