Libri

“Le pianure”

copertina-sito-murnane-500x667.jpgdi Gabriele Ottaviani

Non solo i miei anni di letture, ma le mie lunghe conversazioni con gli uomini delle pianure, e perfino con il capo di questa famiglia, il mio imprevedibile mecenate, che ormai entra nella biblioteca solo per ammirare le tavole a colori nelle storie di certi stili di ceramica, mi garantiscono che la gente, qui, concepisce la vita solo come un altro genere di pianura. Loro non sanno che farsene delle banali chiacchiere sul passare degli anni come un viaggio, o di cose del genere. (Quasi ogni giorno ho la conferma, con sorpresa, di quanto siano pochi gli abitanti delle pianure che abbiano effettivamente viaggiato. Anche nella loro Età dell’Oro, il secolo delle grandi esplorazioni, per ciascun pioniere che trovava il modo di arrivare in qualche nuova regione, erano decine e decine gli uomini che diventavano altrettanto famosi descrivendo i loro angusti distretti come se fossero perfino al di là della più lontana delle nuove terre appena scoperte). Nelle loro parole e nelle loro canzoni, tuttavia, alludono di continuo a un Tempo che converge su di loro, o da loro si allontana, come una pianura tanto familiare quanto formidabile. Quando un uomo riflette sulla propria gioventù, la sua lingua sembra riferirsi più spesso a un luogo che alla sua assenza, e a un luogo libero da qualunque idea di Tempo come velo o barriera. Questo luogo è abitato da persone che hanno il privilegio di poterne identificare la peculiarità (la qualità che ossessiona gli abitanti delle pianure come il concetto di Dio o dell’infinito hanno ossessionato altri popoli) con la stessa prontezza con cui l’uomo del presente potrebbe cercare di cogliere l’identità specifica del luogo dove abita lui. Si insiste molto, ovviamente, sul fallimento di ognuno – del giovane come dell’uomo del presente – di comprendere l’unicità della propria situazione…

Le pianure, Gerald Murnane, Safaràtraduzione di Roberto Serrai. Prefazione di Ben Lerner. Pubblicato per la prima volta trentasette anni fa, è senza dubbio il libro a cui è connessa la maggior parte della fama, ancora troppo ridotta, soprattutto alle nostre latitudini, da cui è baciato Gerald Murnane, autore dalla potenza epica, evocativa e immaginifica di straordinaria significatività: qui, edificando il mito metafisico dei grandi spazi del cosiddetto continente nuovissimo, l’Australia dai mille volti che i colonizzatori sfruttarono in primo luogo per lo più solo come bacino di materie prime cui attingere con protervia e come colonia penale, narra la storia di un giovane cineasta che vuole, dopo aver presentato il progetto ai latifondisti, uno dei quali lo accoglie nella sua tenuta affinché possa attingere alla sua immensa biblioteca per redigere la sceneggiatura, far conoscere le misteriose e remote pianure. Ma… Sontuoso.

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